Per Banca D’Italia calo di produttività e innovazione sono collegati….vediamo come


A conferma di quanto scrivo da anni, la Banca d’Italia in questo report denominato “Il gap innovativo del sistema produttivo italiano: radici e possibili rimedi”, offre spunti interessanti, anche se ormai noti.

Cito parte del sommario introduttivo perché qui si evidenziano già molti aspetti che congiuntamente creano il gap di produttività:

“Il ritardo dell’Italia nell’attività innovativa rispetto ai principali paesi industriali risente della frammentazione del sistema produttivo in molte piccole imprese che hanno difficoltà a sostenere i costi elevati insiti nella ricerca e sviluppo e ad assumersene i rischi. Vi si sommano carenze di capitale umano nelle funzioni manageriali e di ricerca e un’eccessiva flessibilità dei rapporti di lavoro che riduce l’incentivo a investire in attività di formazione.”

Frammentazione del sistema produttivo: il tessuto delle aziende è decisamente padronale e spesso famigliare. Molte sono anche grandi ma mantengono una decisa impronta feudale nella gestione, per cui lo spazio dato ai manager, professionisti nella gestione dell’impresa, è minima se non nulla. Le aziende non crescono perché hanno difficoltà a gestire i costi della forza lavoro, quindi mantengono la flessibilità non creando affiliazione, e questo impedisce anche la crescita culturale dell’azienda stessa attraverso le sue persone.

Secondo la definizione proposta dall’OECD nel Manuale di Oslo (OECD, 2005) e adottata dall’Eurostat nella European Community Innovation Survey (CIS), l’innovazione va distinta tra innovazione di prodotto, di processo, di marketing e organizzativa. Il report in realtà fa riferimento solo al tema della ricerca e sviluppo, gli spunti però sono riferibili anche agli altri aspetti dell’innovazione.

Specializzazione settoriale: Nel caso dell’Italia, il ritardo innovativo rispetto agli altri principali paesi europei è imputabile, in parte, a una specializzazione settoriale sbilanciata verso produzioni tradizionali a basso contenuto tecnologico.

La dimensione dell’impresa: Nell’indagine Istat (2010) la probabilità di presenza di un sito web, l’intensità di utilizzo della rete, la diffusione di applicazioni software gestionali avanzate (ERP e CRM), il ricorso agli acquisti e alle vendite on-line crescono all’aumentare della dimensione di impresa. In Italia la dimensione media di impresa è di circa 4 addetti, un dato inferiore non solo alla Germania (13,3) e al Regno Unito (11,1), ma anche alla Francia (5,8) e alla Spagna (5,3). Si tratta di un dato strutturale che non dipende, se non in minima parte, dalla composizione settoriale dell’attività produttiva: come evidenziato nella tavola 7, il nostro paese presenta una dimensione media inferiore a quella delle altre principali economie europee in quasi tutti i settori manifatturieri. Come mostrato in Banca d’Italia (2010b), lo scarto dimensionale complessivo delle imprese italiane rispetto alla media della UE-15 è attribuibile quasi esclusivamente alle differenze nella dimensione all’interno dei settori.

Struttura proprietaria e manageriale dell’impresa: Appare plausibile l’ipotesi che le imprese familiari presentino in media un maggiore livello di avversione al rischio, quale conseguenza della sostanziale coincidenza tra patrimonio familiare e di impresa, con effetti negativi su crescita, investimenti, internazionalizzazione e innovazione. Le imprese familiari tendono ad avere una minore propensione a ricorrere a management esterno, anche quando scarseggiano le risorse manageriali all’interno della famiglia proprietaria. Queste caratteristiche, poco penalizzanti in periodi di crescita stabile e regolare, possono costituire uno svantaggio più rilevante quando il sistema economico è soggetto a shock esterni e richiede una forte capacità di innovazione e rinnovamento. Secondo i dati del campione EFIGE, le imprese italiane che fanno capo a una famiglia proprietaria sono l’86 per cento, un dato superiore a quello che si registra in Francia (80 per cento), in Spagna (83) e nel Regno Unito (81), inferiore a quello tedesco (90 per cento). Tra queste imprese, quelle che hanno un amministratore delegato appartenente alla famiglia sono oltre l’80 per cento in Italia e in Germania.

La peculiarità italiana diventa evidente quando si isolano le imprese familiari in cui tutto il management è espressione della famiglia proprietaria: queste sono due terzi in Italia, contro un terzo in Spagna, circa un quarto in Francia e in Germania, soltanto il 10 per cento nel Regno Unito. Per quanto riguarda le pratiche manageriali, l’Italia presenta la percentuale più alta di imprese a gestione “accentrata” (85 per cento) e quella più bassa di imprese che utilizzano sistemi di remunerazione individuale incentivanti (16 per cento).

image

La qualità della forza lavoro: sul complesso delle imprese manifatturiere, e prescindendo dalla specializzazione settoriale, l’Italia è, anche per questo indicatore, il paese maggiormente in ritardo con una quota media di laureati pari al 6,5 per cento, 2 punti percentuali in meno rispetto alla Francia e al Regno Unito, 4 rispetto alla Spagna e quasi 5 rispetto alla Germania.

image

In sintesi

La ridotta dimensione aziendale, una struttura manageriale molto incentrata sulla famiglia proprietaria, l’adozione di pratiche gestionali che lasciano relativamente poco spazio alla delega e all’autonomia decisionale, un basso livello di capitale umano sono caratteristiche del sistema produttivo italiano che si associano a una bassa propensione all’innovazione.

Si però come se ne esce? Fin qui la diagnosi e le cause, ma la cura quale potrebbe essere? se ci fosse?

Il report nella seconda parte tratta delle azioni che si dovrebbero attuare per superare il gap descritto, che vanno da azioni sul mercato del lavoro, al sistema finanziario, passando per l’istruzione e la pubblica amministrazione. Lascio a voi la lettura, non credo però che vedremo significativi cambiamenti nei prossimi anni, considerando l’ampiezza delle azioni.

E’ fondamentale però che gli imprenditori prendano coscienza dei problemi presentati e cerchino di superarli nella propria azienda per creare un ambiente produttivo ed innovativo, quindi dalla diagnosi si traggono i veri insegnamenti. Dobbiamo chiederci, la mia azienda è strutturata per innovare?, ha il giusto DNA?, ha le persone e l’organizzazione giusta? e la Formazione? Parliamone….

Una occasione unica per presentare le proprie competenze e soluzioni, nel panorama Microsoft


Technicalconferences è la prima organizzazione italiana specializzata in conferenze di alto profilo tecnico sui prodotti Microsoft. Nel 2012 e 2013 il programma presentato è pieno di novità, anche per l’uscita di molti nuovi prodotti Microsoft. Da Windows 8 a SharePoint 2013, che arriva insieme a Office come le ultime volte, l’organizzazione ha creato un formato di conferenze a pagamento vincente anche per il mercato italiano.

imageLa scelta di Technicalconferences è una scelta coraggiosa nel panorama economico attuale, perché le conferenze sono a pagamento e il prezzo della partecipazione è adeguato al livello della formazione che viene proposta. Si viene a creare però un circolo virtuoso che da un po’di anni fa si che alle conferenze partecipino sempre le persone che ci si aspetta, e con un livello di interesse nelle sessioni e nelle soluzioni presentate molto alto.

La formazione tecnica è indispensabile oggi più che mai perché solo attraverso l’innovazione si spezza il decadimento di produttività nelle aziende. La formazione tecnica su Microsoft è poi la più adeguata proprio per risolvere i problemi legati ai processi di collaborazione tra le persone che permettono di creare il maggiore valore e risparmio nelle nostre imprese.

Evento

Date di svolgimento

Windows Developer Conference 2012

23-24 Ottobre 2012

Windows Server Conference 2012

25-26 Ottobre 2012

SharePoint Future 2012

27 Novembre 2012

SharePoint & Office Conference 2013

5-6-7 Marzo 2013

Virtualization & Private Cloud Conference 2013

Fine Marzo 2013

Unified Communication Conference 2013

Aprile 2013

SQL Server & Business Intelligence Conference 2013

Maggio 2013

imageTechnicalconferences ha scelto di catalizzare intorno ai singoli prodotti di successo di Microsoft un programma intero di conferenze dove i maggiori esperti italiani e internazionali spiegano ai partecipanti le migliori pratiche e soluzioni per utilizzare le nuove tecnologie. I partecipanti sono essi stessi esperti del settore che hanno una profonda conoscenza delle tecnologie presentate, e investono con le proprie aziende proprio per essere leader nel loro settore di competenza e servire al meglio il business con l’innovazione.

Da anno le conferenze tecniche di Technicalconferences hanno creato una comunità di esperti di alto livello sui prodotti Microsoft, grazie ai quali le aziende decidono i propri investimenti.

image

Technicalconferences è un marchio creato da imprenditori del settore che hanno scelto di “studiare” continuamente anche all’estero l’innovazione nel mondo del software e delle applicazioni prevalentemente legati a Microsoft. Le loro società sono: 5DLabs S.r.l.,  ASPItalia,  DevLeap,  EventHandler S.r.l.,  Factory Software S.r.l.,  Gaia S.r.l.,  GreenTeam S.r.l.,  iCubed S.r.l.,  Loader S.r.l.,  ManagedDesigns S.r.l.,  Pialorsi Sistemi S.r.l.,  Pulsar IT S.r.l.,  SolidQ S.r.l.,  ThinkAhead S.r.l. .

Le conferenze hanno ognuna un proprio budget ed i propri sponsor investitori, che in base alla specializzazione iniziano il progetto della conferenza, il cui formato è strutturato, ma in continua evoluzione per accontentare le esigenze sia dei partecipanti che degli sponsor. L’obiettivo de conto economico di ogni conferenza è il pareggio di bilancio e la salvaguardia del valore dei contenuti e delle competenze. Questo differenzia questa organizzazione da tutte le altre. Non ci sono obiettivi di business legati alle conferenze ma la ricerca di sponsor e principalmente legata a due fattori:

  1. Offrire la stessa possibilità di presentarsi ad altre società del settore che hanno un alto livello di specializzazione nel settore specifico, ma non hanno partecipato al nucleo base di investitori che hanno creato l’organizzazione delle conferenze
  2. Il raggiungimento del pareggio di bilancio e la possibilità di offrire contenuti e logistica di alta qualità organizzativa avendo a disposizione maggiori fondi

imageLa struttura delle conferenze permette a chiunque di co-investire in questo progetto di divulgazione attraverso delle attività di Sponsorship che sono molto flessibili e possono essere concordate con me, Silvio Filippi, che appunto sono lo Sponsorship Manager di tutte le conferenze di Technicalconferences.

Il modello è “democratico” nel senso che ogni società del settore può inserire la propria comunicazione all’interno dei siti delle conferenze e alcuni possono anche presentare le proprie competenze in sessioni parallele o postazioni visibili dai partecipanti alle conferenze, che quindi possono interagire con gli investitori e gli sponsor durante le giornate di studio.

Per diventare Sponsor e sostenitore delle conferenze tecniche maggiori informazioni le trovate qui, ma non esitate a contattarmi a questo indirizzo sponsorship.manager@technicalconferences.it

Il lavoro c’è se cambiano le competenze


Nel mondo Linkedin ha estrapolato i dati sull’occupazione per rivelare che in percentuale la crescita ha premiato soprattutto l’industria delle energie rinnovabili, in aumento del 49,2%, Internet del 24,6%, l’online publishing del 24,3% e l’e-learning del 15,9%. Dall’altra parte del grafico, preceduti dal segno negativo, ci sono i quotidiani (-28,4%), seguiti dal retail che cala del 15,5%, i materiali da costruzioni che scendono del 14,2% e l’automotive sotto del 12,8%. Management consulting, medical device, computer games hanno linee di crescita che puntano con decisione verso l’alto.

Interessante anche questo articolo del Sole 24 Ore che cita da una ricerca di IDC (scaricabile) 80.000 posti di lavoro in Italia e 13,8 Milioni nel mondo grazie al Cloud Computing entro il 2015. In quanto a distribuzione invece le PMI superano le grandi aziende questa volta.

In effetti il Cloud Computing è solo una delle aree dove le competenze si focalizzeranno nel futuro, ma tutto il mondo digitale sta portando ad una riconversione di competenze importante e necessaria dopo ogni crisi.

Il problema è che queste crisi nessuno la voleva ma sono inevitabilmente collegate al modello di crescita che la nostra economia ci impone. E la nostra economia è nata da teorie graficoche sono intrinsecamente sbagliate perché “forzano” crescita continua basata sul consumismo, mentre altre teorie non prevalenti ma molto più “umane” considerano che le necessità importanti da soddisfare non sono solo la creazione di ricchezza e benessere economico ma anche gli aspetti interiori dell’uomo, quindi rispetto alle montagne russe in cui viviamo prediligono un modello economico sostenibile con i ritmi della natura.

Per approfondire il tema dei ritmi temporali è da leggere il libro “Le guerre del Tempo” di Jeremy Rifkin. Invece per capire meglio la dinamica di quello che sta succedendo anche nel mondo del lavoro bisognerebbe avere avuto la fortuna di leggere un articolo apparso 2 anni fa, un po’ prima della crisi su  www.usemlab.com che dava presagi funesti già nel 2007 e non ha mai sbagliato nelle previsioni macroeconomiche anche perché si basa su un modello molto più attuale, anche se nato ai primi del 1.900 dalla scuola austriaca, di quello Keynesiano post 1929 che viene ancora insegnato nelle università di economia.

Provo a descrivervi cosa sta succedendo sulle competenze come lo aveva descritto il sito con “l’esempio del sushi”.ludwig_von_mises_t_shirt-p235989116229068331zjmwv_400

“….immaginiamo di essere su un isola tropicale in cui 100 indigeni vivono in perfetto equilibrio economico da secoli, lavorando il numero giusto di ore la settimana e godendosi il paesaggio, la famiglia e le relazioni. Gli indigeni vivono con il ritmo della natura, mangiano tutti ad esempio 5 sushi al giorno e ognuno partecipa alla produzione del cibo, ognuno si procura nel tempo libero quello che serve per la casa dalle ricchezze naturali dell’isola. Quindi le competenze sono cos’ distribuite mediamente 25 persone pescano con barche con le vele auriche come ancora oggi capita i quei paesi, 25 fanno manutenzione delle barche e le sostituiscono per usura, 25 coltivano il riso, 25 tagliano il pesce e preparano il sushi. Tutti vivono in armonia finché fa naufragio sull’isola sperduta un economista, portando con se una barca a motore. Sopponiamo che la lingua non sia un problema, e l’economista parlando con le persone le convinca che esiste la possibilità di migliorare la loro vita e la quantità di cibo utilizzando la barca a motore invece delle vele. Insegna a produrre benzina con etanolo e cominciando ad usare la barca a motore i pescatori sono più efficienti, aumenta la disponibilità di pesce così aumenta anche quella del riso e quelli che producono il sushi ne producono di più. Quelli che facevano manutenzione alle barche imparano a gestire e riparare per piccoli guasti il motore e produrre benzina da etanolo. Tutti ora sono più ricchi, mangiano 6 sushi al giorno poi 7 sushi al giorno e hanno sempre meno tempo da dedicare a se stessi ed ai propri effetti. L’economista poi senza fare niente riceve anch’esso 7 sushi al giorno per l’idea. Tutto va bene e la crescita di produzione è continua…finché dopo un po’  di anni nessuno sa più come si costruiscono e si riparano le vele , mentre il motore è tenuto bene perché è un valore importante per la comunità. Un bel giorno il motore si rompe irreparabilmente e mancando i ricambi….non si può più pescare, nessuno sa più costruire le vele, ripararle o navigare a vela. Da 7 sushi al giorno si passa rapidamente al razionamento del cibo, procurato con le poche barche ancora funzionanti e da poche persone anziane in grado di usarle…è la crisi, ci vuole un po’ di tempo in cui tutti mangiano meno di 4 sushi al giorno per trasferire le competenze e riequilibrarle in modo che si ritorni dalla pesca a motore a quella a vela ed il processo porta dopo anni la situazione alla stabilità precedente….”  Ovviamente potete immaginare che fine hanno fatto fare all’economista.

La morale della storia è questa: gli economisti, i governi, le banche dell’era industriale hanno per anni incitato alla crescita continua ed oggi stiamo pagando i conti, per avere modificato competenze stili di vita con il consumismo dei beni che allontana l’uomo dai ritmi della natura. La crescita continua non esiste, non sta scritto che il PIL e la ricchezza devono sempre crescere, sarebbe molto meglio la stabilità ma la ricchezza distribuita.

libroNon è una teoria che parte dal comunismo anzi è esattamente l’opposto, è la teoria del capitalismo liberista non governato da governi e banche centrali con la stampa della moneta e la gestione dei tassi di interesse….trovate tutto su www.usemlab.com

Quello che interessa qui è il concetto di cambio di competenze. Sia nel caso di evoluzione tecnologica che di regressione eventuale. Più velocemente si trasmettono le competenze, si creano nuovi mestieri o si riprendono mestieri antichi più in fretta si reagisce alla crisi e si ristabilisce un equilibrio economico, sperando che oggi le persone abbiano compreso che la crescita “drogata” dalle banche con i tassi di interesse e dalla stampa della moneta per favorire i governi (in primis gli USA) ha solo creato disastri.

Evento unico di formazione tecnica sul nuovo Database di Microsoft SQL server 2012 a Milano 28 29 Marzo


Vorrei segnalarvi questo evento unico di formazione tecnica in modo che possiate divulgarlo all’interno della vostra azienda.

image

Si tratta di un database è vero ma è la base su cui si appoggia lo SharePoint che utilizzate. Ogni volta che esce un nuovo database le applicazioni che si possono realizzare sono sempre più potenti, innovative e vicine agli utilizzatori per semplicità ed efficacia. Anche questa volta Microsoft ha migliorato il suo software con funzionalità importanti.

image

Quest’anno l’occasione delle SQL conference è particolarmente ghiotta perché sarà la prima conferenza in Italia di approfondimento tecnico su un prodotto basilare della piattaforma Microsoft. L’attesa è grande e finalmente a fine Febbraio sarà lanciato SQL Server 2012 «codename Denali».

Si tratta quindi di un rilascio molto importante, probabilmente il più importante da SQL Server 2005, nel segno della continuità (SQL Server 2005 segnò una discontinuità più forte per i servizi di Business Intelligence) e con un numero più grande di nuovi servizi e opportunità per tutti gli sviluppatori.

Per apprendere le novità di SQL Server 2012 sarà possibile partecipare al lancio virtuale dell’8 Marzo iscrivendosi QUI,  con molte sessioni di formazione introduttive e gratuite che saranno disponibili online sul sito di Microsoft.

Il 27 Marzo presso Microsoft a Milano  nel  Centro Congressi del nuovo Innovation Campus  a Peschiera Borromeo (Milano)  

Per un maggiore approfondimento su SQL server 2012 infine l’evento da non perdere è la Microsoft SQL Server & Business Intelligence Conference 2012, che si terrà presso la nuova sede di Microsoft il 28 e 29 marzo 2012

Per maggiori informazioni e per iscriversi SQL Conference 2012

Smart Grids energetiche, l’Italia all’avanguardia….


Ricollegandomi al post precedente sulla TRI (Terza Rivoluzione Industriale) è importante puntualizzare che non sono idee di un visionario ma la ricerca ormai è molto avanti su questo tema e la divulgazione è iniziata, come lo fu qualche anno fa per il Cloud Computing.

Anche il MIP del Politecnico di Milano nella newsletter ICT4executive, sull’argomento Internet4things ha aperto una campagna divulgativa importante su questo tema.

Sui siti della comunità Europea invece da tempo si presenta il progetto Smartgrids dell’energia che uno dei pilastri fondamentali della TRI.

Ci sono poi progetti in Italia molto interessanti come quelli di ENEL e lo SMART METERING su cui l’Italia può insegnare qualcosa. Con i suoi 32.1 milioni di contatori installati alla fine dello scorso anno (2008) il Bel paese risulta essere all’avanguardia nel panorama europeo e non solo. Lo rivela l’ultima ricerca condotta dagli analisti di Frost & Sullivan che mette tra l’altro in luce come sia l’Enel l’azienda più attiva e più avanzata in Europa in questo tipo di “rivoluzione”.

smart-grids

La Terza Rivoluzione Industriale


libro triDopo avere letto il uovo libro di Jeremy Rifkinla Terza Rivoluzione Industriale” ci si accorge che tutto quello che sta succedendo ha un senso ed una direzione. Non è detto che l’umanità ce la faccia questa volta, come non ce l’hanno fatta in passato molte specie vissute sulla terra, ma almeno qualcuno ci sta provando seriamente a salvare il pianeta, e non sono solo i “verdi” ma alcuni movimenti politici, governi e organizzazioni importanti. Leggendo una sintesi del Rifkin pensiero

ci si rende conto che siamo all’inizio di un cambiamento epocale nel modo di gestire l’economia, le relazioni, la politica, le organizzazioni…insomma come all’inizio del XX secolo con la seconda rivoluzione industriale, oggi siamo agli albori di un periodo di forte camrifkinbiamento ed innovazione. Allora furono il motore a scoppio e la radio a scatenare il cambiamento e la fonte energetica primaria, il petrolio, sostituì il carbone reduce dalla prima rivoluzione industriale del vapore.

La riflessione di Rifkin è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, della serie perché non ci abbiamo pensato prima!!  Per fare una rivoluzione industriale, che spazza via tutto il vecchio e cambia per sempre il modo di stare su questa terra in passato ci sono state convergenze nello stesso periodo di innovazioni importanti nelle fonti energetiche e nelle comunicazioni. Oggi siamo in uno di questi momenti storici. Le nuove fonti energetiche dovranno essere rinnovabili perché il petrolio è diventato “non conveniente” oltre che dannoso per l’ecosistema. Estrarre petrolio costa così tanto perché è stata superato il picco di disponibilità e stiamo andando verso l’esaurimento. Trovare nuovi giacimenti da sfruttare è costosissimo e quando si trovano non sono grandi come quelli che stiamo sfruttando ora e stanno per finire.

risparmio-energeticoQuesto provoca un innalzamento del prezzo del petrolio ogni volta che l’economia mondiale riparte. Quando il prezzo del petrolio supera 150$ al barile l’economia mondiale si raffredda. Questi cicli durano 3 o 4 anni ma portano inevitabilmente verso la fine di un ‘era. Quale sarà la nuova era? e come sarà organizzata? Questo ci spiega ampiamente Rifkin nel suo libro. La nuova era è quella delle energie rinnovabili, anche perché non abbiamo scelta. L’innalzamento di anche solo 2 o 3 gradi della temperatura globale provoca sconvolgimenti che portano a uragani, terremoti e freddi o caldi eccessivi che vivremo sempre di più nei prossimi anni, fino all’estinzione delle forme di vita come le conosciamo oggi e difficoltà per l’uomo. Tutte le prove le trovate spiegate nel libro. Non è catastrofismo ma realismo. Intanto L’Europa ha già varato un programma di cambiamento verso la TRI (Terza Rivoluzione Industriale) anche aiutata dai consulenti di Jeremy Rifkin, e diverse città e paesi anche in US si stanno convertendo a fonti di energie rinnovabili.

Queste però devono essere immagazzinate e distribuite, per questo la tecnologia ci aiuta, permettendo non solo ad ognuno di creare per se e per gli altri energia rinnovabile partendo dalla propria casa o azienda, ma di entrare in un mercato globale a rete dell’energia. La tecnologia informatica aiuta a gestire gli interscambi, i picchi ed i movimenti economici legati alla rete energetica distribuita ed il “gioco” è fatto.

Ci vogliono investimenti miliardari come quelli fatti dagli stati per le ferrovie, per le telecomunicazioni etc… ma ce la faremo, e l’Italia ha una posizione invidiabile per il sole, il vento e l’acqua che sono fonti di energia rinnovabile. Secondo Rifkin l’Italia potrebbe diventare il motore energetico dell’Europa invece oggi è la Germania che sta facendo le scelte energetiche più coraggiose con prototipi di Grid Energy e con la diffusione dell’auto elettrica.

Nel dicembre del 2008 l’UE ha adottato una strategia integrata in materia di energia e cambiamenti climatici, che fissa obiettivi ambiziosi per il 2020. Lo scopo è indirizzare l’Europa sulla giusta strada verso un futuro sostenibile sviluppando un’economia a basse emissioni di CO2improntata all’efficienza energetica. Sono previste le seguenti misure:

  • ridurre i gas ad effetto serra del 20% (o del 30%, previo accordo internazionale);
  • ridurre i consumi energetici del 20% attraverso un aumento dell’efficienza energetica;
  • soddisfare il 20% del nostro fabbisogno energetico mediante l’utilizzo delle energie rinnovabili.

imagesCAGE0SMHLa crisi in atto sta rallentando gli investimenti ed i programmi ma per tutti noi è una opportunità di cambiamento e l’energia rinnovabile può diventare una fonte di reddito per molte famiglie una volta che si sviluppa il modello rete.

Non sarà facile scardinare lo Status quo ed i poteri forti del petrolio e dell’automobile tradizionale ma è inevitabile e lo farà proprio la carenza di petrolio ed il suo prezzo. Intanto le organizzazioni verticali che sottendevano la struttura economica della seconda rivoluzione industriale lasceranno spazio alle organizzazioni a rete e democratiche che saranno inevitabili nella TRI.

Nelle comunicazioni invece la rivoluzione è la rete, ma questa è arrivata anche un po’ prima del previsto ed sta aiutando l’attuale regime energetico con i risparmi che realizza ad avere una agonia lunga.

Internet e la conoscenza ha già spazzato via molti regimi del mondo islamico e la rete permetterà l’emergere della nuova economia della collaborazione. Il Cloud Computing invece è secondo Rifkin ancora un modo per fare efficienza energetica della vecchia era, ma tant’è che ce lo porteremo dietro come esempio di risparmio di risorse anche nella nuova.

Buona Lettura.

Bell’articolo su Cloud…


Vi consiglio di leggere attentamente QUESTO ARTICOLO. C’è praticamente tutto spiegato in modo semplice, poco da aggiungere ma qualcosa da evidenziare:

La sezione relativa ai bisogni che cita così:

  • aumento dei ritmi e della velocità del lavoro, con la conseguente necessità di
  • massima tempestività: i mercati cambiano in fretta e per mantenersi competitivi è necessario avere strutture flessibili e scalabili;
  • necessità di condividere risorse e informazioni interne che devono essere integrate con dati provenienti dall’esterno;
  • attenzione sempre maggiore al proprio core business.

In realtà più che bisogni puntuali questi sono trend che esistono da un po’ di anni mentre normalmente siamo abituati a vedere solo i trend tecnolgici verso il cloud come :

  • La virtualizzazione
  • Le applicazioni multi tenant
  • i sistemi di billing evoluti delle risorse ICT
  • La diffusione della banda larga

Che non sono evidenziati nell’articolo.

Per quanto riguarda il ROI è interessante notare che la lista delle componenti descritte  nell’articolo è molto ampia:

  • eliminare o ridurre la gestione dell’infrastruttura IT
  • concentrazione sul proprio core business
  • facilità di gestione del budget
  • riduzione del supporto help desk
  • rapidità di deployment
  • scalabilità elevata e veloce
  • facilità di trovare il “taglio” giusto di servizio più adatto alle proprie esigente
  • riduzione della formazione per gli utenti
  • l’accesso da sedi diverse da quella aziendale
  • semplificazione delle infrastrutture interne:
  • aggiornamenti più frequenti e più graduali
  • esternalizzazione del rischio

E’ interessante come il tema della sicurezza sia stato interpretato come Esternalizzazione del rischio! E’ importante che le aziende comprendano che tenere i dati in casa su server non sufficiente protetti e aggiornati per mancanza di adeguati investimenti è di gran lunga più rischiose che metterli nei datacenter di operatori professionisti che sono protetti come dei bunker.

Speriamo che questo articolo sia un altro tassello che aiuta gli imprenditori e i decisori di business a rivoluzionare l’approccio verso il servizio ICT.

Previsioni di Business: oggi “cloud” 5 dicembre a Torino


Il 5 dicembre a Torino con un evento proveremo a spiegare agli imprenditori delle piccole e micro imprese locali come mai è il momento di cominciare ad utilizzare gli strumenti di Cloud Computing pubblico, con l’aiuto di Microsoft. Riprendo questo post che prova a spiegare come mai in Italia si perdono un sacco di opportunità di essere competitivi utilizzando la tecnologia informatica per ribadire ancora una volta che il “Cloud Pubblico” essendo gestito in buona parte fuori dall’Italia con una professionalità molto alta e senza “politica” garantisce a tutte le imprese di ogni dimensione di affittare servizi di qualità a prezzi competitivi per aumentare la propria produttività. Tali servizi sono finalmente a livello dei nostri colleghi di altri paesi proprio perché sono gli stessi che loro utilizzano e non sono quello che troviamo “sotto casa” offerti dalle varie “boite” tecnologiche più o meno open source che spesso approfittano dell’ignoranza tecnologica dell’imprenditore per fare strapagare servizi che di innovativo hanno ben poco.

Io spero che coloro che hanno il dubbio di strapagare servizi informatici è non avere il livello di produttività desiderato possa partecipare a Torino a questo evento in cui potrà scoprire un nuovo modo di fare informatica che si traduce ad esempio in Office 365 con cui per 5,25 € mese per persona chiunque può avere una casella mail di Exchange anche su Smartphone, videoconferenze professionali con Lync e una gestione documentale collaborativa con workflow e tutte le caratteristiche di alto livello di SharePoint.

Uno studio professionale con 5 persone può avvalersi con soli 315 € all’anno degli stessi servizi che utilizza Microsoft per i sui dipendenti o Fiat per i suoi con addirittura maggiori flessibilità nell’accesso perché attraverso Internet senza VPN, quindi senza accessi di rete privata, io posso vedere i mei dati da qualsiasi PC o Smatphone con la stessa sicurezza con cui consulto il mio conto corrente.

E’ una vera rivoluzione che gli imprenditori purtroppo non conoscono e spesso sono mal consigliati dai loro tecnici che evitano di informarli che esiste una alternativa a costi molto inferiori e con funzionalità molto superiori di quelle che loro stessi hanno venduto!!

Speriamo di incontrarvi numerosi il 5 Dicembre a Torino per approfondire insieme questi temi. Intanto iscrivetevi QUI

Perché l’Italia non sa sfruttare le opportunità offerte da ICT


Cito Zerouno: “Un recente studio del World Economic Forum rivela che tutti i principali parametri considerati mostrano l’Italia come un paese gravemente inadeguato e in ritardo nelle proprie capacità di sfruttare le opportunità offerte dall’Ict.” (articolo completo qui)

Secondo questo studio siamo al 51° posto su 138 paesi dove la top ten è la seguente

  1. Svezia
  2. Singapore
  3. Finlandia
  4. Svizzera
  5. Stati Uniti
  6. Taiwan
  7. Danimarca
  8. Canada
  9. Norvegia
  10. Corea del Sud

Ma perché?

I motivi sono tanti e storici: dalla perdita della ricerca e sviluppo, agli investimenti sbagliati negli anni passati, fino alla mancanza di fondi del periodo recente.

La realtà è che non siamo in grado di gestire la complessità tecnologica che l’innovazione informatica si porta dietro. O perlomeno, sembra che chi sa gestire i progetti complessi,  non lavora nell’ICT ma in altre aree di business, infatti ad esempio Impregilo pio è leader nelle costruzioni nel mondo, e abbiamo eccellenze in tutte le aree, ma non possiamo vantarne in area ICT.

Mi spiace per gli operatori del settore, come me, ma il problema sono loro o meglio siamo noi. Non siamo in grado di semplificare, delegare, e parlare il linguaggio del business quindi non solo sbagliamo nella scelta della tecnologia su cui investire privilegiando quella spesso più costosa per “andare sul sicuro” ma non sappiamo comunicarne al business.

Oggi però c’è una via di uscita per ridurre il gap di produttività e di utilizzo adeguato delle innumerevoli risorse tecnologiche a disposizioni delle aziende. il “Cloud Computing”, cioè l’informatica fatta dai professionisti internazionali, che si sono rivelati  più bravi di noi nella gestione di progetti complessi. Non ci resta che utilizzare i migliori servizi ICT che ci propongono via internet con questa nuova tecnologia.

Quindi dobbiamo solo attivare il servizio, imparare ad utilizzarlo e pagarlo mensilmente in abbonamento. Ogni complessità scompare, come con il cellulare, che al contrario  siamo bravi ad usare, perché tutta complessità tecnologica è gestita dai professionisti delle telecomunicazioni. Le aziende del futuro non avranno bisogno di centri EDP interni ma useranno a consumo i servizi ICT, come l’energia elettrica o il telefono, e questo futuro è iniziato ieri, per gli altri paesi, e spero inizi oggi per l’Italia.

Le persone di business senza competenza ICT avanzata potranno finalmente utilizzare i servizi ICT avanzati senza che i loro tecnici provvedano a gestire la complessità della infrastruttura. Questo è lo scenario ideale per le imprese italiane piccole e micro che mancano completamente di risorse adeguate a gestire l’innovazione tecnologica.

Speriamo che quest’ultima opportunità sia raccolta dai nostri imprenditori o la situazione non può che peggiorare.

E’ nata una stella, pardon…… una Skilla


La formazione che mancava, o meglio che pochi potevano avere ora c’è ed è a disposizione di tutti.

Skilla

image

Cloudea è partner di Skilla perché crede che in questo periodo di rivoluzione il cambiamento è accelerato se le persone imparano ad essere più dinamiche e flessibili e apprendono le “abilità” necessarie per comunicare nel nuovo mondo.

image

Oggi le aziende che non sanno comunicare con gli strumenti adeguati, e per certi versi la email è uno strumento vecchio, si trovano in una pessima situazione perché pur avendo buoni prodotti perdono di fronte ad aziende che utilizzano bene i nuovi strumenti e quindi hanno un vantaggio competitivo.

Il problema è grave perché avendo costi più alti di processo, poca innovazione e creatività e non attraendo i giovani talenti, si stanno costruendo una fossa, ma non si rendono conto che stanno sbagliando perché non riescono ad immaginare un modo diverso di comunicare da quello che utilizzano da anni.

Del resto anche quando l’invenzione della stampa diffuse i libri, coloro che non sapevano leggere e scrivere, facevano comunque affari ala vecchia maniera mentre coloro che sapevano leggere e scrivere lavoravano meglio ed essendo informati alla lunga ebbero più successo.

Ora le aziende sono a metà del bivio anche generazionale però in Italia le redini del potere sono ancora in mano a persone “analogiche”.

image

Skilla è una formazione multimediale che rivoluziona il modo di comunicare e fare formazione ed in quanto tale sarà immediatamente apprezzato dalle aziende che sanno innovare. Nasce dall’esperienza di Amicucci Formazione nelle grandi aziende italiane. Ora le PMI possono avvalersi di questi supporti formativi per migliorare il proprio capitale umano e raggiungere vantaggi competitivi esattamente come le grandi organizzazioni ma con investimenti limitati e finanziabili dai fondi di categoria.

Se volete avere informazioni su come sviluppare un progetto formativo finanziato con SKILLA e vederlo in azione contattaci attraverso questo modulo