Report sui rischi globali 2015 del WEF (World Economic Forum)


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Ecco i principali rischi per la nostra società globale segnalati ogni anno dal WEF nel report “The global risk report” . Nel 2015 il preso dei rischi Geopolitici è più alto che in altri anni, dove invece erano prevalenti i rischi ambientali.

Dal report che potete scaricare si legge:

“…The fragility of societies is of increasing concern, fuelled by underlying economic, societal and environmental developments A major driver of social fragility is rising socio-economic inequality within countries, although it is diminishing between countries. Among the members of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), the average income of the richest 10% has now grown to about nine times that of the poorest 10%. In other countries, the ratio is even higher: for example, more than 25 times in Mexico….”

Mentre infatti le differenze di ricchezza tra i paesi si sta assottigliando perché i paesi ricchi crescono meno mentre i paesi emergenti crescono di più, all’interno dei singoli stai le disuguaglianze tra i cittadini ricchi e quelli poveri aumentano a dismisura.

In realtà anche a livello globale la differenza di ricchezza tra le famiglie ricche ed il resto della popolazione sta aumentando però le tensioni sociali che si possono creare avvengono dentro uno stato di diritto quindi la maggiore preoccupazione è rivolta ai paesi dove maggiore è la disuguaglianza sociale. L’Africa fa storia a se perché non riesce ancora ad emergere dal punto di vista della ricchezza ed ha continue guerre interne che distruggono valore.

Tutti questi fenomeni di distribuzione della ricchezza e di ineguaglianza del capitalismo, dell’inutilità della crescita del PIL etc… sono descritti in un libro di 600 pagine che riscrive la storia economica delle nazioni ..” Il capitale del 21simo secolo di Tom Piketty “.

Qui troverete spiegate le dinamiche economiche dei capitali e delle ricchezze delle nazioni e delle famiglie dal 1700 ad oggi e le dinamiche di crescita decrescita dei paesi.

Le ingiustizie sociali e politiche create dal capitalismo incidono pesantemente sulle ricchezze delle nazioni creando situazioni paradossali in cui i singoli cittadini o gruppi di essi sono più ricchi ed hanno più potere di governi che dovrebbero agire nell’interesse di tutti. Quindi la democrazia sempre di più asservita al potere economico e non c’è apparentemente alcuna via di uscita.

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Una via per la libertà esiste…


Prima di capire che serve una via per essere liberi, bisognarebbe avere la consapevolezza che siamo, tutti o quasi, schiavi del sistema economico e politico in cui viviamo, che qualcun’altro ha creato per i propri interessi.

Tutta la cultura occidentale si basa sulla fede nella bontà del sistema capitalistico per la ricchezza ed il benessere delle persone, ma già quando negli Stati Uniti si stava scrivendo la costituzione democratica si ponevano consapevolmente le basi per una struttura oligarchica della società. La proprietà privata, gestita come lo è oggi, alla luce di quanto sta sucedendo e su basi scientifiche può solo portare all’accumulo della riccheza in poche mani. Oggi 81 super ricchi del mondo possiedono 1/2 della ricchezza del pianeta. I fondi di investimento Blackrock, Vanguard Group, Fidelity,Capital Word, State Street, T Rowe Associates, Berkshire Hataway, Goldman Sachs, e pochi altri posseggono una ricchezza in aumento che nel 2011 valeva 650.000 miliardi di dollari. Per fare la giusta proporzione lo stesso anno il PIL del pianeta era di 75.000 miliardi di dollari, 1/10 della ricchezza finanziaria in mano ai principali fondi di investimento globali.

Se si considera che gli stessi fondi posseggono le società di rating, in gioco è fatto. Declassare, investire, arricchirsi, inflazionare, creare prodotti finanziari elaborati, distribuire ai ricchi partecipanti al gioco, è quello che sta succedendo negli ambienti finanziari, fuori da ogni controllo governativo, dal momento che gli stessi governi sono soggiogati dal debito creato dalla loro incompetenza.

Le iniezioni di liquidità, che creano bolle speculative, i derivati che aumentano la massa monetaria globale e che sono venuti alla ribalta con i “titoli tossici” sono attività finanziarie all’ordine del giorno, per creare ricchezza per pochi dal nulla. Tutti gli altri vedono solo le briciole di questa ricchezza e subiscono l’effetto finale che è l’inevitabile inflazione continua. I prezzi aumentano sempre, come mai non diminuiscono? Solo quelli della tecnologia diminuiscono perchè la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti crea un effetto virtuoso. Tutti i prezzi aumentano senza apparente necessità. Ogni anno per vivere abbiamo bisogno di più soldi, noi che siamo i servi della gleba del nuovo “capitalesimo” neologismo descritto dal libro omonimo di Paolo Gila (ed. Boringhieri 2013).

Film come IN TIME rappresentano bene questo fenomeno, con l’allegoria del tempo che ci manca per morire e che diminuisce continuamente, perchè con i minuti acquistiamo le cose che ci servono per vivere e siamo pagati per il lavoro. Ma il prezzo delle cose che ci servono aumenta sempre quindi la lotta contro il tempo che diminuisce verso la morte, nel film è una battaglia persa. Noi oggi conosciamo bene l’aumento del costo della vita. Questo ci

costringe a vivere con la testa bassa per lavorare senza pensare, mentre qualcuno gode della ricchezza che produciamo e quando crediamo di avere raggiunto un po di ricchezza anche noi, tutto aumenta, e scoppia qualche bolla, qualche crisi creata ad hoc ci rimette sulla strada della soggiogazione al nostro destino di schiavi.

Meno male che l’Euro ci ha dato stabilità, sembra, ma è evidente che è stato creato per agevolare i grandi fondi di investimento nella loro attività di controllo dei Governi e delle politiche continentali. Oggi L’Europa ed in particolare l’Italia sono soggiogate dal debito pubblico, ma non sono esenti altri paesi con economie avanzate. I fondi possono decidere liberamente quale paese fare fallire, dove creare bole specuative semplicemente spostando i flussi monetari con un computer. Tutti gli investimenti sono governati da software in telligenti che eseguono milioni di transazioni automticamente in cascata, quindi creare una crisi è questione di volontà e di un click. Le leggi di regolamentazione sono fatte da Governi, ma i governi sono “posseduti” o “soggiogati” da interessi economici quindi non può esistere la democrazia. I governi stessi devono vivere e lottare per difendere il paese dal debito, dai fondi stessi, e permettere a se stessi ed al proprio popolo di sopravvivere, non nanno risorse per creare benessere. Intanto il sistema capitalistico permette a pochi super ricchi di accumulare ingenti ricchezze e costringe gli altri alla povertà.

In questo articolo apparso sul settimanale l’Internazionale poco tempo fa viene descritta bene la situazione in cui viviamo http://www.slideshare.net/Silviofilippi/neodemocrazia-e-capitalismo. Non è l’unico scritto su questo tema. In realtà se cercate bene la rete, e la stampa internazionale sono piene di riflessioni sulla situazione attuale. I Italia si legge solo delle nostre beghe politiche e dell’Europa, ma da altre parti si discute di cose più fondamentali che ci toccano, se desideriamo veramente la libertà.

Io credo che un passo verso la nostra libertà sia comprendere, e poi agire con consapevolezza, cercando di vivere senza favorire ove possibile quelli che ci stanno soggiogando. Purtroppo più di questo senza una rivoluzione sociale non si può fare.

Una parte di autori che ci aiutano a comprendere la realtà in cui viviamo e ci rendono più liberi sono altre a Gilda, Jeremy Rifkin, Mark Buchanan, Von Mises (1900), il sito www.usemlab.com, Monia Benini, e tutti gli autori che scrivono su l’Internazionale di cui consiglio vivamente l’abbonamento.

Ecco come Euro, Governi, Meteo e Speculazioni finanziare sono collegati e la distruzione del pianeta non si fermerà


Non è stato semplice, ma leggendo qua e la sui soliti temi di interesse comune, e soprattutto evitando accuratamente l’informazione televisiva e giornalistica Italiana mi sono fatto un quadro chiaro di come vanno le cose e delle poche o nulle prospettive, che hanno le generazioni future. Non sto parlando dell’Italia, per cui sarebbe facile prevedere una morte lenta per asfissia economica, per quel paese che conosciamo oggi, e forse una rinascita in mano a Cinesi e Tedeschi.

Sto parlando del pianeta e della condizione del 99% delle persone, anche nei paesi sviluppati sono ridotte a servi della gleba nel nuovo feudalesimo finanziario che si sta profilando. Le letture da cui ho preso le informazioni sono alla portata di tutti ed io ho semplicemente collegato notizie a riflessioni sul Tempo Meteo, sulla Crisi Finanziaria, con la crisi dei Governi e le scelte attuali che alcune nazioni stanno facendo. Citerò in particolare il settimanale “Internazionale” una delle poche fonti di informazione serie rimaste in Italiano per chi non vuole leggere i giornali in lingua straniera. Infatti  riporta una selezione di stampa da tutti i paesi esclusa l’Italia. Altri spunti sono presi dal libro “Il Capitalesimo” di Paolo Gila che mi ha permesso di comprendere a fondo i fenomeni degli ultimi mesi e la direzione del futuro.

Ma veniamo al cuore della riflessione conclusiva che spiegherò: “Ci sono forze finanziarie potenti che governano il mondo al di sopra dei governi e queste forze ci stanno portando alla rovina per puro interesse di pochi assetati di ricchezza e potere che si nascondono dietro alle grandi organizzazioni bancarie.” Noi, la gente comune, non abbiamo nessun potere per contrastarle. Una cosa però possiamo fare: non partecipare alla nostra eliminazione ed evitare comportamenti che favoriscono queste forze di distruzione globale. Insomma se tutti remiamo contro queste forze, forse ritarderemo gli effetti negativi per la nostra economia casalinga e per la nostra salute e quella del pianeta oltre che per la democrazia, e magari riusciremo anche a fare cambiare la direzione di marcia che oggi è prevalentemente connivente con queste forze.

La cosa difficile è comprendere le dinamiche e spiegarle alle persone che non hanno lo stesso background culturale, hanno fedi che non permettono di decidere liberamente e soprattutto sono inebriate dall’informazione comune. Del resto è nell’interesse di queste forze non condividere  quello  che sta succedendo, e mistificarlo, in realtà però nessuno riesce a controllare una situazione che si è creata perché ognuno agisce nel proprio interesse per arricchirsi a dispetto deli altri e del futuro del pianeta.

LE COMPONENTI DELLA SITUAZIONE ATTUALE

SPECULAZIONI FINANZIARIE: Ci sono organizzazioni finanziarie che sono in grado di investire quantità di denaro superiori ai deficit dei governi ed al PIL delle nazioni, quindi in imagesCANH82A7pratica condizionano le stesse scelte politiche con azioni sui mercati internazionali. Il caso Spread dell’Italia prima di Monti, è stato governato ad arte da fondi internazionali senza scopi politici, ma per avidità, e ogni nazione o organizzazione debole può essere nel mirino se serve ai fini speculativi. Solo BlackRoch vanta liquidità pari a circa 4.000 miliardi di dollari per investimenti. Si consideri, su questo tema, che la massa monetaria M3 dei derivati è fuori controllo ormai e che con le transazioni ad alta frequenza ordinate automaticamente in millisecondi dai software utilizzati e dai computer potenti si creano crisi ed anomalie come cadute e risalite veloci degli indici fuori dal controllo umano. Inoltre il potere delle società di rating e la grande liquidità che sia USA che il Giappone hanno dovuto immettere sul mercato per riprendersi avrà inevitabili effetti in bolle speculative ed inflazione.

LE CONDIZIONI METEREOLOGICHE DEL PIANETA:  Uragani più frequenti, Tsunami, disastri ecologici e anche il maltempo in Italia Nord Occidentale fanno parte di uno stesso uraganoproblema che tutti ormai riconoscono; l’innalzamento della temperatura terrestre di pochi gradi, oggi siamo intorno a + 1.5/2 ma altri 2 o 3 gradi in più sarebbero disastrosi, provoca scompensi e cambiamento delle stagioni, delle condizioni meteo con aumento di situazioni anomale rispetto alla norma che stiamo tutti subendo. Ogni consumo di petrolio e elaborazione di derivati del petrolio con emissione di CO2 peggiora la situazione, ma non ci sono scelte importanti  dei governi più inquinanti, Stati Uniti, Cina etc… che vadano nella direzione della riduzione delle emissioni.

EURO: Le monete uniche, come l’Euro, e tra poco magari il “Gulfo” per il medio oriente, monetapaventata dai paesi del golfo, sono una manna da cielo per gli speculatori che riescono a muovere i flussi finanziari con maggiore semplicità tra i vari mercati  per massimizzare il loro guadagno. Qui ci sono altri problemi connessi come la paura della Germania dell’inflazione che hanno avuto ad inizio del 1900 che porta ad una politica della BCE restrittiva e la predisposizione sempre della Germania alla conquista ed alla egemonia sugli altri paesi Europei. L’Italia nella realtà conta pochissimo in ogni scelta Europea nonostante ci facciano credere il contrario.

GOVERNI: I governi, soprattutto quelli deboli come il nostro, non hanno alcun potere per fronteggiare la speculazione finanziaria se ricade su di loro, e dovendo difendere anche le banche del proprio paese non riescono a fare gli interessi dei cittabancarottadini. Le priorità, come il recupero di produttività con la flessibilità sociale, la riduzione dei vincoli legislativi e l’utilizzo delle nuove tecnologie  e l’aumento del gettito fiscale con la lotta all’evasione e soprattutto ai paradisi fiscali, oltre che la privatizzazione dei servizi pagati  dallo stato come avviene nei paesi scandinavi, sono soluzioni possibili all’attuale crisi del debito,  ma la loro efficacia in contrasto con lo strapotere finanziario internazionale dei fondi speculativi, è possibile solo se esiste una profonda etica sociale della collaborazione per il bene comune all’opposto dell’individualismo corporativo in cui viviamo.

In Italia siamo molto lontani da questa situazione per cui siamo terreno fertile per speculazione sui titoli di stato, e per acquisti speculativi e colonizzazioni sempre più frequenti da parte degli investitori stranieri. Il nostro potere decisionale non solo all’estero ma nel nostro stesso paese diminuirà fino all’impotenza economica della nostra democrazia. E’ interessante vedere come l’informazione ci fa credere che il nostro problema sia il debito pubblico mentre  gli USA che il Giappone che la Germania stessa hanno un debito pubblico più alto del nostro anche in %. Il vero problema è l’immobilismo strutturale che uccide ogni tentativo di crescita e favorisce l’economia sommersa e le organizzazioni criminali che hanno sempre lottato contro le istituzioni ufficiali. Se si calcolasse il contributo dell’economia sommersa il debito pubblico verso il Pil avrebbero valori molto differenti.

Non parlo per ora di altre entità in gioco nello scacchiere internazionale sono: il Cybercrime tra organizzazioni e paesi in aumento, la ricerca di energie alternative per non dipendere dai paesi arabi e soprattutto la tendenza dei musulmani alla ricerca di una dimensione lontana degli schemi occidentali anche con la forza che sfocia in guerre civili violente come quella Siriana, per costruire un nuovo equilibrio del sud del mondo Orientale.

LE SCELTE IN CORSO

Alla luce della situazione di base come descritta stanno avvenendo scelte dei governi che contano che potrebbero essere condizionate dai poteri finanziari, e altre scelte delle banche che vanno contro ogni buon senso per il futuro del pianeta.

Cito Will Hutton che scrive sull’Internazionale: “… quella che venticinque anni fa era una convinzione diffusa – che il mondo dovesse contrastare i cambiamenti  climatici – si sta sgretolando. I singoli paesi si sfidano in una gara a passo di gambero, eliminando via via le (poche) penali per la combustione dei carburanti fossili. …. I mercati sono convinti che le 200 imprese energetiche più importanti del mondo bruceranno tutte le loro riserve fossili e le spingono a cercarne altre. Chi le fermerà? Per ora nessuno…”

La diffusione di Energie Alternative e Sostenibili che ci devono portare verso la terza rivoluzione industriale ed una ripresa sana dell’economia e della nostra libertà di sperare si sta sgretolando contro la resistenza strenua ma con molte risorse finanziarie del vecchio mondo legato al petrolio, al consumismo e ha tutti gli interessi consolidati in gioco.

Cito The New Yorker sull’Internazionale:”…terra-nel-petrolio

Nei prossimi mesi il presidente degli
Stati Uniti Barack Obama deciderà se
approvare la costruzione
dell’oleodotto Keystone, che
dovrebbe trasportare petrolio greggio
dalle sabbie bituminose dell’Alberta,
in Canada, alle raffinerie del golfo del
Messico…….”

Per estrarre il petrolio dalle sabbie bituminose serve energia prodotta da combustibili  fossili. Il risultato è che per ogni barile di petrolio estratto dalle sabbie bituminose, nell’atmosfera viene immessa una quantità di CO2 maggiore di quella prodotta
dall’estrazione di un normale barile di petrolio.
Se bloccherà il progetto, Obama non risolverà il problema dei consumi. Ma metterà un freno alla marcia verso la catastrofe climatica”.

Sono queste notizie che appaiono nelle pagine interne dei giornali che sono segnali forti della direzione che stiamo prendendo. La fine delle risorse petrolifere non si sta combattendo accelerando l’energia sostenibile con la ricerca, infatti i pannelli solari sono troppo cari e le persone non li adottano ad esempio, ma si continuano a cercare fonti alternative di petrolio per “ingrassare” l’economia esistente, perché chi decide ha tutti gli interessi, o perché è succube politicamente o perché connivente economicamente, a favorire la concentrazione della ricchezza e del potere in poche mani e quelle mani non sono i nostri poveri governi democratici. Parlando di Italia, che vive un po’ ai confini del mondo: negli anni i politici invece di difendere a democrazia ed il potere dei cittadini hanno fatto i propri interessi cercando di stare a galla nel panorama internazionale, ma evidentemente non le l’hanno fatta e noi affonderemo con loro se stiamo qui.

Esiste una soluzione a questo destino di servi della gleba?

Trovare una via di uscita e’ il pensiero ricorrente di tutti , ma per ora le idee sono solo nella sfera personale e non sociale. Ad esempio vivere di cose semplici e locali ai confini dell’economia e sfruttare tutta la tecnologia recente per stare in contatto con altri simili creando una economia alternativa a quella ufficiale. Potrebbe essere una idea, anche se richiede cambiamenti radicali nei comportamenti: investimenti in una casa passiva, un lavoro per cui basta la “rete”, o lavorare la campagna, la scelta di una zona connessa bene a servoInternet, e di un paese non toccato troppo dalla finanza internazionale $ € Yen che non permetta agli speculatori di entrare, soprattutto vivere in un paese a debito pubblico molto basso. Questi paesi però sono spesso poveri di servizi sociali gratuiti e quelli a pagamento sono cari, e a volte sono in zone di instabilità politica, oppure è difficile emigrarvi per le barriere all’ingresso come la lingua e le leggi per l’immigrazione.

Se non si può scappare dal mondo che ci sta distruggendo, almeno lottare con tutte le forze remando contro in base alla propria posizione: ad esempio parlando ad un cittadino Europeo ed Italiano, ma comunque non Tedesco, direi che dovrebbe lottare contro l’€ tedesco favorendo una Europa separata dalla Germania, una specie di € di serie B che euro tedescostampi liberamente la moneta e crei svalutazione controllata, favorendo l’esportazione, come fanno tutti,  senza le paure ancestrali della Merkel e fuori dall’influenza della Germania. Per fare questo si deve indebolire la Germania sia politicamente sia economicamente, con le alleanze e non comprando prodotti Tedeschi. Mi rendo conto che è difficile perché i loro prodotti sono i migliori, però ci stanno rovinando. Dobbiamo fare fallire l’Europa Unita e l’Euro attuale e creare una unione paritaria  e con forti poteri legislativi, liberarci dei nostri politici locali corrotti e unirci a nazioni che come noi lottano vogliono lottare con ogni mezzo finanziario a disposizione inclusa l’inflazione, contro gli speculatori mondiali che ci stanno comprando e condizionando.

imagesCAZPTI85Mi rendo conto che i concetti espressi in questo blog sono tutt’altro che semplici e facilmente condivisibili, ma vi assicuro che con queste chiavi di lettura comprenderete ogni cosa che avviene nel mondo e sopra le vostre teste, tranne le inutili polemiche e gli stupidi battibecchi della politica italiana e dei suoi giornalisti.

…e il “5 stelle” per le organizzazioni?


E’ incredibile come leggendo la politica sui giornali si concretizzino delle visioni che oggi sono realtà per molte persone, ma vengono ancora considerate come stranezze di cui si parla poco e con sospetto.

Faccio un esempio: io sono sempre stato favorevole alla TAV, spostiamo le persone più velocemente e facciamo più business. Quando recentemente ho sentito Grillo che diceva che è inutile fare grandi opere pubbliche costossime come la TAV in questo momento di crisi, e lo stesso continuare in un altro punto del programma parlando di sviluppare internet, ho riflettuto a lungo. Noi siamo ancora abituati troppo a ragionare con strumenti attuali senza vedere come potrebbero essere gli scenari futuri.

Se invece di investire per spostare le persone e le merci, l’energia e i soldi, provassimo ad investire per spostare informazioni, solo le merci indispensabili, e magari esportare beni prodotti in Italia all’estero, e cercassimo invece di investire veramente per sviluppare: energie rinnovabili, cibo a km zero, cultura digitale, creatività delle persone, operatività dei giovani (risorsa ora sprecata), istruzione, e sviluppo.

Siamo una società creativa, moda, arte, etc…non possiamo ostinarci a volere diventare come i tedeschi e realizzare grandi progetti tradizionali, noi siamo forti nella visione, nel design, nelle idee, invece ci ostiniamo a volere fare i finanzieri e basare lo sviluppo sulla copia dei modelli che ci impongono gli anglosassoni.

Parliamo degli strumenti che abbiamo, ad esempio tanti giovani che vogliono lavorare, strumenti digitali per farli lavorare, collaborare anche a distanza…eppure le aziende, come la politicha sono ancora gestite da persone anziane che spesso non riescono ad avere il tempo per comprendere le dinamiche delle persone che lavorno con loro e le potenzialità produttive che i giovani avrebbero se fossero utilizzati adeguatamente.

Come possiamo rendere la nostra società più produttiva? con una metodologia di cambiamento che si chiama “Reverse Coaching”.

Noi partiamo sempre dal pesupposto che le persone con più sperienza debbano insegnare ed i giovani imparare. In questo periodo di cambiamento in cui tutta la società e e le azinede devono cambiare approccio al business sono proprio i giovani che hanno gl istrumenti, quelli che recentemente si sono sviluppati, per affrontare il cambiamento ed il futuro.

Bisogna accelerare il cambio generazionale nelle aziende, ma questo non significa far entrare i figli in posizioni di comando perchè potrebbero non essere adatti. Cerchiamo manager giovani? affianchiamo i giovani impiegati di talento ai manager anziani e aiutiamo questi ultimi a comprendere le nuove dinamiche comportamentali. Usiamo la creatività della nuova generazione non sottopagandola, ma coinvolgendola in progetti di cui essi diventano proprietari e responsabili e noi “Advisor”.

Il modello di società di business a cui siamo abituati oggi, nasce da presupposti della rivoluzione industriale e le organizzazioni spartono da quelle sviluppate per realizzare le grandi ferrovie americane o la fabbrica delle automobili Ford. Il modo è cambiato completamente e le organizzazioni continuano a funzionare come 50 anni fa, tranne poche.

Per cambiare i processi e le persone è necessario investire molto in processi competenze e tecnologia. Perchè oggi è differente:

  1. La tecnologia è tutta disponibile dal mondo consumer
  2. I processi possono essere semplificati con un buon Marketing
  3. Le persone possono lavorare in modo più produttivo se utilizzano nuove competenze adeguae ai processi ed alle tecnologie contemporanee.

Una azienda, per fare questi cambiamenti ha bisogno di un investimento in consulenza oppure fare leva su risorse interne. Il coaching con le risorse interne costa meno ed è atrettanto efficace se gestito bene.

Proviamo a vedere le cose sotto una prospettiva rovesciata e troveremo la strada per l’uscita da questo periodo rivoluzionario.

200 sviluppatori ad imparare Windows 8


Oggi a Milano è incominciata la 2 giorni dedicata a Windows 8. Prima ancora che la versione definitiva del prodotto sia sul mercato 200 programmatori sono qui ad imparare come utilizzare questo nuovo sistema operativo per fare applicazioni di Business.

Windows developer conference

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E’ un sistema operativo in linea con i tempi, non certo di rottura dal punto di vista dell’innovazione, perché se vogliamo dirla tutta Microsoft è sempre un passo indietro ad Apple e Google, dovendo salvaguardare un installato di tutto rispetto.

E’ però il sistema operativo del futuro a cui anche gli altri si adegueranno perché permette di avere applicazioni che “girano” allo stesso modo su PC, Tablet e Telefono. Questo non era possibile fino ad oggi.

Per chi fa le “apps” è un cambiamento importante nell’approccio, per chi fa applicazioni tradizionali anche.

Non solo più innovazione in mobilità ma anche innovazione sul PC tradizionale, infatti gli hardware con i touch screen stanno uscendo sul mercato e le applicazioni “metro stile” saranno molto probabilmente quelle che ci porteranno un nuovo livello di produttività.

windows 8

Le conferenze di Technical Conference sono nell’area Microsoft le più innovative, organizzate in stile americano con un livello degli speaker molto alto e un ritmo serrato nelle sessioni altre che il tradizionale “breakfast, coffe break and lunch di ottima qualità”

WP_001286Sono conferenze a pagamento e permettono agli organizzatori di ripagarsi approssimativamente dei costi organizzativi.

Chiunque nel settore può diventare sponsor di queste conferenze e sono un ottimo bacino anche per incontrare persone tecniche esperte o interessate che vengono a studiare per alcuni giorni in una sede diversa dal proprio posto di lavoro. Questo favorisce la concentrazione, le relazioni e lo scambio di esperienze.

Giovedì e Venerdì 25 e 26 ottobre nella stessa location ci sarà un’altra importante conferenza dedicata al nuovo Windows Server 2012, un’altra notevole innovazione di Microsoft che apre le porte ai data center Cloud a tutti.

Per quest’ultima ci sono ancora dei posti e dal momento che sono sponsorship manager posso offrirvi dei coupon di sconto. Nel caso vi interessi scrivete a sponsorship.manager@technicalconferences.it indicando “desidero partecipare alla conferenza server con sconto”.

Diffondete anche ai colleghi questa opportunità e non perdete questi eventi formativi.

Per Banca D’Italia calo di produttività e innovazione sono collegati….vediamo come


A conferma di quanto scrivo da anni, la Banca d’Italia in questo report denominato “Il gap innovativo del sistema produttivo italiano: radici e possibili rimedi”, offre spunti interessanti, anche se ormai noti.

Cito parte del sommario introduttivo perché qui si evidenziano già molti aspetti che congiuntamente creano il gap di produttività:

“Il ritardo dell’Italia nell’attività innovativa rispetto ai principali paesi industriali risente della frammentazione del sistema produttivo in molte piccole imprese che hanno difficoltà a sostenere i costi elevati insiti nella ricerca e sviluppo e ad assumersene i rischi. Vi si sommano carenze di capitale umano nelle funzioni manageriali e di ricerca e un’eccessiva flessibilità dei rapporti di lavoro che riduce l’incentivo a investire in attività di formazione.”

Frammentazione del sistema produttivo: il tessuto delle aziende è decisamente padronale e spesso famigliare. Molte sono anche grandi ma mantengono una decisa impronta feudale nella gestione, per cui lo spazio dato ai manager, professionisti nella gestione dell’impresa, è minima se non nulla. Le aziende non crescono perché hanno difficoltà a gestire i costi della forza lavoro, quindi mantengono la flessibilità non creando affiliazione, e questo impedisce anche la crescita culturale dell’azienda stessa attraverso le sue persone.

Secondo la definizione proposta dall’OECD nel Manuale di Oslo (OECD, 2005) e adottata dall’Eurostat nella European Community Innovation Survey (CIS), l’innovazione va distinta tra innovazione di prodotto, di processo, di marketing e organizzativa. Il report in realtà fa riferimento solo al tema della ricerca e sviluppo, gli spunti però sono riferibili anche agli altri aspetti dell’innovazione.

Specializzazione settoriale: Nel caso dell’Italia, il ritardo innovativo rispetto agli altri principali paesi europei è imputabile, in parte, a una specializzazione settoriale sbilanciata verso produzioni tradizionali a basso contenuto tecnologico.

La dimensione dell’impresa: Nell’indagine Istat (2010) la probabilità di presenza di un sito web, l’intensità di utilizzo della rete, la diffusione di applicazioni software gestionali avanzate (ERP e CRM), il ricorso agli acquisti e alle vendite on-line crescono all’aumentare della dimensione di impresa. In Italia la dimensione media di impresa è di circa 4 addetti, un dato inferiore non solo alla Germania (13,3) e al Regno Unito (11,1), ma anche alla Francia (5,8) e alla Spagna (5,3). Si tratta di un dato strutturale che non dipende, se non in minima parte, dalla composizione settoriale dell’attività produttiva: come evidenziato nella tavola 7, il nostro paese presenta una dimensione media inferiore a quella delle altre principali economie europee in quasi tutti i settori manifatturieri. Come mostrato in Banca d’Italia (2010b), lo scarto dimensionale complessivo delle imprese italiane rispetto alla media della UE-15 è attribuibile quasi esclusivamente alle differenze nella dimensione all’interno dei settori.

Struttura proprietaria e manageriale dell’impresa: Appare plausibile l’ipotesi che le imprese familiari presentino in media un maggiore livello di avversione al rischio, quale conseguenza della sostanziale coincidenza tra patrimonio familiare e di impresa, con effetti negativi su crescita, investimenti, internazionalizzazione e innovazione. Le imprese familiari tendono ad avere una minore propensione a ricorrere a management esterno, anche quando scarseggiano le risorse manageriali all’interno della famiglia proprietaria. Queste caratteristiche, poco penalizzanti in periodi di crescita stabile e regolare, possono costituire uno svantaggio più rilevante quando il sistema economico è soggetto a shock esterni e richiede una forte capacità di innovazione e rinnovamento. Secondo i dati del campione EFIGE, le imprese italiane che fanno capo a una famiglia proprietaria sono l’86 per cento, un dato superiore a quello che si registra in Francia (80 per cento), in Spagna (83) e nel Regno Unito (81), inferiore a quello tedesco (90 per cento). Tra queste imprese, quelle che hanno un amministratore delegato appartenente alla famiglia sono oltre l’80 per cento in Italia e in Germania.

La peculiarità italiana diventa evidente quando si isolano le imprese familiari in cui tutto il management è espressione della famiglia proprietaria: queste sono due terzi in Italia, contro un terzo in Spagna, circa un quarto in Francia e in Germania, soltanto il 10 per cento nel Regno Unito. Per quanto riguarda le pratiche manageriali, l’Italia presenta la percentuale più alta di imprese a gestione “accentrata” (85 per cento) e quella più bassa di imprese che utilizzano sistemi di remunerazione individuale incentivanti (16 per cento).

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La qualità della forza lavoro: sul complesso delle imprese manifatturiere, e prescindendo dalla specializzazione settoriale, l’Italia è, anche per questo indicatore, il paese maggiormente in ritardo con una quota media di laureati pari al 6,5 per cento, 2 punti percentuali in meno rispetto alla Francia e al Regno Unito, 4 rispetto alla Spagna e quasi 5 rispetto alla Germania.

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In sintesi

La ridotta dimensione aziendale, una struttura manageriale molto incentrata sulla famiglia proprietaria, l’adozione di pratiche gestionali che lasciano relativamente poco spazio alla delega e all’autonomia decisionale, un basso livello di capitale umano sono caratteristiche del sistema produttivo italiano che si associano a una bassa propensione all’innovazione.

Si però come se ne esce? Fin qui la diagnosi e le cause, ma la cura quale potrebbe essere? se ci fosse?

Il report nella seconda parte tratta delle azioni che si dovrebbero attuare per superare il gap descritto, che vanno da azioni sul mercato del lavoro, al sistema finanziario, passando per l’istruzione e la pubblica amministrazione. Lascio a voi la lettura, non credo però che vedremo significativi cambiamenti nei prossimi anni, considerando l’ampiezza delle azioni.

E’ fondamentale però che gli imprenditori prendano coscienza dei problemi presentati e cerchino di superarli nella propria azienda per creare un ambiente produttivo ed innovativo, quindi dalla diagnosi si traggono i veri insegnamenti. Dobbiamo chiederci, la mia azienda è strutturata per innovare?, ha il giusto DNA?, ha le persone e l’organizzazione giusta? e la Formazione? Parliamone….

Il lavoro c’è se cambiano le competenze


Nel mondo Linkedin ha estrapolato i dati sull’occupazione per rivelare che in percentuale la crescita ha premiato soprattutto l’industria delle energie rinnovabili, in aumento del 49,2%, Internet del 24,6%, l’online publishing del 24,3% e l’e-learning del 15,9%. Dall’altra parte del grafico, preceduti dal segno negativo, ci sono i quotidiani (-28,4%), seguiti dal retail che cala del 15,5%, i materiali da costruzioni che scendono del 14,2% e l’automotive sotto del 12,8%. Management consulting, medical device, computer games hanno linee di crescita che puntano con decisione verso l’alto.

Interessante anche questo articolo del Sole 24 Ore che cita da una ricerca di IDC (scaricabile) 80.000 posti di lavoro in Italia e 13,8 Milioni nel mondo grazie al Cloud Computing entro il 2015. In quanto a distribuzione invece le PMI superano le grandi aziende questa volta.

In effetti il Cloud Computing è solo una delle aree dove le competenze si focalizzeranno nel futuro, ma tutto il mondo digitale sta portando ad una riconversione di competenze importante e necessaria dopo ogni crisi.

Il problema è che queste crisi nessuno la voleva ma sono inevitabilmente collegate al modello di crescita che la nostra economia ci impone. E la nostra economia è nata da teorie graficoche sono intrinsecamente sbagliate perché “forzano” crescita continua basata sul consumismo, mentre altre teorie non prevalenti ma molto più “umane” considerano che le necessità importanti da soddisfare non sono solo la creazione di ricchezza e benessere economico ma anche gli aspetti interiori dell’uomo, quindi rispetto alle montagne russe in cui viviamo prediligono un modello economico sostenibile con i ritmi della natura.

Per approfondire il tema dei ritmi temporali è da leggere il libro “Le guerre del Tempo” di Jeremy Rifkin. Invece per capire meglio la dinamica di quello che sta succedendo anche nel mondo del lavoro bisognerebbe avere avuto la fortuna di leggere un articolo apparso 2 anni fa, un po’ prima della crisi su  www.usemlab.com che dava presagi funesti già nel 2007 e non ha mai sbagliato nelle previsioni macroeconomiche anche perché si basa su un modello molto più attuale, anche se nato ai primi del 1.900 dalla scuola austriaca, di quello Keynesiano post 1929 che viene ancora insegnato nelle università di economia.

Provo a descrivervi cosa sta succedendo sulle competenze come lo aveva descritto il sito con “l’esempio del sushi”.ludwig_von_mises_t_shirt-p235989116229068331zjmwv_400

“….immaginiamo di essere su un isola tropicale in cui 100 indigeni vivono in perfetto equilibrio economico da secoli, lavorando il numero giusto di ore la settimana e godendosi il paesaggio, la famiglia e le relazioni. Gli indigeni vivono con il ritmo della natura, mangiano tutti ad esempio 5 sushi al giorno e ognuno partecipa alla produzione del cibo, ognuno si procura nel tempo libero quello che serve per la casa dalle ricchezze naturali dell’isola. Quindi le competenze sono cos’ distribuite mediamente 25 persone pescano con barche con le vele auriche come ancora oggi capita i quei paesi, 25 fanno manutenzione delle barche e le sostituiscono per usura, 25 coltivano il riso, 25 tagliano il pesce e preparano il sushi. Tutti vivono in armonia finché fa naufragio sull’isola sperduta un economista, portando con se una barca a motore. Sopponiamo che la lingua non sia un problema, e l’economista parlando con le persone le convinca che esiste la possibilità di migliorare la loro vita e la quantità di cibo utilizzando la barca a motore invece delle vele. Insegna a produrre benzina con etanolo e cominciando ad usare la barca a motore i pescatori sono più efficienti, aumenta la disponibilità di pesce così aumenta anche quella del riso e quelli che producono il sushi ne producono di più. Quelli che facevano manutenzione alle barche imparano a gestire e riparare per piccoli guasti il motore e produrre benzina da etanolo. Tutti ora sono più ricchi, mangiano 6 sushi al giorno poi 7 sushi al giorno e hanno sempre meno tempo da dedicare a se stessi ed ai propri effetti. L’economista poi senza fare niente riceve anch’esso 7 sushi al giorno per l’idea. Tutto va bene e la crescita di produzione è continua…finché dopo un po’  di anni nessuno sa più come si costruiscono e si riparano le vele , mentre il motore è tenuto bene perché è un valore importante per la comunità. Un bel giorno il motore si rompe irreparabilmente e mancando i ricambi….non si può più pescare, nessuno sa più costruire le vele, ripararle o navigare a vela. Da 7 sushi al giorno si passa rapidamente al razionamento del cibo, procurato con le poche barche ancora funzionanti e da poche persone anziane in grado di usarle…è la crisi, ci vuole un po’ di tempo in cui tutti mangiano meno di 4 sushi al giorno per trasferire le competenze e riequilibrarle in modo che si ritorni dalla pesca a motore a quella a vela ed il processo porta dopo anni la situazione alla stabilità precedente….”  Ovviamente potete immaginare che fine hanno fatto fare all’economista.

La morale della storia è questa: gli economisti, i governi, le banche dell’era industriale hanno per anni incitato alla crescita continua ed oggi stiamo pagando i conti, per avere modificato competenze stili di vita con il consumismo dei beni che allontana l’uomo dai ritmi della natura. La crescita continua non esiste, non sta scritto che il PIL e la ricchezza devono sempre crescere, sarebbe molto meglio la stabilità ma la ricchezza distribuita.

libroNon è una teoria che parte dal comunismo anzi è esattamente l’opposto, è la teoria del capitalismo liberista non governato da governi e banche centrali con la stampa della moneta e la gestione dei tassi di interesse….trovate tutto su www.usemlab.com

Quello che interessa qui è il concetto di cambio di competenze. Sia nel caso di evoluzione tecnologica che di regressione eventuale. Più velocemente si trasmettono le competenze, si creano nuovi mestieri o si riprendono mestieri antichi più in fretta si reagisce alla crisi e si ristabilisce un equilibrio economico, sperando che oggi le persone abbiano compreso che la crescita “drogata” dalle banche con i tassi di interesse e dalla stampa della moneta per favorire i governi (in primis gli USA) ha solo creato disastri.

La Terza Rivoluzione Industriale


libro triDopo avere letto il uovo libro di Jeremy Rifkinla Terza Rivoluzione Industriale” ci si accorge che tutto quello che sta succedendo ha un senso ed una direzione. Non è detto che l’umanità ce la faccia questa volta, come non ce l’hanno fatta in passato molte specie vissute sulla terra, ma almeno qualcuno ci sta provando seriamente a salvare il pianeta, e non sono solo i “verdi” ma alcuni movimenti politici, governi e organizzazioni importanti. Leggendo una sintesi del Rifkin pensiero

ci si rende conto che siamo all’inizio di un cambiamento epocale nel modo di gestire l’economia, le relazioni, la politica, le organizzazioni…insomma come all’inizio del XX secolo con la seconda rivoluzione industriale, oggi siamo agli albori di un periodo di forte camrifkinbiamento ed innovazione. Allora furono il motore a scoppio e la radio a scatenare il cambiamento e la fonte energetica primaria, il petrolio, sostituì il carbone reduce dalla prima rivoluzione industriale del vapore.

La riflessione di Rifkin è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, della serie perché non ci abbiamo pensato prima!!  Per fare una rivoluzione industriale, che spazza via tutto il vecchio e cambia per sempre il modo di stare su questa terra in passato ci sono state convergenze nello stesso periodo di innovazioni importanti nelle fonti energetiche e nelle comunicazioni. Oggi siamo in uno di questi momenti storici. Le nuove fonti energetiche dovranno essere rinnovabili perché il petrolio è diventato “non conveniente” oltre che dannoso per l’ecosistema. Estrarre petrolio costa così tanto perché è stata superato il picco di disponibilità e stiamo andando verso l’esaurimento. Trovare nuovi giacimenti da sfruttare è costosissimo e quando si trovano non sono grandi come quelli che stiamo sfruttando ora e stanno per finire.

risparmio-energeticoQuesto provoca un innalzamento del prezzo del petrolio ogni volta che l’economia mondiale riparte. Quando il prezzo del petrolio supera 150$ al barile l’economia mondiale si raffredda. Questi cicli durano 3 o 4 anni ma portano inevitabilmente verso la fine di un ‘era. Quale sarà la nuova era? e come sarà organizzata? Questo ci spiega ampiamente Rifkin nel suo libro. La nuova era è quella delle energie rinnovabili, anche perché non abbiamo scelta. L’innalzamento di anche solo 2 o 3 gradi della temperatura globale provoca sconvolgimenti che portano a uragani, terremoti e freddi o caldi eccessivi che vivremo sempre di più nei prossimi anni, fino all’estinzione delle forme di vita come le conosciamo oggi e difficoltà per l’uomo. Tutte le prove le trovate spiegate nel libro. Non è catastrofismo ma realismo. Intanto L’Europa ha già varato un programma di cambiamento verso la TRI (Terza Rivoluzione Industriale) anche aiutata dai consulenti di Jeremy Rifkin, e diverse città e paesi anche in US si stanno convertendo a fonti di energie rinnovabili.

Queste però devono essere immagazzinate e distribuite, per questo la tecnologia ci aiuta, permettendo non solo ad ognuno di creare per se e per gli altri energia rinnovabile partendo dalla propria casa o azienda, ma di entrare in un mercato globale a rete dell’energia. La tecnologia informatica aiuta a gestire gli interscambi, i picchi ed i movimenti economici legati alla rete energetica distribuita ed il “gioco” è fatto.

Ci vogliono investimenti miliardari come quelli fatti dagli stati per le ferrovie, per le telecomunicazioni etc… ma ce la faremo, e l’Italia ha una posizione invidiabile per il sole, il vento e l’acqua che sono fonti di energia rinnovabile. Secondo Rifkin l’Italia potrebbe diventare il motore energetico dell’Europa invece oggi è la Germania che sta facendo le scelte energetiche più coraggiose con prototipi di Grid Energy e con la diffusione dell’auto elettrica.

Nel dicembre del 2008 l’UE ha adottato una strategia integrata in materia di energia e cambiamenti climatici, che fissa obiettivi ambiziosi per il 2020. Lo scopo è indirizzare l’Europa sulla giusta strada verso un futuro sostenibile sviluppando un’economia a basse emissioni di CO2improntata all’efficienza energetica. Sono previste le seguenti misure:

  • ridurre i gas ad effetto serra del 20% (o del 30%, previo accordo internazionale);
  • ridurre i consumi energetici del 20% attraverso un aumento dell’efficienza energetica;
  • soddisfare il 20% del nostro fabbisogno energetico mediante l’utilizzo delle energie rinnovabili.

imagesCAGE0SMHLa crisi in atto sta rallentando gli investimenti ed i programmi ma per tutti noi è una opportunità di cambiamento e l’energia rinnovabile può diventare una fonte di reddito per molte famiglie una volta che si sviluppa il modello rete.

Non sarà facile scardinare lo Status quo ed i poteri forti del petrolio e dell’automobile tradizionale ma è inevitabile e lo farà proprio la carenza di petrolio ed il suo prezzo. Intanto le organizzazioni verticali che sottendevano la struttura economica della seconda rivoluzione industriale lasceranno spazio alle organizzazioni a rete e democratiche che saranno inevitabili nella TRI.

Nelle comunicazioni invece la rivoluzione è la rete, ma questa è arrivata anche un po’ prima del previsto ed sta aiutando l’attuale regime energetico con i risparmi che realizza ad avere una agonia lunga.

Internet e la conoscenza ha già spazzato via molti regimi del mondo islamico e la rete permetterà l’emergere della nuova economia della collaborazione. Il Cloud Computing invece è secondo Rifkin ancora un modo per fare efficienza energetica della vecchia era, ma tant’è che ce lo porteremo dietro come esempio di risparmio di risorse anche nella nuova.

Buona Lettura.

E’ nata una stella, pardon…… una Skilla


La formazione che mancava, o meglio che pochi potevano avere ora c’è ed è a disposizione di tutti.

Skilla

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Cloudea è partner di Skilla perché crede che in questo periodo di rivoluzione il cambiamento è accelerato se le persone imparano ad essere più dinamiche e flessibili e apprendono le “abilità” necessarie per comunicare nel nuovo mondo.

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Oggi le aziende che non sanno comunicare con gli strumenti adeguati, e per certi versi la email è uno strumento vecchio, si trovano in una pessima situazione perché pur avendo buoni prodotti perdono di fronte ad aziende che utilizzano bene i nuovi strumenti e quindi hanno un vantaggio competitivo.

Il problema è grave perché avendo costi più alti di processo, poca innovazione e creatività e non attraendo i giovani talenti, si stanno costruendo una fossa, ma non si rendono conto che stanno sbagliando perché non riescono ad immaginare un modo diverso di comunicare da quello che utilizzano da anni.

Del resto anche quando l’invenzione della stampa diffuse i libri, coloro che non sapevano leggere e scrivere, facevano comunque affari ala vecchia maniera mentre coloro che sapevano leggere e scrivere lavoravano meglio ed essendo informati alla lunga ebbero più successo.

Ora le aziende sono a metà del bivio anche generazionale però in Italia le redini del potere sono ancora in mano a persone “analogiche”.

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Skilla è una formazione multimediale che rivoluziona il modo di comunicare e fare formazione ed in quanto tale sarà immediatamente apprezzato dalle aziende che sanno innovare. Nasce dall’esperienza di Amicucci Formazione nelle grandi aziende italiane. Ora le PMI possono avvalersi di questi supporti formativi per migliorare il proprio capitale umano e raggiungere vantaggi competitivi esattamente come le grandi organizzazioni ma con investimenti limitati e finanziabili dai fondi di categoria.

Se volete avere informazioni su come sviluppare un progetto formativo finanziato con SKILLA e vederlo in azione contattaci attraverso questo modulo

Dai canali di comunicazione alla piattaforma, una sfida per HR


Un anno fa in occasione della preparazione alla SharePoint conference 2010 di Marzo scrivevo questo post che riporto integralmente;

…..

Documenti, documenti, documenti,……e quindi “gestione documentale”, problema da risolvere; ma siamo sicuri che tutta la nostra conoscenza e le informazioni debbano essere contenute in documenti? Oggi che la conoscenza planetaria è sul web, nelle nostre povere organizzazioni di business siamo sommersi da documenti, ma anche mail, fogli excel etc… Poco importa se sono cartacei o digitali, anche se la gestione dei documenti digitali è di gran lunga meno onerosa, quello di cui non riusciamo a liberarci è la “conoscenza documentale”.  (altro…)