E’ possibile lavorare bene in Italia con lo “Smart Working” ?


Alla presentazione della ricerca dell’Osservatorio “Smart Working” della scuola di amministrazione del Politecnico di Milano, sono presenti come sempre quasi 200 persone e altrettanti sono online collegati al video streaming. La scelta di non costringere le persone a muoversi ma dare la possibilità di seguire l’evento dall’ufficio o da casa è in linea con la modalità di lavoro promossa da questo osservatorio e dai suoi partners.
Mariano Corso, Ordinario di Organizzazione e Risorse Umane del Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, che ha presentato i risultati della survey realizzata su 200 manager italiani, focalizzandosi su tre aspetti che insieme definiscono il profilo del cosiddetto “Smart Working”: l’organizzazione flessibile dello spazio e dell’orario di lavoro, il supporto dato dagli strumenti ICT e il cambiamento degli spazi fisici all’interno delle imprese, che in molti casi, fra cui Microsoft, è un ottimo punto di partenza per l’innovazione del lavoro. Personalmente ho sempre lavorato così o quasi, prima in Accenture con le postazioni di ufficio “prenotabili”, i “cubotti” per mettere la propria poca carta rimasta e tante risorse accessibili attraverso il portale intranet. Sempre da consulente, solo in lunghi progetti presso i clienti potevo aspirare ad avere una scrivania quasi fissa, comunque anche qui per motivi di spazio quando qualcuno era assente altri occupavano la postazione libera. In Microsoft, lavorando tra Torino e Milano, da subito ho imparato, anzi ho continuato ad avere le mie cose in spazi “virtuali” più che reali, anche se una scrivania assegnata fino al trasloco nella nuova sede di Peschiera Borromeo l’ho avuta. Successivamente tutte le postazioni e gli uffici sono diventati flessibili e assegnabili su prenotazione in base alle esigenze. Da sempre però Microsoft ha offerto ai dipendenti la linea Adsl veloce, la chiavetta internet e tutti gli strumenti, come la Unified Communication per essere reperibili ovunque e lavorare da casa. Quando ho creato Cloudea, utilizzando i servizi Cloud per la produttività di Office 365 la flessibilità dello spazio è diventata naturale e oggi tutti i documenti sono scannerizzati immediatamente all’arrivo e conservati su SharePoint Online accessibili ovunque. I colleghi, ma anche i collaboratori esterni, i clienti e alcuni fornitori sono integrati nella rete di comunicazione di Lync Online per cui le comunicazioni sono immediate e sicure. Skype viene anche utilizzato ma solo per le comunicazioni relative alla vita privata. Le caselle mail di Exchange online che mi seguono ovunque come i calendari ed i contatti condivisi con i colleghi permettono di essere disponibili immediatamente per i clienti anche quando viaggio. In pratica ho imparato a dividere gli luoghi di lavoro dal punto di vista della rumorosità dell’ambiente o della disponibilità di internet veloce per fare riunioni online, che sono giornaliere, piuttosto che per posizione fisica di ufficio. Quando serve utilizziamo un ufficio “in affitto” potenzialmente disponibile in qualsiasi città e se non ci sono visite da clienti o eventi a cui bisogna presenziare di persona, si lavora da casa. Cloudea è per nascita e scelta una società dove lo Smart Working è l’unico modo possibile di lavoro e devo dire che questo è apprezzato da tutti.

Intanto vedo intorno aziende che sono organizzate e lavorano con strumenti vecchi e modalità lontane, lamentando una produttività sempre più bassa e difficile da comparare con i concorrenti stranieri che sono tecnologicamente più attrezzati per lavorare con nuovi processi ed organizzazioni più efficienti. Ci sono troppi miti da distruggere per arrivare ad essere veramente efficienti ed efficaci lavorando in modo nuovo. Primo fra tutti “il tempo”; l’orario del lavoratore “smart” deve essere flessibile. Non tutti però lo possono essere, perché alcuni lavori legati alla produzione e quindi alle macchine, oppure quelli legati “al pubblico” devono avere la certezza dell’orario. Una buona parte di attività invece se si scollegano dai ritmi sincroni, ma utilizzano anche strumenti asincroni, come accessi alle informazioni in qualsiasi momento della giornata, e ovunque, possono diventare temporalmente flessibili. Il loro controllo, che ci deve essere deve però essere regolato da obiettivi e non dalla presenza in un luogo o online per un certo tempo. L’altra dimensione che deve essere considerata diversamente è lo spazio: con gli strumenti giusti lo spazio per i lavoratori delle informazioni, non esiste come vincolo.

In realtà non è cosi’ perché ci sono spazi idonei e connessi ed altri meno idonei e meno connessi online. Ci sono spazi per riunioni, per eventi o per concentrarsi, spazi comodi senza necessità di viaggi, e spazi scomodi ma necessari per stringere la mano a persone e guardarle negli occhi. Insomma il concetto di spazio diventa funzionale alla tipologia di lavoro o relazione che si vuole svolgere. Le aziende che hanno realizzato lo smart working hanno aumentato la produttività perché le persone avendo più servizi e flessibilità lavorano più serene, hanno ridotto alcuni costi e complessivamente poiché la tecnologia costa sempre meno degli spazi reali, risparmiato. E’ il segreto di pulcinella per essere competitivi oggi, ma allora perché molte aziende non hanno progetti di innovazione che vanno in questa direzione. Perché gli imprenditori per primi non lo applicano alla propria vita lavorativa e di conseguenza neanche la maggior parte dei manager di conseguenza non si sente la necessità di cambiare modo di lavorare in molte aziende, salvo poi lamentarsi del calo di produttività? Dall’osservatorio e dalla ricerca presentata al pomeriggio da Doxa si comprendono tutte le problematiche collegate. Per il momento gli esempi realizzati sono di grandi aziende: Tetrapack, Barilla tra i vincitori del premio del MIP.

In sintesi ogni cambiamento sulle persone è complesso e richiede molto lavoro di formazione che oggi nessuno viole affrontare essendo altre le urgenze. La ricerca dell’osservatorio ci svela i benefici realizzati da chi l’ha adottato ed i blocchi al cambiamento di chi invece non l’ha fatto. L’executive summary come sempre è accessibile tra qualche giorno gratuitamente da www.osservatori.net, ed il report completo per gli utenti premium abbonati. Gli strumenti per realizzare lo smart working lo trovate su www.cloudea.it e www.cloudea.net e noi siamo a disposizione per qualsiasi aiuto a realizzare i progetti di innovazione in tale direzione.

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Net Campus – i giovani e Microsoft


Roma 13 Aprile 2013 il Dot Net Campus ha portato all’Università Roma 3 facoltà di Ingegneria, tanti ragazzi e professionisti in cerca di innovazione, formazione e lavoro. Gli stand più visitati sono Nokia e Adecco, ma anche quelli di Microsoft, Acer e Avanade che sono sempre alla ricerca di personale specializzato e motivato. Molte sessioni per sviluppatori ma anche sessioni “cool” sulle App, che fanno vedere la potenza di quelle mobile e dedicate al tempo libero.

E’ un ottima occasione per gli studenti che stanno finendo il coro di studi di avvicinare le aziende offrendo il proprio curriculum ed incontrando i responsabili delle risorse umane delle principali aziende del settore.

Pranzo al sacco, caffe e bibite offerti, considerando che i partecipanti non pagano sono il frutto delle sponsorizzazioni che anche quest’anno, alla quarta edizione, sono tante .

http://www.dotnetcampus.it/SponsorWP_001572

coda al caffe Gentilmente offerto da NESPRESSO

WP_001566IL “banchetto” di CLOUDEA che ha partecipato come partnerWP_001579

Altri banchetti  WP_001573WP_001564WP_001574

I corridoi dell’università dove si svolge il Campus

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Le aule dei corsi

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L’agenda è davvero ricca e va da Windows Azure alle APP molto mobile fino a Office 365, ma soprattutto tecniche di sviluppo in .NET anche sofisticate. Questo perchè i corsi sono erogati da speaker professionisti che spesso insegnano in conferenze internazionali e a pagamento.

Il Campus a differenza delle conferenze è completamente gratuito per i partecipanti ed i costi sono completamente a carico degli sponsor, pertanto più sponsor ci sono più la conferenza è ricca di eventi e opportunità per i partecipanti. Quest’anno gli iscritti sono ltre 1.600 anche se i partcipanti normalmente sono di meno. Questi numeri posizionano il Dot Net Campus come la più grande conferenza tecnica dedicata a Microsoft in Italia.

Se siete interessti a partecipare il prossimo anno alla sessione di Roma e magari valutare la sponsorizzazione che permette sia la raccolta di curricula sia la presentazione dei propri servizi ai partecipanti contattatemi alla seguente mail.

sponsorship.manager@technicalconferences.it o al tel 3480749141

Quest’anno è ancora possibile sponsorizzare le sesioni più piccole, ma sempre interessanti di COSENZA 15 Maggio e CESENA  14 Giugno 2013.

Per maggiori informazioni non esitate a contattarmi.

Impietosa, ma realistica analisi della piccola impresa Italiana di Unicredit


Nell VIII rapporto sulla Piccola Impresa Italiana di Unicredit che copre il periodo 2011-2012 c’è il massimo realismo possibile sperando che si traduca in spinta a rivoluzionare il modo di operare dei “gestori” della politica e dell’economia italiana ormai verso il declino.

Cito testualmente: “…Le imprese italiane devono dunque fare i conti con una situazione di mercato non facile, aggravata dall’attuale crisi del debito sovrano. Oltretutto, i dati macroeconomici relativi a prodotto interno lordo e produttività evidenziano come l’economia italiana si trovi già da lungo tempo in una fase di quasi stagnazione, iniziata a partire dalla fine degli anni novanta. Da 10 anni oramai la produttività totale dei fattori italiana è rimasta stabile (a differenza di tutti i paesi OCSE) causando la stagnazione dei salari, la perdita di competitività e soprattutto la disaffezione delle imprese estere a investire nel nostro Paese. Solo sfiorata dalla image

crisi finanziaria globale del 2007-2008, l’Italia è stata poi colpita in pieno dalla conseguente recessione mondiale del 2008-2009, che ne ha spinto indietro di dieci anni il livello della produzione e ridotto notevolmente le possibilità di crescita legate alla domanda interna. Le imprese sono e saranno sempre più costrette ad affacciarsi sui mercati internazionali, ma il quadro non è confortevole, e i rischi di progressivo declino nel contesto internazionale sono concreti, in mancanza di una rinnovata capacità a conformarsi ai cambiamenti del contesto esterno.image Il nostro sistema produttivo è infatti dominato da realtà piccole e familiari. Se nel passato queste caratteristiche hanno permesso di adattarsi con successo alle condizioni di mercato prevalenti, ora si incontrano crescenti difficoltà a reggere la competizione in un contesto globalizzato in cui grande dimensione, complessità e innovazione sono caratteristiche essenziali per sfruttare i guadagni di efficienza offerti dalle nuove tecnologie e affermarsi sui mercati esteri – in particolare, su quelli lontani ad alto tasso di crescita.”

Perdita di competitività, di produttività, di innovazione… punti che il Politecnico di Milano collega alla mancanza di cultura digitale in questo commento alla ricerca in questione.

La cultura digitale e la cultura imprenditoriale in particolare non aiutano le imprese italiane ad essere competitivo sul mercato internazionale, ma un fenomeno che la ricerca evidenzia come distintivo e positivo sono la crescita costante delle reti di impresa.

Diversi analisti suggeriscono da tempo la nascita della nuova tendenza della WE ECOMONY, l’economia della partecipazione, della partnership per essere più efficaci e condividere i rischi. Ebbene le reti di impresa, si professionisti, vanno in questa direzione e secondo la ricerca di Unicredit creano diversi benefici per le aziende associate.

Poiché uno dei problemi è la dimensione media delle aziende italiane rispetto a quelle internazionali la rete di impresa permette di creare aggregazioni che hanno una buona massa critica e permettono una efficienza di scala infatti cita il rapporto…” Al di là di fusioni e acquisizioni, negli ultimi anni si sono sviluppate forme differenti di collaborazione tra imprese, che spesso sono sfociate in un Contratto di Rete, uno strumento relativamente recente, che dà alle imprese la possibilità di offrire al mercato una produzione integrata o di coordinarsi su alcune fasi dell’organizzazione. Abbiamo citato l’effetto (negativo) di una gestione troppo familiare sulla crescita dimensionale. In questo senso, il Contratto di Rete potrebbe fornire una soluzione efficace, in quanto permetterebbe alle imprese di tipo familiare di mettere a fattor comune idee e risorse, per acquisire competenze manageriali altrimenti non accessibili.”

Segnalo a tale riguardo una recente rete che ho creato con altri manager per promuovere l’innovazione e la produttività nel tessuto delle PMI Piemontesi. www.netmanagers.it

Personalmente credo che la cultura digitale debba anche essere messa al primo posto dagli imprenditori che non solo devono investire, come a volte fanno, ma devono utilizzare gli investimenti fatti per cambiare il modo di gestire le proprio imprese, il modo di lavorare delle proprie persone ed il modo di controllare il proprio business.

E’ poco il lavoro da casa, poca la formazione, inutile il controllo con la timbratura dei cartellini, inutili la mole di carta e gli archivi cartacei, inutili gli investimenti ICT in sistemi super accessoriati che poi non sono utilizzati dalle persone perché l’organizzazione ed il personale remano contro la flessibilità delle persone e non sanno fare emergere le idee. La strada da fare nella testa delle persone che hanno posizioni decisionali, e che anche secondo il rapporto sono di età più alta della media degli altri paesi, è sicuramente incompatibile con le esigenze di cambiamento urgenti che ci pressano oggi. Ma a questo non vedo soluzioniTriste.

Per Banca D’Italia calo di produttività e innovazione sono collegati….vediamo come


A conferma di quanto scrivo da anni, la Banca d’Italia in questo report denominato “Il gap innovativo del sistema produttivo italiano: radici e possibili rimedi”, offre spunti interessanti, anche se ormai noti.

Cito parte del sommario introduttivo perché qui si evidenziano già molti aspetti che congiuntamente creano il gap di produttività:

“Il ritardo dell’Italia nell’attività innovativa rispetto ai principali paesi industriali risente della frammentazione del sistema produttivo in molte piccole imprese che hanno difficoltà a sostenere i costi elevati insiti nella ricerca e sviluppo e ad assumersene i rischi. Vi si sommano carenze di capitale umano nelle funzioni manageriali e di ricerca e un’eccessiva flessibilità dei rapporti di lavoro che riduce l’incentivo a investire in attività di formazione.”

Frammentazione del sistema produttivo: il tessuto delle aziende è decisamente padronale e spesso famigliare. Molte sono anche grandi ma mantengono una decisa impronta feudale nella gestione, per cui lo spazio dato ai manager, professionisti nella gestione dell’impresa, è minima se non nulla. Le aziende non crescono perché hanno difficoltà a gestire i costi della forza lavoro, quindi mantengono la flessibilità non creando affiliazione, e questo impedisce anche la crescita culturale dell’azienda stessa attraverso le sue persone.

Secondo la definizione proposta dall’OECD nel Manuale di Oslo (OECD, 2005) e adottata dall’Eurostat nella European Community Innovation Survey (CIS), l’innovazione va distinta tra innovazione di prodotto, di processo, di marketing e organizzativa. Il report in realtà fa riferimento solo al tema della ricerca e sviluppo, gli spunti però sono riferibili anche agli altri aspetti dell’innovazione.

Specializzazione settoriale: Nel caso dell’Italia, il ritardo innovativo rispetto agli altri principali paesi europei è imputabile, in parte, a una specializzazione settoriale sbilanciata verso produzioni tradizionali a basso contenuto tecnologico.

La dimensione dell’impresa: Nell’indagine Istat (2010) la probabilità di presenza di un sito web, l’intensità di utilizzo della rete, la diffusione di applicazioni software gestionali avanzate (ERP e CRM), il ricorso agli acquisti e alle vendite on-line crescono all’aumentare della dimensione di impresa. In Italia la dimensione media di impresa è di circa 4 addetti, un dato inferiore non solo alla Germania (13,3) e al Regno Unito (11,1), ma anche alla Francia (5,8) e alla Spagna (5,3). Si tratta di un dato strutturale che non dipende, se non in minima parte, dalla composizione settoriale dell’attività produttiva: come evidenziato nella tavola 7, il nostro paese presenta una dimensione media inferiore a quella delle altre principali economie europee in quasi tutti i settori manifatturieri. Come mostrato in Banca d’Italia (2010b), lo scarto dimensionale complessivo delle imprese italiane rispetto alla media della UE-15 è attribuibile quasi esclusivamente alle differenze nella dimensione all’interno dei settori.

Struttura proprietaria e manageriale dell’impresa: Appare plausibile l’ipotesi che le imprese familiari presentino in media un maggiore livello di avversione al rischio, quale conseguenza della sostanziale coincidenza tra patrimonio familiare e di impresa, con effetti negativi su crescita, investimenti, internazionalizzazione e innovazione. Le imprese familiari tendono ad avere una minore propensione a ricorrere a management esterno, anche quando scarseggiano le risorse manageriali all’interno della famiglia proprietaria. Queste caratteristiche, poco penalizzanti in periodi di crescita stabile e regolare, possono costituire uno svantaggio più rilevante quando il sistema economico è soggetto a shock esterni e richiede una forte capacità di innovazione e rinnovamento. Secondo i dati del campione EFIGE, le imprese italiane che fanno capo a una famiglia proprietaria sono l’86 per cento, un dato superiore a quello che si registra in Francia (80 per cento), in Spagna (83) e nel Regno Unito (81), inferiore a quello tedesco (90 per cento). Tra queste imprese, quelle che hanno un amministratore delegato appartenente alla famiglia sono oltre l’80 per cento in Italia e in Germania.

La peculiarità italiana diventa evidente quando si isolano le imprese familiari in cui tutto il management è espressione della famiglia proprietaria: queste sono due terzi in Italia, contro un terzo in Spagna, circa un quarto in Francia e in Germania, soltanto il 10 per cento nel Regno Unito. Per quanto riguarda le pratiche manageriali, l’Italia presenta la percentuale più alta di imprese a gestione “accentrata” (85 per cento) e quella più bassa di imprese che utilizzano sistemi di remunerazione individuale incentivanti (16 per cento).

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La qualità della forza lavoro: sul complesso delle imprese manifatturiere, e prescindendo dalla specializzazione settoriale, l’Italia è, anche per questo indicatore, il paese maggiormente in ritardo con una quota media di laureati pari al 6,5 per cento, 2 punti percentuali in meno rispetto alla Francia e al Regno Unito, 4 rispetto alla Spagna e quasi 5 rispetto alla Germania.

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In sintesi

La ridotta dimensione aziendale, una struttura manageriale molto incentrata sulla famiglia proprietaria, l’adozione di pratiche gestionali che lasciano relativamente poco spazio alla delega e all’autonomia decisionale, un basso livello di capitale umano sono caratteristiche del sistema produttivo italiano che si associano a una bassa propensione all’innovazione.

Si però come se ne esce? Fin qui la diagnosi e le cause, ma la cura quale potrebbe essere? se ci fosse?

Il report nella seconda parte tratta delle azioni che si dovrebbero attuare per superare il gap descritto, che vanno da azioni sul mercato del lavoro, al sistema finanziario, passando per l’istruzione e la pubblica amministrazione. Lascio a voi la lettura, non credo però che vedremo significativi cambiamenti nei prossimi anni, considerando l’ampiezza delle azioni.

E’ fondamentale però che gli imprenditori prendano coscienza dei problemi presentati e cerchino di superarli nella propria azienda per creare un ambiente produttivo ed innovativo, quindi dalla diagnosi si traggono i veri insegnamenti. Dobbiamo chiederci, la mia azienda è strutturata per innovare?, ha il giusto DNA?, ha le persone e l’organizzazione giusta? e la Formazione? Parliamone….

Una occasione unica per presentare le proprie competenze e soluzioni, nel panorama Microsoft


Technicalconferences è la prima organizzazione italiana specializzata in conferenze di alto profilo tecnico sui prodotti Microsoft. Nel 2012 e 2013 il programma presentato è pieno di novità, anche per l’uscita di molti nuovi prodotti Microsoft. Da Windows 8 a SharePoint 2013, che arriva insieme a Office come le ultime volte, l’organizzazione ha creato un formato di conferenze a pagamento vincente anche per il mercato italiano.

imageLa scelta di Technicalconferences è una scelta coraggiosa nel panorama economico attuale, perché le conferenze sono a pagamento e il prezzo della partecipazione è adeguato al livello della formazione che viene proposta. Si viene a creare però un circolo virtuoso che da un po’di anni fa si che alle conferenze partecipino sempre le persone che ci si aspetta, e con un livello di interesse nelle sessioni e nelle soluzioni presentate molto alto.

La formazione tecnica è indispensabile oggi più che mai perché solo attraverso l’innovazione si spezza il decadimento di produttività nelle aziende. La formazione tecnica su Microsoft è poi la più adeguata proprio per risolvere i problemi legati ai processi di collaborazione tra le persone che permettono di creare il maggiore valore e risparmio nelle nostre imprese.

Evento

Date di svolgimento

Windows Developer Conference 2012

23-24 Ottobre 2012

Windows Server Conference 2012

25-26 Ottobre 2012

SharePoint Future 2012

27 Novembre 2012

SharePoint & Office Conference 2013

5-6-7 Marzo 2013

Virtualization & Private Cloud Conference 2013

Fine Marzo 2013

Unified Communication Conference 2013

Aprile 2013

SQL Server & Business Intelligence Conference 2013

Maggio 2013

imageTechnicalconferences ha scelto di catalizzare intorno ai singoli prodotti di successo di Microsoft un programma intero di conferenze dove i maggiori esperti italiani e internazionali spiegano ai partecipanti le migliori pratiche e soluzioni per utilizzare le nuove tecnologie. I partecipanti sono essi stessi esperti del settore che hanno una profonda conoscenza delle tecnologie presentate, e investono con le proprie aziende proprio per essere leader nel loro settore di competenza e servire al meglio il business con l’innovazione.

Da anno le conferenze tecniche di Technicalconferences hanno creato una comunità di esperti di alto livello sui prodotti Microsoft, grazie ai quali le aziende decidono i propri investimenti.

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Technicalconferences è un marchio creato da imprenditori del settore che hanno scelto di “studiare” continuamente anche all’estero l’innovazione nel mondo del software e delle applicazioni prevalentemente legati a Microsoft. Le loro società sono: 5DLabs S.r.l.,  ASPItalia,  DevLeap,  EventHandler S.r.l.,  Factory Software S.r.l.,  Gaia S.r.l.,  GreenTeam S.r.l.,  iCubed S.r.l.,  Loader S.r.l.,  ManagedDesigns S.r.l.,  Pialorsi Sistemi S.r.l.,  Pulsar IT S.r.l.,  SolidQ S.r.l.,  ThinkAhead S.r.l. .

Le conferenze hanno ognuna un proprio budget ed i propri sponsor investitori, che in base alla specializzazione iniziano il progetto della conferenza, il cui formato è strutturato, ma in continua evoluzione per accontentare le esigenze sia dei partecipanti che degli sponsor. L’obiettivo de conto economico di ogni conferenza è il pareggio di bilancio e la salvaguardia del valore dei contenuti e delle competenze. Questo differenzia questa organizzazione da tutte le altre. Non ci sono obiettivi di business legati alle conferenze ma la ricerca di sponsor e principalmente legata a due fattori:

  1. Offrire la stessa possibilità di presentarsi ad altre società del settore che hanno un alto livello di specializzazione nel settore specifico, ma non hanno partecipato al nucleo base di investitori che hanno creato l’organizzazione delle conferenze
  2. Il raggiungimento del pareggio di bilancio e la possibilità di offrire contenuti e logistica di alta qualità organizzativa avendo a disposizione maggiori fondi

imageLa struttura delle conferenze permette a chiunque di co-investire in questo progetto di divulgazione attraverso delle attività di Sponsorship che sono molto flessibili e possono essere concordate con me, Silvio Filippi, che appunto sono lo Sponsorship Manager di tutte le conferenze di Technicalconferences.

Il modello è “democratico” nel senso che ogni società del settore può inserire la propria comunicazione all’interno dei siti delle conferenze e alcuni possono anche presentare le proprie competenze in sessioni parallele o postazioni visibili dai partecipanti alle conferenze, che quindi possono interagire con gli investitori e gli sponsor durante le giornate di studio.

Per diventare Sponsor e sostenitore delle conferenze tecniche maggiori informazioni le trovate qui, ma non esitate a contattarmi a questo indirizzo sponsorship.manager@technicalconferences.it

E’ nata una stella, pardon…… una Skilla


La formazione che mancava, o meglio che pochi potevano avere ora c’è ed è a disposizione di tutti.

Skilla

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Cloudea è partner di Skilla perché crede che in questo periodo di rivoluzione il cambiamento è accelerato se le persone imparano ad essere più dinamiche e flessibili e apprendono le “abilità” necessarie per comunicare nel nuovo mondo.

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Oggi le aziende che non sanno comunicare con gli strumenti adeguati, e per certi versi la email è uno strumento vecchio, si trovano in una pessima situazione perché pur avendo buoni prodotti perdono di fronte ad aziende che utilizzano bene i nuovi strumenti e quindi hanno un vantaggio competitivo.

Il problema è grave perché avendo costi più alti di processo, poca innovazione e creatività e non attraendo i giovani talenti, si stanno costruendo una fossa, ma non si rendono conto che stanno sbagliando perché non riescono ad immaginare un modo diverso di comunicare da quello che utilizzano da anni.

Del resto anche quando l’invenzione della stampa diffuse i libri, coloro che non sapevano leggere e scrivere, facevano comunque affari ala vecchia maniera mentre coloro che sapevano leggere e scrivere lavoravano meglio ed essendo informati alla lunga ebbero più successo.

Ora le aziende sono a metà del bivio anche generazionale però in Italia le redini del potere sono ancora in mano a persone “analogiche”.

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Skilla è una formazione multimediale che rivoluziona il modo di comunicare e fare formazione ed in quanto tale sarà immediatamente apprezzato dalle aziende che sanno innovare. Nasce dall’esperienza di Amicucci Formazione nelle grandi aziende italiane. Ora le PMI possono avvalersi di questi supporti formativi per migliorare il proprio capitale umano e raggiungere vantaggi competitivi esattamente come le grandi organizzazioni ma con investimenti limitati e finanziabili dai fondi di categoria.

Se volete avere informazioni su come sviluppare un progetto formativo finanziato con SKILLA e vederlo in azione contattaci attraverso questo modulo

Quando la formazione incontra il “Cloud”: una rivoluzione


Sto partecipando al lancio di una nuova iniziativa dell’effervescente Franco Amicucci e della sua Amicucciformazione, perché l’apprendimento oggi è importantissimo, ma soprattutto perché abbiamo fatto incontrare il Cloud Computing e la sua filosofia dei servizi remoti in abbonamento con la formazione ed è nata Skilla (il link non posso darvelo perché il sito è in test), che sarà disponibile su internet a breve.

Per tutti i formatori d’impresa, per i gestori del capitale umano e gli operatori che hanno a cuore le proprie risorse, finalmente è possibile realizzare la formazione continua, efficace, con poco impegno di tempo e soprattutto per tutte le tasche. Nell’era della riconversione delle risorse verso un più basso costo e prezzo, la formazione acquista un nuovo approccio che non è ne e.learning, ne aula, ma “…PILLOLA”.

Le pillole formative di Franco sono ormai famose , perché utilizzate più di 60 grandi aziende italiane ed anche all’estero, e il database che Amicucciformazione ha costruito negli anni di attività formativa, contiene ormai più di 500 di queste perle di saggezza. L’investimento che è stato fatto per rinnovare le pillole, standardizzarle e renderle accessibili a tutti prenderà luce tra poche settimane, e ne sentiremo parlare.

In anteprima la home page

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E’ una vera e propria rivoluzione nel mondo della formazione, perché collega l’approccio “Cloud” molto di moda oggi per definire tutti i servizi professionali accessibili via internet in abbonamento, con il contenuto ricco ed efficace per la crescita del capitale umano ed intellettuale che Amicucciformazione aveva in magazzino.

E’ un e.commerce di pillole allora? In pratica si, ma permette, con la sua versatilità di realizzare tanti altri scenari, tra cui, una rete vendita sul territorio, formatori certificati che usano le pillole in percorsi denominati “blended” cioè Pillola, Aula, Pillola, progetti formativi completi e convenienti per le piccole aziende e gli artigiani, configurazione personalizzata dei percorsi formativi etc….tutto grazie a Skilla, un vero e proprio motore per la rivoluzione formativa del nostro paese.

Mi perdonerà Franco se provo a dare la mia interpretazione cioè quello che ho capito io partecipando alla presentazione del progetto.

Le pillole sono un condensato di sapienza e conoscenza concentrata in pochi elementi multimediali, dedicati ad un tema. Quelle di Skilla sono standardizzate e contengono tutte i seguenti ingredienti:

  • introduzione, tutorial
  • una sitcom o cartoon
  • un test sugli skills con post-it
  • un gioco didattico
  • una scheda tecnica di veloce riferimento
  • una pdf stampabile di sintesi
  • una analogia artistica (perché in Italia e abbiamo un patrimonio inestimabile che tutti ci invidiano ma non sappiamo valorizzarlo)
  • riferimenti a libri per approfondimento della tematica

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Tutto questo contenuto può essere visualizzato su qualsiasi apparato, anche Smartphone, quindi essere portato sempre con se per essere utilizzato all’occorrenza.

I temi trattati dalle pillole di Skilla sono i più disparati, dalle capacità di vendita a quelle di relazione, insomma sono coperti tutti i Soft Skills aziendali , ma anche i corsi obbligatori come quelli della 626 sono trattati.

La pillola,  finalmente a disposizione delle PMI italiane, è una “droga” per la crescita del capitale umano e della produttività del sistema paese, questa è la vera rivoluzione. Basta inutili corsi in aula , con la pillola si possono progettare dei corsi “blended” che sono veramente efficaci, perché le persone arrivano preparate, avendo avuto la possibilità ed il tempo di “ingerire” le pillole sull’argomento, approfondiscono in aula con esercizi e simulazioni pratiche e ripassano per il resto della vita ovunque con la pillola sempre a portata di mano. Pensate al corso sul “parlare in pubblico”; quando mi serve? Prima di andare sul palco davanti a 200 persone  e allora ecco che mi rivedo la pillola sullo Smartphone la mattina stessa.

Ho pochi soldi e tempo da investire e non posso permettermi corsi in aula, mi guardo la pillola e approfondisco con i libri suggeriti, la guardo e riguardo e faccio gli esercizi, apprendo con facilità senza sforzo, tutto questo con pochi €. Le grandi aziende che hanno incontrato Amicucciformazione già usano questa droga per la crescita, finalmente SKILLA la distribuisce a beneficio di tutto il tessuto economico e sociale italiano.

Inoltre le aziende che possono accedere a finanziamenti per la formazione trovano nelle pillole la sostituzione condensata di ore d’aula valide e certificate, materiale didattico finanziabile dai fondi preposti come ad esempio Fondimpresa.

Insomma, anche nella formazione come nell’ICT niente sarà più come prima dopo l’innovazione che Franco Amicucci ha deciso di portare al grande pubblico aziendale.  Devo dire che non è stata una decisione facile per lui perché significa sviluppare la propria società da atelier della formazione verso il pret-a-porter, per fare paragoni con il modo della moda. Si profila all’orizzonte un periodo di super lavoro e super responsabilità, proprio oggi che era “arrivato” con una azienda solida, risultati importanti e ancora molto da fare con il suo target storico delle grandi aziende.

Io sono contento della sua scelta coraggiosa e lungimirante e  spero che questa “droga” benefica per la salute mentale arrivi in fretta fino ai supermercati in modo che tutti imparino, ad esempio, a comunicare in modo “assertivo” come ci insegna una delle sue migliori pillole, così avremo meno “maleducati” in giro per le strade, oltre che negli ufficiSmile

E se i cosiddetti “paesi in via di sviluppo” fossero più sviluppati dell’Italia?


Sono tornato dal Cile dove ho vissuto con amici in famiglia  per 15 giorni quindi non ho avuto la “classica” esperienza da turista ma un po’ di immersione nella vita quotidiana delle famiglie cilene di ceto medio. Al di la delle solite differenze di modelli di vita una cosa che mi ha colpito e vorrei riportare è il rapporto che le persone di ogni età hanno con la tecnologia e con internet. Su questo aspetto il Cile è senza nessun dubbio più avanzato che del nostro paese, per qualità dei collegamenti, per diffusione delle competenze informatiche tra il ceto medio, per la diffusione degli accessi ad internet Wi-Fi gratuiti in tutto il paese e vi faccio alcuni esempi.

Le persone con cui ho vissuto, alcuni ai 60 anni usavano regolarmente il Personal Computer per comunicare con i propri amici e colleghi di lavoro, gli strumenti più popolari sono Skype e Google e hanno la mail sullo Smartphone di cui c’è una buona diffusione soprattutto per quanto riguarda l’Iphone. Quello che più colpisce viaggiando per il paese è vedere aree di servizio, locali, bar etc… con persone con il proprio personal computer sul tavolo collegate ad internet attraverso il Wi-Fi gratuito offerto dal locale. Ritornati in Italia da Parigi mi scontro con la dura realtà europea dove l’accesso Wi-Fi non è gratuito, al massimo ti offrono 15 minuti free come al Charles De Gaulle.

Anche le organizzazioni pubbliche sono adeguate alla realtà con servizi via internet a cui ogni cittadino può accedere con la propria carta di identità elettronica. Io ho sentito i miei cari in Italia con pochi Euro chiamandoli con Skype durante gli spostamenti o in Hotel o a casa degli amici. Ci sono in giro per Santiago pubblicità che propongono la larga banda a 120 Mb per gli accessi residenziali, la stanno testando è vero però da noi è ancora da venire.

In Italia purtroppo ci sono state leggi che hanno bloccato la diffusione degli accessi Wi-Fi e questo oltre ad avere favorito le società di telecomunicazione con la diffusione delle chiavette internet, più rare in Cile ad esempio, non ha aperto la strada alla diffusione di una una grande quantità di porte di accesso gratuite sul territorio.

Nel complesso quindi più che un paese in via di sviluppo o emergente il Cile rispetto all’Italia dal punto di vista dell’accesso alle tecnologie Internet offre molti vantaggi.

Persino nella moneta il Cile ha cercato di essere innovativo emettendo banconote di carta fatte di un materiale plastificato che è praticamente indistruttibile, non si sporca e si può lavare. I Cileni che sono molto critici con il proprio paese, e sembrano gli Italiani, dicono che il loro governo a così tanti soldi da buttare che mentre gli altri paesi per risparmiare fanno la carta moneta in Cile il Cile fa fare queste nuove banconote in Sudafrica perché vuole sempre essere all’avanguardia. Sarà che i soldi il governo li ha veramente anche se all’estero, anche per via del rame che esporta in quantità e che aumenta di prezzo continuamente.

Per questo che la moneta è molto forte rispetto alla nostra ed il tasso di inflazione più alto ma controllato. Infatti la moneta  Il “Peso” Cileno in 15 giorni di mia permanenza in Cile ha continuato ininterrottamente a crescere di valore rispetto a Euro e Dollaro poiché il tasso di cambio del primo giorno era intorno ai 680 pesos per 1 Euro mentre l’ultimo giorno ho cambiato a 660, i prezzi dei generi alimentari e dei bisogni primari invece sono bassi.

Non mi stupisce che i giovani Cileni, a domanda diretta, rispondono che non verrebbero a vivere  in Europa e men che meno in Italia, neanche se li pagassero perché pensano seriamente che noi abbiamo così tanti problemi economici rispetto a loro che rischiamo la bancarotta in 2 anni. Io spero si sbaglino ma i segnali che ci danno le scelte economiche del nostro Governo vanno tutte in quella direzione. Durante la crisi del 2009, ad esempio, il nostro potere di acquisto è drasticamente diminuito e contemporaneamente i Governi dei paesi “sviluppati” tra cui l’Italia hanno speso ingenti somme per salvare le Banche e sollevare l’economia. In Cile il Governo di allora avendo ben chiaro che l’economia la sollevano le persone se riescono ad avere i soldi per acquistare e hanno utilizzato ingenti somme per detassare, semplificare e dare contributi reali alle persone senza aiutare invece le banche e le grandi aziende. Risultato: l’economia  ora è in fermento  ed i giovani sono ottimisti, che è la cosa più importante. Qui da noi semmai i giovani sono incoscienti e storditi dalla impossibilità di entrare nel mondo del lavoro, ma anche di aprire iniziative in proprio per mancanza di fondi e complessità burocratica o poche infrastrutture.

Anche in Cile però ci sono dei problemi grossi ed in questo momento i giovani si stanno battendo per avere l’istruzione a costi più accessibili, come qui  da noi quindi consiglio motivo ai nostri ragazzi semmai di  studiare in Italia, magari con viaggi all’estero, ed una volta finita l’università considerare che altrove, anche nei cosiddetti paesi in via di sviluppo ci sono migliori opportunità di lavoro. Qui da noi i potere delle decisioni è ancora nelle mani di pensionati o  pensionabili che hanno troppo interesse a non cambiare lo status quo, altro che “innovazione”.

L’Italia è per Microsoft un laboratorio straordinario per il Cloud ma…


Questa settimana in Italia c’è Kevin Turner COO di Microsoft e ieri sul Sole 24 stampa si legge nuova notizia sulle potenzialità del Cloud Computing in Italia (qui l’articolo online), contemporaneamente ieri mattina stavo discutendo  di tutte queste opportunità con il responsabile di una società di servizi di assistenza dedicati alle piccole e micro aziende e si rifletteva sul fatto che molti dei suoi clienti hanno problemi di banda o addirittura sono praticamente isolati perché non arriva l’ADSL.

Un paese delle intenzioni e delle potenzialità che si scontra con i fatti, al di la delle dichiarazioni di intenti, che ultimamente sono riportate dai media, come le notizie sulla 100Mbps nelle grandi città, qui sotto vediamo come siano ancora pochi i capoluoghi di regione coperti da ADSL con velocità maggiori di 4 Mbps.

In realtà anche in questa analisi sono prese in considerazione solo le città principali. Se ci spostiamo nelle province la situazione è a macchia di leopardo e dipende dallo stato delle centraline Telecomitalia unico operatore che ha una diffusione veramente capillare. Fastweb sappiamo che copre solo le città e poco le provincie e altri operatori come Vodafone fanno riferimento alle reti Telecom e Fastweb.

Andando a vedere il primo rapporto sull’innovazione nell’Italia delle regioni presentato a Genova il 21 febbraio 2011, RIIR,  cito:

“…in Europa la Digital Agenda chiede ai Governi di impegnarsi per portare nei prossimi tre anni al 100% della popolazione l’accesso alla rete, e la banda ultra larga al 50% della popolazione con orizzonte 2020, come condizione primaria per realizzare quello sviluppo sostenibile…”

e questa è la situazione nelle regioni italiane

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Al di là dell’analisi del grafico che trovate sul rapporto è impressionante il commento che riporto integralmente, confrontando gli obiettivi ambizioni dell’Europa con quelli miseri e da terzo mondo ma purtroppo molto realistici dei politici del nostro paese.

“…portare la larga banda ad almeno 20 Mbps al 40% delle popolazione che attualmente deve accontentarsi di una banda inferiore, in prospettiva non sufficiente rispetto all’evoluzione dei servizi offerti. Nel corso del 2009 il piano governativo per la banda larga a 20 Mbps ha avuto alterne vicende e non è decollato….”

la frase si commenta da se.

Ma queste sono dichiarazioni di intenti che lasciano il tempo che trovano; la realtà è che le cablature Telecom sono obsolete, infatti da più parti mi raccontano di situazioni di usura rattoppi, mancanza di manutenzione anche in zone periferiche vicino alla grandi città industriali del Nord, figuriamoci dove non ci sono forti interessi economici  come nelle isole ed in generale al sud.

Io non sono  pessimista per natura, ma indubbiamente lo sviluppo del Cloud Computing in Italia va di pari passo con l’accessibilità ai servizi di Banda Larga e quindi con il rinnovamento dell’infrastruttura di rete fisica di Telecomitalia. Su questo tema racconto ancora un aneddoto che mi è stato riportato: due anni fa al TOSM di Torino Telecomitalia ha presentato Impresa Semplice e le soluzioni Cloud. Quando una persona del pubblico ha evidenziato ad uno dei referenti il problema delle cablature obsolete e della mancanza di connettività in molte zone periferiche, la risposta è stata: “…questo non è di nostra competenza…” inteso come gestori dell’offerta Impresa Semplice,…no comment.

Cosa resta da fare per le aziende che vogliono utilizzare l’offerta Cloud Computing perché per loro ha molti vantaggi ? Prima di avventurarsi su questo terreno strategico è bene che facciano un bel Check up di connettività delle location da cui dovrà fare accesso ai servizi e investano per ricevere adeguato servizio di banda. Le soluzioni ci sono, da quelle meno costose a quelle più costose, e  bisogna inserirle nel business case dell’adozione del Cloud, e considerare bene il tema della capacità di banda evitando di dare per scontata la sua presenza e affidabilità. Lo stesso vale se si hanno location estere in paesi emergenti (anche se molti hanno infrastrutture migliori dell’Italia), verificare sempre l’accesso e la banda disponibile, considerando che è l’elemento fondamentalmente critico di tutti i sistemi di Cloud Computing, e, mentre la sicurezza dei dati è ampiamente dibattuta e in parte risolta, di questo se ne parla troppo poco tra gli operatori ICT. E’ necessario cambiare l’approccio al tema “banda” se si vogliono utilizzare le opportunità del Cloud Computing: da voce di costo ad investimento; investire in banda per le aziende oggi è come inverstire nelle infrastrutture di base come magazzini, macchine produttive, accessibilità fisica con strade e autostrade etc…quindi a maggior ragione se si basa il proprio sistema informativo su servizi remoti, l’accessibilità ai servizi deve essere l’investimento primario. Ecco perchè, ad esempio, Vodafone, che offre i servizi di Collaboration nel Cloud di Microsoft collegati alla propria Rete Unica, per i clienti che li adottano richiede l’upgrade ad HDSL obbligatorio, onde evitare percezioni sbagliate di inefficienza dell’intero sistema per mancanza di connettività adeguata.

Dai canali di comunicazione alla piattaforma, una sfida per HR


Un anno fa in occasione della preparazione alla SharePoint conference 2010 di Marzo scrivevo questo post che riporto integralmente;

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Documenti, documenti, documenti,……e quindi “gestione documentale”, problema da risolvere; ma siamo sicuri che tutta la nostra conoscenza e le informazioni debbano essere contenute in documenti? Oggi che la conoscenza planetaria è sul web, nelle nostre povere organizzazioni di business siamo sommersi da documenti, ma anche mail, fogli excel etc… Poco importa se sono cartacei o digitali, anche se la gestione dei documenti digitali è di gran lunga meno onerosa, quello di cui non riusciamo a liberarci è la “conoscenza documentale”.  (altro…)