Impegno per l’ambiente: è il momento di agire…smettiamola di parlare solamente


E’ bello scoprire che esistono società che hanno questa mission e vision… e sono italiane

I Valori di NWG

NWG - Vision & mission

Il nostro obiettivo è assicurare uno stile di vita migliore alle famiglie italiane e alle generazioni future

Diffondere tecnologie a basso impatto ambientale e comportamenti ecosostenibili promuovendone l’utilizzo alle famiglie e alle piccole e medie imprese è ciò che ci siamo proposti fin dall’inizio.

La nostra è una politica aziendale che mira, infatti, a conciliare gli obiettivi economici con quelli sociali e ambientali nell’ottica di assicurare un futuro migliore e più sereno alle generazioni future.

Il nostro paese è fatto al 90 % da piccole imprese che con le famiglie sono il vero network economico del paese. Finora con Cloudea ho cercato di diffondere una nuovo cultura dell’informatica per dare a questa realtà le stesse opportunità che hanno le grandi aziende per quanto riguarda la produttività. Adesso è il momento dell’ENERGIA.

Energia sostenibile per contrastare e cancellare con il tempo il potere del petrolio, che sta distruggendo l’ambiente e la società. Le ricchezze accumulate a spese dell’ambiente dal business del petrolio sono enormi. L’energia sostenibile per uno sviluppo eco responsabile deve anche essere economicamente gestito in modo differente. Non ricchezza in mano a pochi ma distribuzione delle ricchezza a tutta la comunità.

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Ecco cosa significa per NWG “….Il nostro obiettivo è assicurare uno stile di vita migliore alle famiglie italiane e alle generazioni future….”. Dare a tutti la possibilità di vivere con maggiore ricchezza senza rovinare l’ambiente che ci circonda.

Entrare in questo network e cominciare a fare del bene a se stessi, e dare un futuro migliore i propri figli è per me un dovere considerando la visione che ho sempre avuto, infatti sono entrato ed ho scoperto un mondo di opportunità.

Una via per la libertà esiste…


Prima di capire che serve una via per essere liberi, bisognarebbe avere la consapevolezza che siamo, tutti o quasi, schiavi del sistema economico e politico in cui viviamo, che qualcun’altro ha creato per i propri interessi.

Tutta la cultura occidentale si basa sulla fede nella bontà del sistema capitalistico per la ricchezza ed il benessere delle persone, ma già quando negli Stati Uniti si stava scrivendo la costituzione democratica si ponevano consapevolmente le basi per una struttura oligarchica della società. La proprietà privata, gestita come lo è oggi, alla luce di quanto sta sucedendo e su basi scientifiche può solo portare all’accumulo della riccheza in poche mani. Oggi 81 super ricchi del mondo possiedono 1/2 della ricchezza del pianeta. I fondi di investimento Blackrock, Vanguard Group, Fidelity,Capital Word, State Street, T Rowe Associates, Berkshire Hataway, Goldman Sachs, e pochi altri posseggono una ricchezza in aumento che nel 2011 valeva 650.000 miliardi di dollari. Per fare la giusta proporzione lo stesso anno il PIL del pianeta era di 75.000 miliardi di dollari, 1/10 della ricchezza finanziaria in mano ai principali fondi di investimento globali.

Se si considera che gli stessi fondi posseggono le società di rating, in gioco è fatto. Declassare, investire, arricchirsi, inflazionare, creare prodotti finanziari elaborati, distribuire ai ricchi partecipanti al gioco, è quello che sta succedendo negli ambienti finanziari, fuori da ogni controllo governativo, dal momento che gli stessi governi sono soggiogati dal debito creato dalla loro incompetenza.

Le iniezioni di liquidità, che creano bolle speculative, i derivati che aumentano la massa monetaria globale e che sono venuti alla ribalta con i “titoli tossici” sono attività finanziarie all’ordine del giorno, per creare ricchezza per pochi dal nulla. Tutti gli altri vedono solo le briciole di questa ricchezza e subiscono l’effetto finale che è l’inevitabile inflazione continua. I prezzi aumentano sempre, come mai non diminuiscono? Solo quelli della tecnologia diminuiscono perchè la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti crea un effetto virtuoso. Tutti i prezzi aumentano senza apparente necessità. Ogni anno per vivere abbiamo bisogno di più soldi, noi che siamo i servi della gleba del nuovo “capitalesimo” neologismo descritto dal libro omonimo di Paolo Gila (ed. Boringhieri 2013).

Film come IN TIME rappresentano bene questo fenomeno, con l’allegoria del tempo che ci manca per morire e che diminuisce continuamente, perchè con i minuti acquistiamo le cose che ci servono per vivere e siamo pagati per il lavoro. Ma il prezzo delle cose che ci servono aumenta sempre quindi la lotta contro il tempo che diminuisce verso la morte, nel film è una battaglia persa. Noi oggi conosciamo bene l’aumento del costo della vita. Questo ci

costringe a vivere con la testa bassa per lavorare senza pensare, mentre qualcuno gode della ricchezza che produciamo e quando crediamo di avere raggiunto un po di ricchezza anche noi, tutto aumenta, e scoppia qualche bolla, qualche crisi creata ad hoc ci rimette sulla strada della soggiogazione al nostro destino di schiavi.

Meno male che l’Euro ci ha dato stabilità, sembra, ma è evidente che è stato creato per agevolare i grandi fondi di investimento nella loro attività di controllo dei Governi e delle politiche continentali. Oggi L’Europa ed in particolare l’Italia sono soggiogate dal debito pubblico, ma non sono esenti altri paesi con economie avanzate. I fondi possono decidere liberamente quale paese fare fallire, dove creare bole specuative semplicemente spostando i flussi monetari con un computer. Tutti gli investimenti sono governati da software in telligenti che eseguono milioni di transazioni automticamente in cascata, quindi creare una crisi è questione di volontà e di un click. Le leggi di regolamentazione sono fatte da Governi, ma i governi sono “posseduti” o “soggiogati” da interessi economici quindi non può esistere la democrazia. I governi stessi devono vivere e lottare per difendere il paese dal debito, dai fondi stessi, e permettere a se stessi ed al proprio popolo di sopravvivere, non nanno risorse per creare benessere. Intanto il sistema capitalistico permette a pochi super ricchi di accumulare ingenti ricchezze e costringe gli altri alla povertà.

In questo articolo apparso sul settimanale l’Internazionale poco tempo fa viene descritta bene la situazione in cui viviamo http://www.slideshare.net/Silviofilippi/neodemocrazia-e-capitalismo. Non è l’unico scritto su questo tema. In realtà se cercate bene la rete, e la stampa internazionale sono piene di riflessioni sulla situazione attuale. I Italia si legge solo delle nostre beghe politiche e dell’Europa, ma da altre parti si discute di cose più fondamentali che ci toccano, se desideriamo veramente la libertà.

Io credo che un passo verso la nostra libertà sia comprendere, e poi agire con consapevolezza, cercando di vivere senza favorire ove possibile quelli che ci stanno soggiogando. Purtroppo più di questo senza una rivoluzione sociale non si può fare.

Una parte di autori che ci aiutano a comprendere la realtà in cui viviamo e ci rendono più liberi sono altre a Gilda, Jeremy Rifkin, Mark Buchanan, Von Mises (1900), il sito www.usemlab.com, Monia Benini, e tutti gli autori che scrivono su l’Internazionale di cui consiglio vivamente l’abbonamento.

E’ possibile lavorare bene in Italia con lo “Smart Working” ?


Alla presentazione della ricerca dell’Osservatorio “Smart Working” della scuola di amministrazione del Politecnico di Milano, sono presenti come sempre quasi 200 persone e altrettanti sono online collegati al video streaming. La scelta di non costringere le persone a muoversi ma dare la possibilità di seguire l’evento dall’ufficio o da casa è in linea con la modalità di lavoro promossa da questo osservatorio e dai suoi partners.
Mariano Corso, Ordinario di Organizzazione e Risorse Umane del Politecnico di Milano e responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, che ha presentato i risultati della survey realizzata su 200 manager italiani, focalizzandosi su tre aspetti che insieme definiscono il profilo del cosiddetto “Smart Working”: l’organizzazione flessibile dello spazio e dell’orario di lavoro, il supporto dato dagli strumenti ICT e il cambiamento degli spazi fisici all’interno delle imprese, che in molti casi, fra cui Microsoft, è un ottimo punto di partenza per l’innovazione del lavoro. Personalmente ho sempre lavorato così o quasi, prima in Accenture con le postazioni di ufficio “prenotabili”, i “cubotti” per mettere la propria poca carta rimasta e tante risorse accessibili attraverso il portale intranet. Sempre da consulente, solo in lunghi progetti presso i clienti potevo aspirare ad avere una scrivania quasi fissa, comunque anche qui per motivi di spazio quando qualcuno era assente altri occupavano la postazione libera. In Microsoft, lavorando tra Torino e Milano, da subito ho imparato, anzi ho continuato ad avere le mie cose in spazi “virtuali” più che reali, anche se una scrivania assegnata fino al trasloco nella nuova sede di Peschiera Borromeo l’ho avuta. Successivamente tutte le postazioni e gli uffici sono diventati flessibili e assegnabili su prenotazione in base alle esigenze. Da sempre però Microsoft ha offerto ai dipendenti la linea Adsl veloce, la chiavetta internet e tutti gli strumenti, come la Unified Communication per essere reperibili ovunque e lavorare da casa. Quando ho creato Cloudea, utilizzando i servizi Cloud per la produttività di Office 365 la flessibilità dello spazio è diventata naturale e oggi tutti i documenti sono scannerizzati immediatamente all’arrivo e conservati su SharePoint Online accessibili ovunque. I colleghi, ma anche i collaboratori esterni, i clienti e alcuni fornitori sono integrati nella rete di comunicazione di Lync Online per cui le comunicazioni sono immediate e sicure. Skype viene anche utilizzato ma solo per le comunicazioni relative alla vita privata. Le caselle mail di Exchange online che mi seguono ovunque come i calendari ed i contatti condivisi con i colleghi permettono di essere disponibili immediatamente per i clienti anche quando viaggio. In pratica ho imparato a dividere gli luoghi di lavoro dal punto di vista della rumorosità dell’ambiente o della disponibilità di internet veloce per fare riunioni online, che sono giornaliere, piuttosto che per posizione fisica di ufficio. Quando serve utilizziamo un ufficio “in affitto” potenzialmente disponibile in qualsiasi città e se non ci sono visite da clienti o eventi a cui bisogna presenziare di persona, si lavora da casa. Cloudea è per nascita e scelta una società dove lo Smart Working è l’unico modo possibile di lavoro e devo dire che questo è apprezzato da tutti.

Intanto vedo intorno aziende che sono organizzate e lavorano con strumenti vecchi e modalità lontane, lamentando una produttività sempre più bassa e difficile da comparare con i concorrenti stranieri che sono tecnologicamente più attrezzati per lavorare con nuovi processi ed organizzazioni più efficienti. Ci sono troppi miti da distruggere per arrivare ad essere veramente efficienti ed efficaci lavorando in modo nuovo. Primo fra tutti “il tempo”; l’orario del lavoratore “smart” deve essere flessibile. Non tutti però lo possono essere, perché alcuni lavori legati alla produzione e quindi alle macchine, oppure quelli legati “al pubblico” devono avere la certezza dell’orario. Una buona parte di attività invece se si scollegano dai ritmi sincroni, ma utilizzano anche strumenti asincroni, come accessi alle informazioni in qualsiasi momento della giornata, e ovunque, possono diventare temporalmente flessibili. Il loro controllo, che ci deve essere deve però essere regolato da obiettivi e non dalla presenza in un luogo o online per un certo tempo. L’altra dimensione che deve essere considerata diversamente è lo spazio: con gli strumenti giusti lo spazio per i lavoratori delle informazioni, non esiste come vincolo.

In realtà non è cosi’ perché ci sono spazi idonei e connessi ed altri meno idonei e meno connessi online. Ci sono spazi per riunioni, per eventi o per concentrarsi, spazi comodi senza necessità di viaggi, e spazi scomodi ma necessari per stringere la mano a persone e guardarle negli occhi. Insomma il concetto di spazio diventa funzionale alla tipologia di lavoro o relazione che si vuole svolgere. Le aziende che hanno realizzato lo smart working hanno aumentato la produttività perché le persone avendo più servizi e flessibilità lavorano più serene, hanno ridotto alcuni costi e complessivamente poiché la tecnologia costa sempre meno degli spazi reali, risparmiato. E’ il segreto di pulcinella per essere competitivi oggi, ma allora perché molte aziende non hanno progetti di innovazione che vanno in questa direzione. Perché gli imprenditori per primi non lo applicano alla propria vita lavorativa e di conseguenza neanche la maggior parte dei manager di conseguenza non si sente la necessità di cambiare modo di lavorare in molte aziende, salvo poi lamentarsi del calo di produttività? Dall’osservatorio e dalla ricerca presentata al pomeriggio da Doxa si comprendono tutte le problematiche collegate. Per il momento gli esempi realizzati sono di grandi aziende: Tetrapack, Barilla tra i vincitori del premio del MIP.

In sintesi ogni cambiamento sulle persone è complesso e richiede molto lavoro di formazione che oggi nessuno viole affrontare essendo altre le urgenze. La ricerca dell’osservatorio ci svela i benefici realizzati da chi l’ha adottato ed i blocchi al cambiamento di chi invece non l’ha fatto. L’executive summary come sempre è accessibile tra qualche giorno gratuitamente da www.osservatori.net, ed il report completo per gli utenti premium abbonati. Gli strumenti per realizzare lo smart working lo trovate su www.cloudea.it e www.cloudea.net e noi siamo a disposizione per qualsiasi aiuto a realizzare i progetti di innovazione in tale direzione.

Ecco come Euro, Governi, Meteo e Speculazioni finanziare sono collegati e la distruzione del pianeta non si fermerà


Non è stato semplice, ma leggendo qua e la sui soliti temi di interesse comune, e soprattutto evitando accuratamente l’informazione televisiva e giornalistica Italiana mi sono fatto un quadro chiaro di come vanno le cose e delle poche o nulle prospettive, che hanno le generazioni future. Non sto parlando dell’Italia, per cui sarebbe facile prevedere una morte lenta per asfissia economica, per quel paese che conosciamo oggi, e forse una rinascita in mano a Cinesi e Tedeschi.

Sto parlando del pianeta e della condizione del 99% delle persone, anche nei paesi sviluppati sono ridotte a servi della gleba nel nuovo feudalesimo finanziario che si sta profilando. Le letture da cui ho preso le informazioni sono alla portata di tutti ed io ho semplicemente collegato notizie a riflessioni sul Tempo Meteo, sulla Crisi Finanziaria, con la crisi dei Governi e le scelte attuali che alcune nazioni stanno facendo. Citerò in particolare il settimanale “Internazionale” una delle poche fonti di informazione serie rimaste in Italiano per chi non vuole leggere i giornali in lingua straniera. Infatti  riporta una selezione di stampa da tutti i paesi esclusa l’Italia. Altri spunti sono presi dal libro “Il Capitalesimo” di Paolo Gila che mi ha permesso di comprendere a fondo i fenomeni degli ultimi mesi e la direzione del futuro.

Ma veniamo al cuore della riflessione conclusiva che spiegherò: “Ci sono forze finanziarie potenti che governano il mondo al di sopra dei governi e queste forze ci stanno portando alla rovina per puro interesse di pochi assetati di ricchezza e potere che si nascondono dietro alle grandi organizzazioni bancarie.” Noi, la gente comune, non abbiamo nessun potere per contrastarle. Una cosa però possiamo fare: non partecipare alla nostra eliminazione ed evitare comportamenti che favoriscono queste forze di distruzione globale. Insomma se tutti remiamo contro queste forze, forse ritarderemo gli effetti negativi per la nostra economia casalinga e per la nostra salute e quella del pianeta oltre che per la democrazia, e magari riusciremo anche a fare cambiare la direzione di marcia che oggi è prevalentemente connivente con queste forze.

La cosa difficile è comprendere le dinamiche e spiegarle alle persone che non hanno lo stesso background culturale, hanno fedi che non permettono di decidere liberamente e soprattutto sono inebriate dall’informazione comune. Del resto è nell’interesse di queste forze non condividere  quello  che sta succedendo, e mistificarlo, in realtà però nessuno riesce a controllare una situazione che si è creata perché ognuno agisce nel proprio interesse per arricchirsi a dispetto deli altri e del futuro del pianeta.

LE COMPONENTI DELLA SITUAZIONE ATTUALE

SPECULAZIONI FINANZIARIE: Ci sono organizzazioni finanziarie che sono in grado di investire quantità di denaro superiori ai deficit dei governi ed al PIL delle nazioni, quindi in imagesCANH82A7pratica condizionano le stesse scelte politiche con azioni sui mercati internazionali. Il caso Spread dell’Italia prima di Monti, è stato governato ad arte da fondi internazionali senza scopi politici, ma per avidità, e ogni nazione o organizzazione debole può essere nel mirino se serve ai fini speculativi. Solo BlackRoch vanta liquidità pari a circa 4.000 miliardi di dollari per investimenti. Si consideri, su questo tema, che la massa monetaria M3 dei derivati è fuori controllo ormai e che con le transazioni ad alta frequenza ordinate automaticamente in millisecondi dai software utilizzati e dai computer potenti si creano crisi ed anomalie come cadute e risalite veloci degli indici fuori dal controllo umano. Inoltre il potere delle società di rating e la grande liquidità che sia USA che il Giappone hanno dovuto immettere sul mercato per riprendersi avrà inevitabili effetti in bolle speculative ed inflazione.

LE CONDIZIONI METEREOLOGICHE DEL PIANETA:  Uragani più frequenti, Tsunami, disastri ecologici e anche il maltempo in Italia Nord Occidentale fanno parte di uno stesso uraganoproblema che tutti ormai riconoscono; l’innalzamento della temperatura terrestre di pochi gradi, oggi siamo intorno a + 1.5/2 ma altri 2 o 3 gradi in più sarebbero disastrosi, provoca scompensi e cambiamento delle stagioni, delle condizioni meteo con aumento di situazioni anomale rispetto alla norma che stiamo tutti subendo. Ogni consumo di petrolio e elaborazione di derivati del petrolio con emissione di CO2 peggiora la situazione, ma non ci sono scelte importanti  dei governi più inquinanti, Stati Uniti, Cina etc… che vadano nella direzione della riduzione delle emissioni.

EURO: Le monete uniche, come l’Euro, e tra poco magari il “Gulfo” per il medio oriente, monetapaventata dai paesi del golfo, sono una manna da cielo per gli speculatori che riescono a muovere i flussi finanziari con maggiore semplicità tra i vari mercati  per massimizzare il loro guadagno. Qui ci sono altri problemi connessi come la paura della Germania dell’inflazione che hanno avuto ad inizio del 1900 che porta ad una politica della BCE restrittiva e la predisposizione sempre della Germania alla conquista ed alla egemonia sugli altri paesi Europei. L’Italia nella realtà conta pochissimo in ogni scelta Europea nonostante ci facciano credere il contrario.

GOVERNI: I governi, soprattutto quelli deboli come il nostro, non hanno alcun potere per fronteggiare la speculazione finanziaria se ricade su di loro, e dovendo difendere anche le banche del proprio paese non riescono a fare gli interessi dei cittabancarottadini. Le priorità, come il recupero di produttività con la flessibilità sociale, la riduzione dei vincoli legislativi e l’utilizzo delle nuove tecnologie  e l’aumento del gettito fiscale con la lotta all’evasione e soprattutto ai paradisi fiscali, oltre che la privatizzazione dei servizi pagati  dallo stato come avviene nei paesi scandinavi, sono soluzioni possibili all’attuale crisi del debito,  ma la loro efficacia in contrasto con lo strapotere finanziario internazionale dei fondi speculativi, è possibile solo se esiste una profonda etica sociale della collaborazione per il bene comune all’opposto dell’individualismo corporativo in cui viviamo.

In Italia siamo molto lontani da questa situazione per cui siamo terreno fertile per speculazione sui titoli di stato, e per acquisti speculativi e colonizzazioni sempre più frequenti da parte degli investitori stranieri. Il nostro potere decisionale non solo all’estero ma nel nostro stesso paese diminuirà fino all’impotenza economica della nostra democrazia. E’ interessante vedere come l’informazione ci fa credere che il nostro problema sia il debito pubblico mentre  gli USA che il Giappone che la Germania stessa hanno un debito pubblico più alto del nostro anche in %. Il vero problema è l’immobilismo strutturale che uccide ogni tentativo di crescita e favorisce l’economia sommersa e le organizzazioni criminali che hanno sempre lottato contro le istituzioni ufficiali. Se si calcolasse il contributo dell’economia sommersa il debito pubblico verso il Pil avrebbero valori molto differenti.

Non parlo per ora di altre entità in gioco nello scacchiere internazionale sono: il Cybercrime tra organizzazioni e paesi in aumento, la ricerca di energie alternative per non dipendere dai paesi arabi e soprattutto la tendenza dei musulmani alla ricerca di una dimensione lontana degli schemi occidentali anche con la forza che sfocia in guerre civili violente come quella Siriana, per costruire un nuovo equilibrio del sud del mondo Orientale.

LE SCELTE IN CORSO

Alla luce della situazione di base come descritta stanno avvenendo scelte dei governi che contano che potrebbero essere condizionate dai poteri finanziari, e altre scelte delle banche che vanno contro ogni buon senso per il futuro del pianeta.

Cito Will Hutton che scrive sull’Internazionale: “… quella che venticinque anni fa era una convinzione diffusa – che il mondo dovesse contrastare i cambiamenti  climatici – si sta sgretolando. I singoli paesi si sfidano in una gara a passo di gambero, eliminando via via le (poche) penali per la combustione dei carburanti fossili. …. I mercati sono convinti che le 200 imprese energetiche più importanti del mondo bruceranno tutte le loro riserve fossili e le spingono a cercarne altre. Chi le fermerà? Per ora nessuno…”

La diffusione di Energie Alternative e Sostenibili che ci devono portare verso la terza rivoluzione industriale ed una ripresa sana dell’economia e della nostra libertà di sperare si sta sgretolando contro la resistenza strenua ma con molte risorse finanziarie del vecchio mondo legato al petrolio, al consumismo e ha tutti gli interessi consolidati in gioco.

Cito The New Yorker sull’Internazionale:”…terra-nel-petrolio

Nei prossimi mesi il presidente degli
Stati Uniti Barack Obama deciderà se
approvare la costruzione
dell’oleodotto Keystone, che
dovrebbe trasportare petrolio greggio
dalle sabbie bituminose dell’Alberta,
in Canada, alle raffinerie del golfo del
Messico…….”

Per estrarre il petrolio dalle sabbie bituminose serve energia prodotta da combustibili  fossili. Il risultato è che per ogni barile di petrolio estratto dalle sabbie bituminose, nell’atmosfera viene immessa una quantità di CO2 maggiore di quella prodotta
dall’estrazione di un normale barile di petrolio.
Se bloccherà il progetto, Obama non risolverà il problema dei consumi. Ma metterà un freno alla marcia verso la catastrofe climatica”.

Sono queste notizie che appaiono nelle pagine interne dei giornali che sono segnali forti della direzione che stiamo prendendo. La fine delle risorse petrolifere non si sta combattendo accelerando l’energia sostenibile con la ricerca, infatti i pannelli solari sono troppo cari e le persone non li adottano ad esempio, ma si continuano a cercare fonti alternative di petrolio per “ingrassare” l’economia esistente, perché chi decide ha tutti gli interessi, o perché è succube politicamente o perché connivente economicamente, a favorire la concentrazione della ricchezza e del potere in poche mani e quelle mani non sono i nostri poveri governi democratici. Parlando di Italia, che vive un po’ ai confini del mondo: negli anni i politici invece di difendere a democrazia ed il potere dei cittadini hanno fatto i propri interessi cercando di stare a galla nel panorama internazionale, ma evidentemente non le l’hanno fatta e noi affonderemo con loro se stiamo qui.

Esiste una soluzione a questo destino di servi della gleba?

Trovare una via di uscita e’ il pensiero ricorrente di tutti , ma per ora le idee sono solo nella sfera personale e non sociale. Ad esempio vivere di cose semplici e locali ai confini dell’economia e sfruttare tutta la tecnologia recente per stare in contatto con altri simili creando una economia alternativa a quella ufficiale. Potrebbe essere una idea, anche se richiede cambiamenti radicali nei comportamenti: investimenti in una casa passiva, un lavoro per cui basta la “rete”, o lavorare la campagna, la scelta di una zona connessa bene a servoInternet, e di un paese non toccato troppo dalla finanza internazionale $ € Yen che non permetta agli speculatori di entrare, soprattutto vivere in un paese a debito pubblico molto basso. Questi paesi però sono spesso poveri di servizi sociali gratuiti e quelli a pagamento sono cari, e a volte sono in zone di instabilità politica, oppure è difficile emigrarvi per le barriere all’ingresso come la lingua e le leggi per l’immigrazione.

Se non si può scappare dal mondo che ci sta distruggendo, almeno lottare con tutte le forze remando contro in base alla propria posizione: ad esempio parlando ad un cittadino Europeo ed Italiano, ma comunque non Tedesco, direi che dovrebbe lottare contro l’€ tedesco favorendo una Europa separata dalla Germania, una specie di € di serie B che euro tedescostampi liberamente la moneta e crei svalutazione controllata, favorendo l’esportazione, come fanno tutti,  senza le paure ancestrali della Merkel e fuori dall’influenza della Germania. Per fare questo si deve indebolire la Germania sia politicamente sia economicamente, con le alleanze e non comprando prodotti Tedeschi. Mi rendo conto che è difficile perché i loro prodotti sono i migliori, però ci stanno rovinando. Dobbiamo fare fallire l’Europa Unita e l’Euro attuale e creare una unione paritaria  e con forti poteri legislativi, liberarci dei nostri politici locali corrotti e unirci a nazioni che come noi lottano vogliono lottare con ogni mezzo finanziario a disposizione inclusa l’inflazione, contro gli speculatori mondiali che ci stanno comprando e condizionando.

imagesCAZPTI85Mi rendo conto che i concetti espressi in questo blog sono tutt’altro che semplici e facilmente condivisibili, ma vi assicuro che con queste chiavi di lettura comprenderete ogni cosa che avviene nel mondo e sopra le vostre teste, tranne le inutili polemiche e gli stupidi battibecchi della politica italiana e dei suoi giornalisti.

Impietosa, ma realistica analisi della piccola impresa Italiana di Unicredit


Nell VIII rapporto sulla Piccola Impresa Italiana di Unicredit che copre il periodo 2011-2012 c’è il massimo realismo possibile sperando che si traduca in spinta a rivoluzionare il modo di operare dei “gestori” della politica e dell’economia italiana ormai verso il declino.

Cito testualmente: “…Le imprese italiane devono dunque fare i conti con una situazione di mercato non facile, aggravata dall’attuale crisi del debito sovrano. Oltretutto, i dati macroeconomici relativi a prodotto interno lordo e produttività evidenziano come l’economia italiana si trovi già da lungo tempo in una fase di quasi stagnazione, iniziata a partire dalla fine degli anni novanta. Da 10 anni oramai la produttività totale dei fattori italiana è rimasta stabile (a differenza di tutti i paesi OCSE) causando la stagnazione dei salari, la perdita di competitività e soprattutto la disaffezione delle imprese estere a investire nel nostro Paese. Solo sfiorata dalla image

crisi finanziaria globale del 2007-2008, l’Italia è stata poi colpita in pieno dalla conseguente recessione mondiale del 2008-2009, che ne ha spinto indietro di dieci anni il livello della produzione e ridotto notevolmente le possibilità di crescita legate alla domanda interna. Le imprese sono e saranno sempre più costrette ad affacciarsi sui mercati internazionali, ma il quadro non è confortevole, e i rischi di progressivo declino nel contesto internazionale sono concreti, in mancanza di una rinnovata capacità a conformarsi ai cambiamenti del contesto esterno.image Il nostro sistema produttivo è infatti dominato da realtà piccole e familiari. Se nel passato queste caratteristiche hanno permesso di adattarsi con successo alle condizioni di mercato prevalenti, ora si incontrano crescenti difficoltà a reggere la competizione in un contesto globalizzato in cui grande dimensione, complessità e innovazione sono caratteristiche essenziali per sfruttare i guadagni di efficienza offerti dalle nuove tecnologie e affermarsi sui mercati esteri – in particolare, su quelli lontani ad alto tasso di crescita.”

Perdita di competitività, di produttività, di innovazione… punti che il Politecnico di Milano collega alla mancanza di cultura digitale in questo commento alla ricerca in questione.

La cultura digitale e la cultura imprenditoriale in particolare non aiutano le imprese italiane ad essere competitivo sul mercato internazionale, ma un fenomeno che la ricerca evidenzia come distintivo e positivo sono la crescita costante delle reti di impresa.

Diversi analisti suggeriscono da tempo la nascita della nuova tendenza della WE ECOMONY, l’economia della partecipazione, della partnership per essere più efficaci e condividere i rischi. Ebbene le reti di impresa, si professionisti, vanno in questa direzione e secondo la ricerca di Unicredit creano diversi benefici per le aziende associate.

Poiché uno dei problemi è la dimensione media delle aziende italiane rispetto a quelle internazionali la rete di impresa permette di creare aggregazioni che hanno una buona massa critica e permettono una efficienza di scala infatti cita il rapporto…” Al di là di fusioni e acquisizioni, negli ultimi anni si sono sviluppate forme differenti di collaborazione tra imprese, che spesso sono sfociate in un Contratto di Rete, uno strumento relativamente recente, che dà alle imprese la possibilità di offrire al mercato una produzione integrata o di coordinarsi su alcune fasi dell’organizzazione. Abbiamo citato l’effetto (negativo) di una gestione troppo familiare sulla crescita dimensionale. In questo senso, il Contratto di Rete potrebbe fornire una soluzione efficace, in quanto permetterebbe alle imprese di tipo familiare di mettere a fattor comune idee e risorse, per acquisire competenze manageriali altrimenti non accessibili.”

Segnalo a tale riguardo una recente rete che ho creato con altri manager per promuovere l’innovazione e la produttività nel tessuto delle PMI Piemontesi. www.netmanagers.it

Personalmente credo che la cultura digitale debba anche essere messa al primo posto dagli imprenditori che non solo devono investire, come a volte fanno, ma devono utilizzare gli investimenti fatti per cambiare il modo di gestire le proprio imprese, il modo di lavorare delle proprie persone ed il modo di controllare il proprio business.

E’ poco il lavoro da casa, poca la formazione, inutile il controllo con la timbratura dei cartellini, inutili la mole di carta e gli archivi cartacei, inutili gli investimenti ICT in sistemi super accessoriati che poi non sono utilizzati dalle persone perché l’organizzazione ed il personale remano contro la flessibilità delle persone e non sanno fare emergere le idee. La strada da fare nella testa delle persone che hanno posizioni decisionali, e che anche secondo il rapporto sono di età più alta della media degli altri paesi, è sicuramente incompatibile con le esigenze di cambiamento urgenti che ci pressano oggi. Ma a questo non vedo soluzioniTriste.

Una occasione unica per presentare le proprie competenze e soluzioni, nel panorama Microsoft


Technicalconferences è la prima organizzazione italiana specializzata in conferenze di alto profilo tecnico sui prodotti Microsoft. Nel 2012 e 2013 il programma presentato è pieno di novità, anche per l’uscita di molti nuovi prodotti Microsoft. Da Windows 8 a SharePoint 2013, che arriva insieme a Office come le ultime volte, l’organizzazione ha creato un formato di conferenze a pagamento vincente anche per il mercato italiano.

imageLa scelta di Technicalconferences è una scelta coraggiosa nel panorama economico attuale, perché le conferenze sono a pagamento e il prezzo della partecipazione è adeguato al livello della formazione che viene proposta. Si viene a creare però un circolo virtuoso che da un po’di anni fa si che alle conferenze partecipino sempre le persone che ci si aspetta, e con un livello di interesse nelle sessioni e nelle soluzioni presentate molto alto.

La formazione tecnica è indispensabile oggi più che mai perché solo attraverso l’innovazione si spezza il decadimento di produttività nelle aziende. La formazione tecnica su Microsoft è poi la più adeguata proprio per risolvere i problemi legati ai processi di collaborazione tra le persone che permettono di creare il maggiore valore e risparmio nelle nostre imprese.

Evento

Date di svolgimento

Windows Developer Conference 2012

23-24 Ottobre 2012

Windows Server Conference 2012

25-26 Ottobre 2012

SharePoint Future 2012

27 Novembre 2012

SharePoint & Office Conference 2013

5-6-7 Marzo 2013

Virtualization & Private Cloud Conference 2013

Fine Marzo 2013

Unified Communication Conference 2013

Aprile 2013

SQL Server & Business Intelligence Conference 2013

Maggio 2013

imageTechnicalconferences ha scelto di catalizzare intorno ai singoli prodotti di successo di Microsoft un programma intero di conferenze dove i maggiori esperti italiani e internazionali spiegano ai partecipanti le migliori pratiche e soluzioni per utilizzare le nuove tecnologie. I partecipanti sono essi stessi esperti del settore che hanno una profonda conoscenza delle tecnologie presentate, e investono con le proprie aziende proprio per essere leader nel loro settore di competenza e servire al meglio il business con l’innovazione.

Da anno le conferenze tecniche di Technicalconferences hanno creato una comunità di esperti di alto livello sui prodotti Microsoft, grazie ai quali le aziende decidono i propri investimenti.

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Technicalconferences è un marchio creato da imprenditori del settore che hanno scelto di “studiare” continuamente anche all’estero l’innovazione nel mondo del software e delle applicazioni prevalentemente legati a Microsoft. Le loro società sono: 5DLabs S.r.l.,  ASPItalia,  DevLeap,  EventHandler S.r.l.,  Factory Software S.r.l.,  Gaia S.r.l.,  GreenTeam S.r.l.,  iCubed S.r.l.,  Loader S.r.l.,  ManagedDesigns S.r.l.,  Pialorsi Sistemi S.r.l.,  Pulsar IT S.r.l.,  SolidQ S.r.l.,  ThinkAhead S.r.l. .

Le conferenze hanno ognuna un proprio budget ed i propri sponsor investitori, che in base alla specializzazione iniziano il progetto della conferenza, il cui formato è strutturato, ma in continua evoluzione per accontentare le esigenze sia dei partecipanti che degli sponsor. L’obiettivo de conto economico di ogni conferenza è il pareggio di bilancio e la salvaguardia del valore dei contenuti e delle competenze. Questo differenzia questa organizzazione da tutte le altre. Non ci sono obiettivi di business legati alle conferenze ma la ricerca di sponsor e principalmente legata a due fattori:

  1. Offrire la stessa possibilità di presentarsi ad altre società del settore che hanno un alto livello di specializzazione nel settore specifico, ma non hanno partecipato al nucleo base di investitori che hanno creato l’organizzazione delle conferenze
  2. Il raggiungimento del pareggio di bilancio e la possibilità di offrire contenuti e logistica di alta qualità organizzativa avendo a disposizione maggiori fondi

imageLa struttura delle conferenze permette a chiunque di co-investire in questo progetto di divulgazione attraverso delle attività di Sponsorship che sono molto flessibili e possono essere concordate con me, Silvio Filippi, che appunto sono lo Sponsorship Manager di tutte le conferenze di Technicalconferences.

Il modello è “democratico” nel senso che ogni società del settore può inserire la propria comunicazione all’interno dei siti delle conferenze e alcuni possono anche presentare le proprie competenze in sessioni parallele o postazioni visibili dai partecipanti alle conferenze, che quindi possono interagire con gli investitori e gli sponsor durante le giornate di studio.

Per diventare Sponsor e sostenitore delle conferenze tecniche maggiori informazioni le trovate qui, ma non esitate a contattarmi a questo indirizzo sponsorship.manager@technicalconferences.it

Il lavoro c’è se cambiano le competenze


Nel mondo Linkedin ha estrapolato i dati sull’occupazione per rivelare che in percentuale la crescita ha premiato soprattutto l’industria delle energie rinnovabili, in aumento del 49,2%, Internet del 24,6%, l’online publishing del 24,3% e l’e-learning del 15,9%. Dall’altra parte del grafico, preceduti dal segno negativo, ci sono i quotidiani (-28,4%), seguiti dal retail che cala del 15,5%, i materiali da costruzioni che scendono del 14,2% e l’automotive sotto del 12,8%. Management consulting, medical device, computer games hanno linee di crescita che puntano con decisione verso l’alto.

Interessante anche questo articolo del Sole 24 Ore che cita da una ricerca di IDC (scaricabile) 80.000 posti di lavoro in Italia e 13,8 Milioni nel mondo grazie al Cloud Computing entro il 2015. In quanto a distribuzione invece le PMI superano le grandi aziende questa volta.

In effetti il Cloud Computing è solo una delle aree dove le competenze si focalizzeranno nel futuro, ma tutto il mondo digitale sta portando ad una riconversione di competenze importante e necessaria dopo ogni crisi.

Il problema è che queste crisi nessuno la voleva ma sono inevitabilmente collegate al modello di crescita che la nostra economia ci impone. E la nostra economia è nata da teorie graficoche sono intrinsecamente sbagliate perché “forzano” crescita continua basata sul consumismo, mentre altre teorie non prevalenti ma molto più “umane” considerano che le necessità importanti da soddisfare non sono solo la creazione di ricchezza e benessere economico ma anche gli aspetti interiori dell’uomo, quindi rispetto alle montagne russe in cui viviamo prediligono un modello economico sostenibile con i ritmi della natura.

Per approfondire il tema dei ritmi temporali è da leggere il libro “Le guerre del Tempo” di Jeremy Rifkin. Invece per capire meglio la dinamica di quello che sta succedendo anche nel mondo del lavoro bisognerebbe avere avuto la fortuna di leggere un articolo apparso 2 anni fa, un po’ prima della crisi su  www.usemlab.com che dava presagi funesti già nel 2007 e non ha mai sbagliato nelle previsioni macroeconomiche anche perché si basa su un modello molto più attuale, anche se nato ai primi del 1.900 dalla scuola austriaca, di quello Keynesiano post 1929 che viene ancora insegnato nelle università di economia.

Provo a descrivervi cosa sta succedendo sulle competenze come lo aveva descritto il sito con “l’esempio del sushi”.ludwig_von_mises_t_shirt-p235989116229068331zjmwv_400

“….immaginiamo di essere su un isola tropicale in cui 100 indigeni vivono in perfetto equilibrio economico da secoli, lavorando il numero giusto di ore la settimana e godendosi il paesaggio, la famiglia e le relazioni. Gli indigeni vivono con il ritmo della natura, mangiano tutti ad esempio 5 sushi al giorno e ognuno partecipa alla produzione del cibo, ognuno si procura nel tempo libero quello che serve per la casa dalle ricchezze naturali dell’isola. Quindi le competenze sono cos’ distribuite mediamente 25 persone pescano con barche con le vele auriche come ancora oggi capita i quei paesi, 25 fanno manutenzione delle barche e le sostituiscono per usura, 25 coltivano il riso, 25 tagliano il pesce e preparano il sushi. Tutti vivono in armonia finché fa naufragio sull’isola sperduta un economista, portando con se una barca a motore. Sopponiamo che la lingua non sia un problema, e l’economista parlando con le persone le convinca che esiste la possibilità di migliorare la loro vita e la quantità di cibo utilizzando la barca a motore invece delle vele. Insegna a produrre benzina con etanolo e cominciando ad usare la barca a motore i pescatori sono più efficienti, aumenta la disponibilità di pesce così aumenta anche quella del riso e quelli che producono il sushi ne producono di più. Quelli che facevano manutenzione alle barche imparano a gestire e riparare per piccoli guasti il motore e produrre benzina da etanolo. Tutti ora sono più ricchi, mangiano 6 sushi al giorno poi 7 sushi al giorno e hanno sempre meno tempo da dedicare a se stessi ed ai propri effetti. L’economista poi senza fare niente riceve anch’esso 7 sushi al giorno per l’idea. Tutto va bene e la crescita di produzione è continua…finché dopo un po’  di anni nessuno sa più come si costruiscono e si riparano le vele , mentre il motore è tenuto bene perché è un valore importante per la comunità. Un bel giorno il motore si rompe irreparabilmente e mancando i ricambi….non si può più pescare, nessuno sa più costruire le vele, ripararle o navigare a vela. Da 7 sushi al giorno si passa rapidamente al razionamento del cibo, procurato con le poche barche ancora funzionanti e da poche persone anziane in grado di usarle…è la crisi, ci vuole un po’ di tempo in cui tutti mangiano meno di 4 sushi al giorno per trasferire le competenze e riequilibrarle in modo che si ritorni dalla pesca a motore a quella a vela ed il processo porta dopo anni la situazione alla stabilità precedente….”  Ovviamente potete immaginare che fine hanno fatto fare all’economista.

La morale della storia è questa: gli economisti, i governi, le banche dell’era industriale hanno per anni incitato alla crescita continua ed oggi stiamo pagando i conti, per avere modificato competenze stili di vita con il consumismo dei beni che allontana l’uomo dai ritmi della natura. La crescita continua non esiste, non sta scritto che il PIL e la ricchezza devono sempre crescere, sarebbe molto meglio la stabilità ma la ricchezza distribuita.

libroNon è una teoria che parte dal comunismo anzi è esattamente l’opposto, è la teoria del capitalismo liberista non governato da governi e banche centrali con la stampa della moneta e la gestione dei tassi di interesse….trovate tutto su www.usemlab.com

Quello che interessa qui è il concetto di cambio di competenze. Sia nel caso di evoluzione tecnologica che di regressione eventuale. Più velocemente si trasmettono le competenze, si creano nuovi mestieri o si riprendono mestieri antichi più in fretta si reagisce alla crisi e si ristabilisce un equilibrio economico, sperando che oggi le persone abbiano compreso che la crescita “drogata” dalle banche con i tassi di interesse e dalla stampa della moneta per favorire i governi (in primis gli USA) ha solo creato disastri.

La Terza Rivoluzione Industriale


libro triDopo avere letto il uovo libro di Jeremy Rifkinla Terza Rivoluzione Industriale” ci si accorge che tutto quello che sta succedendo ha un senso ed una direzione. Non è detto che l’umanità ce la faccia questa volta, come non ce l’hanno fatta in passato molte specie vissute sulla terra, ma almeno qualcuno ci sta provando seriamente a salvare il pianeta, e non sono solo i “verdi” ma alcuni movimenti politici, governi e organizzazioni importanti. Leggendo una sintesi del Rifkin pensiero

ci si rende conto che siamo all’inizio di un cambiamento epocale nel modo di gestire l’economia, le relazioni, la politica, le organizzazioni…insomma come all’inizio del XX secolo con la seconda rivoluzione industriale, oggi siamo agli albori di un periodo di forte camrifkinbiamento ed innovazione. Allora furono il motore a scoppio e la radio a scatenare il cambiamento e la fonte energetica primaria, il petrolio, sostituì il carbone reduce dalla prima rivoluzione industriale del vapore.

La riflessione di Rifkin è semplice e rivoluzionaria allo stesso tempo, della serie perché non ci abbiamo pensato prima!!  Per fare una rivoluzione industriale, che spazza via tutto il vecchio e cambia per sempre il modo di stare su questa terra in passato ci sono state convergenze nello stesso periodo di innovazioni importanti nelle fonti energetiche e nelle comunicazioni. Oggi siamo in uno di questi momenti storici. Le nuove fonti energetiche dovranno essere rinnovabili perché il petrolio è diventato “non conveniente” oltre che dannoso per l’ecosistema. Estrarre petrolio costa così tanto perché è stata superato il picco di disponibilità e stiamo andando verso l’esaurimento. Trovare nuovi giacimenti da sfruttare è costosissimo e quando si trovano non sono grandi come quelli che stiamo sfruttando ora e stanno per finire.

risparmio-energeticoQuesto provoca un innalzamento del prezzo del petrolio ogni volta che l’economia mondiale riparte. Quando il prezzo del petrolio supera 150$ al barile l’economia mondiale si raffredda. Questi cicli durano 3 o 4 anni ma portano inevitabilmente verso la fine di un ‘era. Quale sarà la nuova era? e come sarà organizzata? Questo ci spiega ampiamente Rifkin nel suo libro. La nuova era è quella delle energie rinnovabili, anche perché non abbiamo scelta. L’innalzamento di anche solo 2 o 3 gradi della temperatura globale provoca sconvolgimenti che portano a uragani, terremoti e freddi o caldi eccessivi che vivremo sempre di più nei prossimi anni, fino all’estinzione delle forme di vita come le conosciamo oggi e difficoltà per l’uomo. Tutte le prove le trovate spiegate nel libro. Non è catastrofismo ma realismo. Intanto L’Europa ha già varato un programma di cambiamento verso la TRI (Terza Rivoluzione Industriale) anche aiutata dai consulenti di Jeremy Rifkin, e diverse città e paesi anche in US si stanno convertendo a fonti di energie rinnovabili.

Queste però devono essere immagazzinate e distribuite, per questo la tecnologia ci aiuta, permettendo non solo ad ognuno di creare per se e per gli altri energia rinnovabile partendo dalla propria casa o azienda, ma di entrare in un mercato globale a rete dell’energia. La tecnologia informatica aiuta a gestire gli interscambi, i picchi ed i movimenti economici legati alla rete energetica distribuita ed il “gioco” è fatto.

Ci vogliono investimenti miliardari come quelli fatti dagli stati per le ferrovie, per le telecomunicazioni etc… ma ce la faremo, e l’Italia ha una posizione invidiabile per il sole, il vento e l’acqua che sono fonti di energia rinnovabile. Secondo Rifkin l’Italia potrebbe diventare il motore energetico dell’Europa invece oggi è la Germania che sta facendo le scelte energetiche più coraggiose con prototipi di Grid Energy e con la diffusione dell’auto elettrica.

Nel dicembre del 2008 l’UE ha adottato una strategia integrata in materia di energia e cambiamenti climatici, che fissa obiettivi ambiziosi per il 2020. Lo scopo è indirizzare l’Europa sulla giusta strada verso un futuro sostenibile sviluppando un’economia a basse emissioni di CO2improntata all’efficienza energetica. Sono previste le seguenti misure:

  • ridurre i gas ad effetto serra del 20% (o del 30%, previo accordo internazionale);
  • ridurre i consumi energetici del 20% attraverso un aumento dell’efficienza energetica;
  • soddisfare il 20% del nostro fabbisogno energetico mediante l’utilizzo delle energie rinnovabili.

imagesCAGE0SMHLa crisi in atto sta rallentando gli investimenti ed i programmi ma per tutti noi è una opportunità di cambiamento e l’energia rinnovabile può diventare una fonte di reddito per molte famiglie una volta che si sviluppa il modello rete.

Non sarà facile scardinare lo Status quo ed i poteri forti del petrolio e dell’automobile tradizionale ma è inevitabile e lo farà proprio la carenza di petrolio ed il suo prezzo. Intanto le organizzazioni verticali che sottendevano la struttura economica della seconda rivoluzione industriale lasceranno spazio alle organizzazioni a rete e democratiche che saranno inevitabili nella TRI.

Nelle comunicazioni invece la rivoluzione è la rete, ma questa è arrivata anche un po’ prima del previsto ed sta aiutando l’attuale regime energetico con i risparmi che realizza ad avere una agonia lunga.

Internet e la conoscenza ha già spazzato via molti regimi del mondo islamico e la rete permetterà l’emergere della nuova economia della collaborazione. Il Cloud Computing invece è secondo Rifkin ancora un modo per fare efficienza energetica della vecchia era, ma tant’è che ce lo porteremo dietro come esempio di risparmio di risorse anche nella nuova.

Buona Lettura.

Previsioni di Business: oggi “cloud” 5 dicembre a Torino


Il 5 dicembre a Torino con un evento proveremo a spiegare agli imprenditori delle piccole e micro imprese locali come mai è il momento di cominciare ad utilizzare gli strumenti di Cloud Computing pubblico, con l’aiuto di Microsoft. Riprendo questo post che prova a spiegare come mai in Italia si perdono un sacco di opportunità di essere competitivi utilizzando la tecnologia informatica per ribadire ancora una volta che il “Cloud Pubblico” essendo gestito in buona parte fuori dall’Italia con una professionalità molto alta e senza “politica” garantisce a tutte le imprese di ogni dimensione di affittare servizi di qualità a prezzi competitivi per aumentare la propria produttività. Tali servizi sono finalmente a livello dei nostri colleghi di altri paesi proprio perché sono gli stessi che loro utilizzano e non sono quello che troviamo “sotto casa” offerti dalle varie “boite” tecnologiche più o meno open source che spesso approfittano dell’ignoranza tecnologica dell’imprenditore per fare strapagare servizi che di innovativo hanno ben poco.

Io spero che coloro che hanno il dubbio di strapagare servizi informatici è non avere il livello di produttività desiderato possa partecipare a Torino a questo evento in cui potrà scoprire un nuovo modo di fare informatica che si traduce ad esempio in Office 365 con cui per 5,25 € mese per persona chiunque può avere una casella mail di Exchange anche su Smartphone, videoconferenze professionali con Lync e una gestione documentale collaborativa con workflow e tutte le caratteristiche di alto livello di SharePoint.

Uno studio professionale con 5 persone può avvalersi con soli 315 € all’anno degli stessi servizi che utilizza Microsoft per i sui dipendenti o Fiat per i suoi con addirittura maggiori flessibilità nell’accesso perché attraverso Internet senza VPN, quindi senza accessi di rete privata, io posso vedere i mei dati da qualsiasi PC o Smatphone con la stessa sicurezza con cui consulto il mio conto corrente.

E’ una vera rivoluzione che gli imprenditori purtroppo non conoscono e spesso sono mal consigliati dai loro tecnici che evitano di informarli che esiste una alternativa a costi molto inferiori e con funzionalità molto superiori di quelle che loro stessi hanno venduto!!

Speriamo di incontrarvi numerosi il 5 Dicembre a Torino per approfondire insieme questi temi. Intanto iscrivetevi QUI

Perché l’Italia non sa sfruttare le opportunità offerte da ICT


Cito Zerouno: “Un recente studio del World Economic Forum rivela che tutti i principali parametri considerati mostrano l’Italia come un paese gravemente inadeguato e in ritardo nelle proprie capacità di sfruttare le opportunità offerte dall’Ict.” (articolo completo qui)

Secondo questo studio siamo al 51° posto su 138 paesi dove la top ten è la seguente

  1. Svezia
  2. Singapore
  3. Finlandia
  4. Svizzera
  5. Stati Uniti
  6. Taiwan
  7. Danimarca
  8. Canada
  9. Norvegia
  10. Corea del Sud

Ma perché?

I motivi sono tanti e storici: dalla perdita della ricerca e sviluppo, agli investimenti sbagliati negli anni passati, fino alla mancanza di fondi del periodo recente.

La realtà è che non siamo in grado di gestire la complessità tecnologica che l’innovazione informatica si porta dietro. O perlomeno, sembra che chi sa gestire i progetti complessi,  non lavora nell’ICT ma in altre aree di business, infatti ad esempio Impregilo pio è leader nelle costruzioni nel mondo, e abbiamo eccellenze in tutte le aree, ma non possiamo vantarne in area ICT.

Mi spiace per gli operatori del settore, come me, ma il problema sono loro o meglio siamo noi. Non siamo in grado di semplificare, delegare, e parlare il linguaggio del business quindi non solo sbagliamo nella scelta della tecnologia su cui investire privilegiando quella spesso più costosa per “andare sul sicuro” ma non sappiamo comunicarne al business.

Oggi però c’è una via di uscita per ridurre il gap di produttività e di utilizzo adeguato delle innumerevoli risorse tecnologiche a disposizioni delle aziende. il “Cloud Computing”, cioè l’informatica fatta dai professionisti internazionali, che si sono rivelati  più bravi di noi nella gestione di progetti complessi. Non ci resta che utilizzare i migliori servizi ICT che ci propongono via internet con questa nuova tecnologia.

Quindi dobbiamo solo attivare il servizio, imparare ad utilizzarlo e pagarlo mensilmente in abbonamento. Ogni complessità scompare, come con il cellulare, che al contrario  siamo bravi ad usare, perché tutta complessità tecnologica è gestita dai professionisti delle telecomunicazioni. Le aziende del futuro non avranno bisogno di centri EDP interni ma useranno a consumo i servizi ICT, come l’energia elettrica o il telefono, e questo futuro è iniziato ieri, per gli altri paesi, e spero inizi oggi per l’Italia.

Le persone di business senza competenza ICT avanzata potranno finalmente utilizzare i servizi ICT avanzati senza che i loro tecnici provvedano a gestire la complessità della infrastruttura. Questo è lo scenario ideale per le imprese italiane piccole e micro che mancano completamente di risorse adeguate a gestire l’innovazione tecnologica.

Speriamo che quest’ultima opportunità sia raccolta dai nostri imprenditori o la situazione non può che peggiorare.