200 sviluppatori ad imparare Windows 8


Oggi a Milano è incominciata la 2 giorni dedicata a Windows 8. Prima ancora che la versione definitiva del prodotto sia sul mercato 200 programmatori sono qui ad imparare come utilizzare questo nuovo sistema operativo per fare applicazioni di Business.

Windows developer conference

tablet2 046

E’ un sistema operativo in linea con i tempi, non certo di rottura dal punto di vista dell’innovazione, perché se vogliamo dirla tutta Microsoft è sempre un passo indietro ad Apple e Google, dovendo salvaguardare un installato di tutto rispetto.

E’ però il sistema operativo del futuro a cui anche gli altri si adegueranno perché permette di avere applicazioni che “girano” allo stesso modo su PC, Tablet e Telefono. Questo non era possibile fino ad oggi.

Per chi fa le “apps” è un cambiamento importante nell’approccio, per chi fa applicazioni tradizionali anche.

Non solo più innovazione in mobilità ma anche innovazione sul PC tradizionale, infatti gli hardware con i touch screen stanno uscendo sul mercato e le applicazioni “metro stile” saranno molto probabilmente quelle che ci porteranno un nuovo livello di produttività.

windows 8

Le conferenze di Technical Conference sono nell’area Microsoft le più innovative, organizzate in stile americano con un livello degli speaker molto alto e un ritmo serrato nelle sessioni altre che il tradizionale “breakfast, coffe break and lunch di ottima qualità”

WP_001286Sono conferenze a pagamento e permettono agli organizzatori di ripagarsi approssimativamente dei costi organizzativi.

Chiunque nel settore può diventare sponsor di queste conferenze e sono un ottimo bacino anche per incontrare persone tecniche esperte o interessate che vengono a studiare per alcuni giorni in una sede diversa dal proprio posto di lavoro. Questo favorisce la concentrazione, le relazioni e lo scambio di esperienze.

Giovedì e Venerdì 25 e 26 ottobre nella stessa location ci sarà un’altra importante conferenza dedicata al nuovo Windows Server 2012, un’altra notevole innovazione di Microsoft che apre le porte ai data center Cloud a tutti.

Per quest’ultima ci sono ancora dei posti e dal momento che sono sponsorship manager posso offrirvi dei coupon di sconto. Nel caso vi interessi scrivete a sponsorship.manager@technicalconferences.it indicando “desidero partecipare alla conferenza server con sconto”.

Diffondete anche ai colleghi questa opportunità e non perdete questi eventi formativi.

Annunci

Bell’articolo su Cloud…


Vi consiglio di leggere attentamente QUESTO ARTICOLO. C’è praticamente tutto spiegato in modo semplice, poco da aggiungere ma qualcosa da evidenziare:

La sezione relativa ai bisogni che cita così:

  • aumento dei ritmi e della velocità del lavoro, con la conseguente necessità di
  • massima tempestività: i mercati cambiano in fretta e per mantenersi competitivi è necessario avere strutture flessibili e scalabili;
  • necessità di condividere risorse e informazioni interne che devono essere integrate con dati provenienti dall’esterno;
  • attenzione sempre maggiore al proprio core business.

In realtà più che bisogni puntuali questi sono trend che esistono da un po’ di anni mentre normalmente siamo abituati a vedere solo i trend tecnolgici verso il cloud come :

  • La virtualizzazione
  • Le applicazioni multi tenant
  • i sistemi di billing evoluti delle risorse ICT
  • La diffusione della banda larga

Che non sono evidenziati nell’articolo.

Per quanto riguarda il ROI è interessante notare che la lista delle componenti descritte  nell’articolo è molto ampia:

  • eliminare o ridurre la gestione dell’infrastruttura IT
  • concentrazione sul proprio core business
  • facilità di gestione del budget
  • riduzione del supporto help desk
  • rapidità di deployment
  • scalabilità elevata e veloce
  • facilità di trovare il “taglio” giusto di servizio più adatto alle proprie esigente
  • riduzione della formazione per gli utenti
  • l’accesso da sedi diverse da quella aziendale
  • semplificazione delle infrastrutture interne:
  • aggiornamenti più frequenti e più graduali
  • esternalizzazione del rischio

E’ interessante come il tema della sicurezza sia stato interpretato come Esternalizzazione del rischio! E’ importante che le aziende comprendano che tenere i dati in casa su server non sufficiente protetti e aggiornati per mancanza di adeguati investimenti è di gran lunga più rischiose che metterli nei datacenter di operatori professionisti che sono protetti come dei bunker.

Speriamo che questo articolo sia un altro tassello che aiuta gli imprenditori e i decisori di business a rivoluzionare l’approccio verso il servizio ICT.

Previsioni di Business: oggi “cloud” 5 dicembre a Torino


Il 5 dicembre a Torino con un evento proveremo a spiegare agli imprenditori delle piccole e micro imprese locali come mai è il momento di cominciare ad utilizzare gli strumenti di Cloud Computing pubblico, con l’aiuto di Microsoft. Riprendo questo post che prova a spiegare come mai in Italia si perdono un sacco di opportunità di essere competitivi utilizzando la tecnologia informatica per ribadire ancora una volta che il “Cloud Pubblico” essendo gestito in buona parte fuori dall’Italia con una professionalità molto alta e senza “politica” garantisce a tutte le imprese di ogni dimensione di affittare servizi di qualità a prezzi competitivi per aumentare la propria produttività. Tali servizi sono finalmente a livello dei nostri colleghi di altri paesi proprio perché sono gli stessi che loro utilizzano e non sono quello che troviamo “sotto casa” offerti dalle varie “boite” tecnologiche più o meno open source che spesso approfittano dell’ignoranza tecnologica dell’imprenditore per fare strapagare servizi che di innovativo hanno ben poco.

Io spero che coloro che hanno il dubbio di strapagare servizi informatici è non avere il livello di produttività desiderato possa partecipare a Torino a questo evento in cui potrà scoprire un nuovo modo di fare informatica che si traduce ad esempio in Office 365 con cui per 5,25 € mese per persona chiunque può avere una casella mail di Exchange anche su Smartphone, videoconferenze professionali con Lync e una gestione documentale collaborativa con workflow e tutte le caratteristiche di alto livello di SharePoint.

Uno studio professionale con 5 persone può avvalersi con soli 315 € all’anno degli stessi servizi che utilizza Microsoft per i sui dipendenti o Fiat per i suoi con addirittura maggiori flessibilità nell’accesso perché attraverso Internet senza VPN, quindi senza accessi di rete privata, io posso vedere i mei dati da qualsiasi PC o Smatphone con la stessa sicurezza con cui consulto il mio conto corrente.

E’ una vera rivoluzione che gli imprenditori purtroppo non conoscono e spesso sono mal consigliati dai loro tecnici che evitano di informarli che esiste una alternativa a costi molto inferiori e con funzionalità molto superiori di quelle che loro stessi hanno venduto!!

Speriamo di incontrarvi numerosi il 5 Dicembre a Torino per approfondire insieme questi temi. Intanto iscrivetevi QUI

Perché l’Italia non sa sfruttare le opportunità offerte da ICT


Cito Zerouno: “Un recente studio del World Economic Forum rivela che tutti i principali parametri considerati mostrano l’Italia come un paese gravemente inadeguato e in ritardo nelle proprie capacità di sfruttare le opportunità offerte dall’Ict.” (articolo completo qui)

Secondo questo studio siamo al 51° posto su 138 paesi dove la top ten è la seguente

  1. Svezia
  2. Singapore
  3. Finlandia
  4. Svizzera
  5. Stati Uniti
  6. Taiwan
  7. Danimarca
  8. Canada
  9. Norvegia
  10. Corea del Sud

Ma perché?

I motivi sono tanti e storici: dalla perdita della ricerca e sviluppo, agli investimenti sbagliati negli anni passati, fino alla mancanza di fondi del periodo recente.

La realtà è che non siamo in grado di gestire la complessità tecnologica che l’innovazione informatica si porta dietro. O perlomeno, sembra che chi sa gestire i progetti complessi,  non lavora nell’ICT ma in altre aree di business, infatti ad esempio Impregilo pio è leader nelle costruzioni nel mondo, e abbiamo eccellenze in tutte le aree, ma non possiamo vantarne in area ICT.

Mi spiace per gli operatori del settore, come me, ma il problema sono loro o meglio siamo noi. Non siamo in grado di semplificare, delegare, e parlare il linguaggio del business quindi non solo sbagliamo nella scelta della tecnologia su cui investire privilegiando quella spesso più costosa per “andare sul sicuro” ma non sappiamo comunicarne al business.

Oggi però c’è una via di uscita per ridurre il gap di produttività e di utilizzo adeguato delle innumerevoli risorse tecnologiche a disposizioni delle aziende. il “Cloud Computing”, cioè l’informatica fatta dai professionisti internazionali, che si sono rivelati  più bravi di noi nella gestione di progetti complessi. Non ci resta che utilizzare i migliori servizi ICT che ci propongono via internet con questa nuova tecnologia.

Quindi dobbiamo solo attivare il servizio, imparare ad utilizzarlo e pagarlo mensilmente in abbonamento. Ogni complessità scompare, come con il cellulare, che al contrario  siamo bravi ad usare, perché tutta complessità tecnologica è gestita dai professionisti delle telecomunicazioni. Le aziende del futuro non avranno bisogno di centri EDP interni ma useranno a consumo i servizi ICT, come l’energia elettrica o il telefono, e questo futuro è iniziato ieri, per gli altri paesi, e spero inizi oggi per l’Italia.

Le persone di business senza competenza ICT avanzata potranno finalmente utilizzare i servizi ICT avanzati senza che i loro tecnici provvedano a gestire la complessità della infrastruttura. Questo è lo scenario ideale per le imprese italiane piccole e micro che mancano completamente di risorse adeguate a gestire l’innovazione tecnologica.

Speriamo che quest’ultima opportunità sia raccolta dai nostri imprenditori o la situazione non può che peggiorare.

Seguitemi anche su Cloudeablog


Questo blog sta diventando sempre di più mio privato mentre quello ufficiale è Cloudeablog sempre qui su wordpress quindi di articoli qui ce ne sono sempre di meno mentre i nuovi li trovate li.

Grazie per avere letto i miei articoli

Presentazione ricerca della scuola di management sul Cloud: grande assente…..Microsoft


Ieri ho partecipato all’evento di presentazione dei risultati dell’osservatorio sul tema del Cloud Computing della Scuola di Management del Politecnico di Milano .

Aula piena, persone in piedi, credo oltre 600 persone  e altrettante o più collegate online. Realtà grandi e piccole come sostenitori e sponsor che parlano sul palco. I dettagli su www.osservatori.net.

Non voglio disquisire sui contenuti che ovviamente sono più o meno noti alle persone che come me lavorano nel settore ma sull’immagine che è emersa, e che è purtroppo in parte fuorviante. Partiamo dagli sponsor. I sostenitori e sponsor della ricerca di maggiore rilevanza sono: Google, IBM, Accenture, Cisco, che hanno una offerta importante legata al Cloud Computing in varie forme e da anni lavorano nel settore. Altri nuovi, almeno nella percezione dell’osservatore superficiale come Nolan Norton (conosciuta e stimata ma sicuramente non nota come focalizzazione sul Cloud), Colt, SoftJam, Altea, Italtel, Netapp, Seeweb, Compuware e BravoSolution.

La presentazione della ricerca la cui sintesi è presente sul sito degli osservatori mostra uno scenario in evoluzione con il 66% che comprende che il trend è rilevante anche se solo il 12% pensa che sia una rivoluzione che cambierà il mondo dell’ICT. Un altro trend importante è che il SaaS e  l’IaaS sono ormai utilizzati in 50% circa delle società studiate, mentre il PaaS ha ancora una diffusione marginale.

Nella presentazione dell’offerta dei vendor vengono presentati ampiamente gli sponsor mentre non sono mai neanche citati come vendor del settore le società che non hanno partecipato alla ricerca anche se il loro contributo al tema Cloud Computing  è rilevante, e quindi mancano riferimenti a Microsoft, VMware, Saleforce e Telecomitalia.

La domanda a cui non riesco a rispondere è: le aziende che hanno rifiutato di partecipare all’osservatorio lo hanno fatto perché non hanno ritenuto opportuno spendere soldi con il Politecnico di Milano? Oppure perché ritengono di essere ormai così noti come operatori del settore focalizzati sul Cloud Computing, da non avere bisogno di ulteriori vetrine?

In ogni caso io credo sia stata una svista non essere presenti soprattutto per Microsoft dal momento che ha lasciato ampio spazio a IBM e soprattutto Google di mostrare ancora una volta che il Public Cloud è “lui” mentre noi del settore conosciamo bene la superiorità dell’offerta Microsoft. Peccato che le 1.200 persone circa che hanno ascoltato l’evento non siano proprio “del settore” e l’immagine in questo casi ha la sua rilevanza.

I temi rilevanti comunque a parte Google e Seeweb sono quasi tutti legati al Private Cloud, cioè a come le grandi aziende si stanno attrezzando con progetti interni di delivery utilizzando tecnologie innovative, qui non emergono grandi rivoluzione se non l’obiettivo di razionalizzare, standardizzare le risorse e risparmiare ad esempio per Eni fino a 75 milioni all’anno. Tra l’altro il nuovo data center virtualizzato sarà su macchine WINTEL, mentre ci sono ancora aziende che pensano a server Unix o Linux come più efficienti e adatti a questo tipo di infrastruttura, segno che l’innovazione la fanno le persone e Castelli il CIO di Eni che ha partecipato a questo evento come speaker è sicuramente una persone di provata capacità.

Sempre Castelli ha toccato alcuni punti chiave della mancanza di innovazione e coraggio di cambiare dell’ICT in Italia che potrebbe portare ad una minore adozione delle tecnologie cloud e dei relativi vantaggi:

  • La mancanza di volontà e competenza necessarie ammodernare il parco applicativo “custom” stratificato, anche se ogni analisi rileva che la maggior parte delle applicazioni e personalizzazioni richieste, nei vari anni, dagli utenti sono poco utilizzate e sostituibili o non più usate da tempo ma ancora gestite. In Eni ad esempio sono state trovate almeno 700 applicazioni da dismettere ed il 75% delle funzionalità custom che suo tempo furono richieste nell’applicazione core per il business (ISOIL) non sono utilizzate.
  • La tendenza a snobbare la standardizzazione o acquistare Software Packages che vengono stravolti con personalizzazioni
  • L’incapacità ampiamente documentata dell’ICT di incidere sulle decisioni di Business

Per completezza di informazione altri testimonial sono stati Unicredit che presentato il proprio progetto di razionalizzazione dell’infrastruttura con tecnologie Grid e Cloud. e Fracarro, solito testimonial di Google. Fortunatamente è sono stati citati altri casi tra cui  l’Ospedale del Bambin Gesù su tecnologia Microsoft sempre evitando il nome del vendor, mentre per Fracarro è risultato evidente che la tecnologia usata è Google.

Parlando della  ricerca, in questo primo blog sull’argomento vorrei evidenziare alcuni aspetti che mi hanno colpito:

  • Interessante il riscontro tra benefici attesi e benefici realizzati con il SaaS da cui si evince che per le aziende di una certa dimensione sia nel caso di riduzione dei costi di adozione del servizio sia  dei costi di gestione interni l’aspettativa era superiore a quello che effettivamente è stato realizzato.
  • Per quanto riguarda le criticità attese verso quelle sostenute invece, sempre per i progetti SaaS, la percezione di scarsa sicurezza dei dati si è rivelata ampiamente fasulla così come l’immaturità dell’offerta rispetto a quanto ci si aspettava e la mancanza di strumenti per valutare i benefici oltre la mancanza di cultura aziendale. il campione delle aziende intervistate dal MIP sfata alcuni falsi miti.
  • Ci sono invece alcune criticità ben più concrete che emergono e vanno controllate accuratamente che sono secondo la ricerca, la definizione degli SLA del servizio, e per quanto riguarda i fornitori di commodity la scelta dello SLA migliore per il cliente, e la performance delle reti dati sia pubbliche che private, cose che ho sempre evidenziato nei miei blog.

Andando poi a mappare sulle caratteristiche organizzative, di processo e sulle competenze aziendali delle aziende che adottano il Cloud Computing emerge che:

  • Solo il 20 % delle aziende intervistate risultano Vendor Ready cioè hanno elementi per scegliere consapevolmente il fornitore di servizi cloud, concordare gli SLA, valutare i rischi etc…
  • Solo il 36% sono Technology Ready, sanno cioè valutare l’Enterprise Architecture nel complesso, hanno un adeguato Resource e Risk Management
  • Solo il 35% sono Business Ready: cioè hanno un adeguato Demand Management e Change management per i progetti Cloud.

Aspettiamo ancora qualche anno per la maturità intanto vedremo del business sull’ICT con adozione di servizi Cloud specifici direttamente con budget non ICT e continua riduzione di quelli ICT per coloro che non sanno gestire l’innovazione.

Il pomeriggio con le sessioni premium a pagamento a cui sono stato invitato come ospite è stato altrettanto interessante perché nelle due sessioni parallele sono stati approfonditi dagli esperti i temi dei Contratti con i fornitori di Public Cloud e degli SLA sia interni che verso i fornitori di Outsourcing. Considerando quanto emerso dalla ricerca i temi del pomeriggio sono quelli tra i più spinosi e devo dire che l’esperto legale che ha parlato dei contratti è stato molto esauriente ed ha finalmente chiarito e sfatato un altro falso mito che recentemente era apparso all’orizzonte: il fatto che per problemi di Privacy legato alle direttive del Garante i servizi Cloud erogati dall’estero fossero in qualche modo illegali in Italia. Per motivi tecnico legali che non vi spiego qui, questa affermazione è assolutamente falsa, mentre è molto più vero che i contratti dei fornitori di Cloud Computing oltreconfine hanno alcune clausole molto sfavorevoli ai clienti su cui dovranno lavorare se vogliono fare crescere il mercato.

Microsoft Technical Conferences: 80% on premise, 20%online


Microsoft Technical Conferences 2011 in pieno svolgimento a Fiera Milano City, comprende le principali conferenze techniche a pagamento di Microsoft: SharePoint e Office Conference, SQL e BI Conference e Unified Communication Conference. Per chi volesse fare un giro c’è ancora tempo domani perchè la parte expo e gli speech dei partner sono per la prima volta ad ingresso gratuito, basta registrarsi all’ingresso.

sharepoint conf 028sharepoint conf 003sharepoint conf 023sharepoint conf 004

Questo evento unico in Italia con la struttura delle conference tecniche americane, con forte connotato tecnico è una fucina di incontri e relazioni tra esperti di profilo altissimo che raccontano e spiegano ai loro colleghi meno esperti come gestire una tecnologia sempre più complessa, ma sempre più potente. Quest’anno soprattutto nella Keynote si respira aria di Office 365 e di Windows Azure, sono prodotti in roadmap non più novità da baraccone. Sono prodotti nuovi è vero ma vengono trattati dagli esperti e da Microsoft come prodotti a listino con una loro dignità rivolti ad un settore di mercato che li apprezza e li apprezzerà sempre di più per il loro basso costo di adozione e per la loro semplicità di utilizzo. Se andiamo a vedere le sessioni dedicate a questi prodotti Cloud rispetto a quelle dedicate ai tradizionali server di Microsoft però si scopre che poche di queste sono dedicate ai prodotti Online e la maggior parte resta dedicata ai prodotti “on premise”. Come mai? le ragioni possibili sono differenti, prima fra tutti il fatto che Office 365 non è ancora stato lanciato e anche se in questi giorni è uscita la Beta pubblica, non ci sono molte esperienze di realizzazioni tecniche da raccontare, lo stesso si può dire di Windows Azure, rispetto ai prodotti di Microsoft già molto più maturi su cui le persone possono raccontare esperienze interessanti e tecnologicamente avanzate. C’è un altro aspetto però che sta emergendo in modo strisciante ma evidente anche dalle alzate di mano per risposta alle domande provocatorie fatte in Keynote tipo “al fondo del tunnel vedete la luce di una via di uscita o di un treno che sta per investirvi”?. Il problema del ricambio o crescita delle competenze è evidente tra le persone che sono esperti sistemisti e programmatori che partecipano a questa conferenza. Da una parte potenzialmente sono tutti pronti per trasferire le proprie competenze verso i Microsoft Online Services, ma non hanno ancora evoluto il loro modello di business personale o aziendale. Non sono pronti ad abbandonare l’utilizzo delle competenze tecniche complesse che giustificano l’investimento in certificazioni che realizzati  in passato, anche per motivi di orgoglio e autoreferenza ?

L’Online è diverso, meno sofisticato nelle funzionalità, con meno necessità di esperti tecnici perché molti problemi sono già risolti da Microsoft. La maggior parte delle persone che partecipano a questa conferenza dovranno fare violenza su se stessi per abbracciare a pieno il Cloud di Microsoft, anche se ne comprendono indubbiamente il valore. Un conto è ascoltare un conto è vivere il Cloud; io utilizzo da mesi per la mia produttività i servizi cloud di Microsoft e vi assicuro che non essendo un tecnico, all’inizio temevo di avere dei problemi, che oggi invece ho capito non esistono. Sono servizi che un Manager con un po’ di conoscenza di internet e passione per l’innovazione tecnologica può benissimo gestire da se fino a certi livelli. Allora tutti i tecnici perderanno lavoro? Tutt’altro, ci sono immense opportunità di business per configurare in modo avanzato questi servizi per le aziende con un occhio al business, per fare nuove applicazioni alla portata di tutti e rivenderle etc… é un cambio di approccio mentale alla tecnologia che spero i partecipanti a queste conferenze faranno presto, solo così il Cloud decollerà, nel frattempo godiamoci le configurazioni avanzate dei serverSorriso

Ringrazio tutti i partner di Microsoft che ci hanno creduto e hanno permesso di realizzare la Conferenza.

sharepoint conf 048

Cosa c’entra Dell con Toyota passando per Microsoft?


La risposta è Windows Azure. fare applicazioni per servizi Cloud non è mai stato così facile e Dell e Toyota ne hanno subito approfittato per sviluppare i rispettivi mercati.

Sviluppare una applicazione e renderla disponibile ai propri clienti non è mai stato così semplice, non solo per il colossi di quel calibro, ma per tutti. Largo alle idee quindi, e senza investimenti milionari. Bastano infatti € 42,52  al mese per avere a disposizione un server virtuale su cui realizzare e mettere in linea la propria applicazione. Nessuna conoscenza sistemistica di base, ed una conoscenza da sviluppatore dei sistemi Microsoft tradizionali come Visual Studio.

Nella classificazione creata per comprendersi in questa nuova babele dell’informatica si chiama offerta PaaS, Platform as a Service. In pratica chi ha le idee vince e con investimenti limitati realizza la propria idea, che, se cresce farà crescere anche la spesa per utilizzarla ma senza sorprese ed in modo lineare, tanto guadagno tanto spendo, nessun investimento iniziale o particolare capitale di rischio immobilizzato in complessi server, database e data center con costi di gestione bloccanti per ogni semplice iniziati. Basta una carta di credito, un o di fondi e si è subito operativi.

Le aziende dovrebbero cambiare l’approccio alle applicazioni come stanno facendo per il CRM e la collaboration. Ora tutte possono permettersi soluzioni sviluppate ad hoc da persone esperto senza la complessità di gestione dei server ed i relativi oneri finanziari immobilizzati. L’applicazione non serve più? si spegne il server nel senso che si disdice l’abbonamento con Microsoft ed il gioco è fatto, niente da riciclare.

Sembra troppo bello, ma c’è il trucco, almeno per ora: comprendere a fondo le implicazioni in termini di costi complessivi e risparmi di una scelta di questo tipo è “roba da esperti” quindi non per il grande pubblico. E’ vero che magari non servono più i sistemisti ma bisogna comunque districarsi tra i meandri dell’offerta per determinare il “prezzo” che si andrà a pagare a fine mese e dimensionare bene l’acquisto in termini di transazioni e capacità di calcolo. Niente paura, Microsoft a pensato a tutto e viene in aiuto con il calcolatore web che aiuta a verificare se il risparmio vale un cambio così drastico di approccio.

In genere se non si ha già a disposizione capacità di calcolo non utilizzata o si vuole realizzare una applicazione distribuita a utilizzatori dispersi per il mondo la scelta “Cloud” diventa una alternativa molto interessante al modo tradizionale di sviluppare e gestire l’informatica aziendale.

Si consideri anche che le applicazioni Windows Azure, sono semplicemente integrabili con le altri componenti “Cloud” di Microsoft per la gestione della collaboration (SharePoint) e del CRM, quindi se non tutta molta dell’informatica di una organizzazione può diventare un costo variabile in base allo sviluppo del business invece di essere come oggi un costo fisso.

Venite a vedere come anche il database di Microsoft è acquistabile con abbonamento mensile ed utilizzabile senza infrastruttura locale alla http://www.sqlconference.it il 19, 20, 21 Aprile a Fiera Milano. Nell’area Expo ad ingresso gratuito i partner presenteranno soluzioni innovative legate al “Cloud Computing”

Crescita lineare e inarrestabile del Cloud per IDC


image

Domani Martedì 22 Marzo 2011 a Milano all’hotel Melia ci sarà la conferenza di IDC Virtualization & Cloud Computing Conference 2011  i cui si presenteranno i modelli di virtualizzazione 1, 2 e 3 dove il terzo livello per IDC si riferisce al Cloud. Arrivare a questo livello significa “…ripensare l’organizzazione, e procedure e ai processi, e offrirà anche grandi opportunità per ottenere cospicue riduzioni dei costi e per migliorare efficienza e flessibilità….” e oggi in fase di investimento si pensano ai modelli di ROI.

Tutto vero e molto interessante, ma oggi tutti gli analisti riempiono le platee raccontando tecnologie “Cloud” che hanno impatti benefici sulle organizzazioni, esattamente come in passato lo avrebbero avuto altre tecnologie innovative, ma il problema non è mai stato la tecnologia, che evolve come sempre, ma l’organizzazione che non evolve e non si rinnova perché fatta di uomini con interessi umani che nessuna tecnologia riesce a modificare.

Un esempio su tutti è stata la diffusione degli ERP e in particola di SAP. Quante sono le aziende che oggi dichiarano di avere aumentato la loro produttività utilizzando sistemi complessi ulteriormente personalizzati con investimenti spropositati come il SAP? Credo nessuna società abbia realizzato un ROI positivo in produttività con un sistema così poco flessibile. Non era forse meglio semplificare i processi e l’organizzazione e utilizzare sistemi più flessibili e meno costosi basato sul workflow dinamico creato dalle persone e sulla loro collaborazione dinamica.

Invece di semplificare i processi e standardizzare quelli non core lasciando solo pochi processi non standard che differenziano il proprio business da altri simili e magari creare opportunità organizzative flessibili come telelavoro, orari flessibili, persone valorizzate da aggiornamenti professionali, gruppi piccoli e luoghi di lavoro aperti basati sulla collaborazione tra le persone, si discute di Cloud.

Già oggi i sistemi collaborativi permetterebbero di accedere a tutti i servizi aziendali ovunque in mobilità senza essere collegati in VPN e chattare e magari telefonare da casa attraverso il centralino aziendale, ma quante sono le aziende che li utilizzano? Perché non lo fanno? Perché le organizzazioni non sono in grado di gestire il personale remoto, perché devono avere degli uffici dove i capi vedono le proprie persone lavorare, perché devono avere orari e straordinari e persone che li rispettano salvo poi rilassarsi in ufficio perché senza chiari obiettivi e motivazioni.

Sarebbe bello che ci fosse la stessa enfasi che oggi vediamo sulla tecnologia, portata sugli impatti reali di questa tecnologia, soprattutto del Public Cloud sulle organizzazioni di persone e sul lavoro di ogni giorno che aiuti a ripensare gli spazi ed i luoghi ed a virtualizzarli veramente come siamo stati bravi a virtualizzare i data center, così magari le persone riuscirebbero a lavorare e contemporaneamente vivere una vita fuori dal lavoro raggiungendo comunque i proprii obiettivi professionali.

L’Italia è per Microsoft un laboratorio straordinario per il Cloud ma…


Questa settimana in Italia c’è Kevin Turner COO di Microsoft e ieri sul Sole 24 stampa si legge nuova notizia sulle potenzialità del Cloud Computing in Italia (qui l’articolo online), contemporaneamente ieri mattina stavo discutendo  di tutte queste opportunità con il responsabile di una società di servizi di assistenza dedicati alle piccole e micro aziende e si rifletteva sul fatto che molti dei suoi clienti hanno problemi di banda o addirittura sono praticamente isolati perché non arriva l’ADSL.

Un paese delle intenzioni e delle potenzialità che si scontra con i fatti, al di la delle dichiarazioni di intenti, che ultimamente sono riportate dai media, come le notizie sulla 100Mbps nelle grandi città, qui sotto vediamo come siano ancora pochi i capoluoghi di regione coperti da ADSL con velocità maggiori di 4 Mbps.

In realtà anche in questa analisi sono prese in considerazione solo le città principali. Se ci spostiamo nelle province la situazione è a macchia di leopardo e dipende dallo stato delle centraline Telecomitalia unico operatore che ha una diffusione veramente capillare. Fastweb sappiamo che copre solo le città e poco le provincie e altri operatori come Vodafone fanno riferimento alle reti Telecom e Fastweb.

Andando a vedere il primo rapporto sull’innovazione nell’Italia delle regioni presentato a Genova il 21 febbraio 2011, RIIR,  cito:

“…in Europa la Digital Agenda chiede ai Governi di impegnarsi per portare nei prossimi tre anni al 100% della popolazione l’accesso alla rete, e la banda ultra larga al 50% della popolazione con orizzonte 2020, come condizione primaria per realizzare quello sviluppo sostenibile…”

e questa è la situazione nelle regioni italiane

image

Al di là dell’analisi del grafico che trovate sul rapporto è impressionante il commento che riporto integralmente, confrontando gli obiettivi ambizioni dell’Europa con quelli miseri e da terzo mondo ma purtroppo molto realistici dei politici del nostro paese.

“…portare la larga banda ad almeno 20 Mbps al 40% delle popolazione che attualmente deve accontentarsi di una banda inferiore, in prospettiva non sufficiente rispetto all’evoluzione dei servizi offerti. Nel corso del 2009 il piano governativo per la banda larga a 20 Mbps ha avuto alterne vicende e non è decollato….”

la frase si commenta da se.

Ma queste sono dichiarazioni di intenti che lasciano il tempo che trovano; la realtà è che le cablature Telecom sono obsolete, infatti da più parti mi raccontano di situazioni di usura rattoppi, mancanza di manutenzione anche in zone periferiche vicino alla grandi città industriali del Nord, figuriamoci dove non ci sono forti interessi economici  come nelle isole ed in generale al sud.

Io non sono  pessimista per natura, ma indubbiamente lo sviluppo del Cloud Computing in Italia va di pari passo con l’accessibilità ai servizi di Banda Larga e quindi con il rinnovamento dell’infrastruttura di rete fisica di Telecomitalia. Su questo tema racconto ancora un aneddoto che mi è stato riportato: due anni fa al TOSM di Torino Telecomitalia ha presentato Impresa Semplice e le soluzioni Cloud. Quando una persona del pubblico ha evidenziato ad uno dei referenti il problema delle cablature obsolete e della mancanza di connettività in molte zone periferiche, la risposta è stata: “…questo non è di nostra competenza…” inteso come gestori dell’offerta Impresa Semplice,…no comment.

Cosa resta da fare per le aziende che vogliono utilizzare l’offerta Cloud Computing perché per loro ha molti vantaggi ? Prima di avventurarsi su questo terreno strategico è bene che facciano un bel Check up di connettività delle location da cui dovrà fare accesso ai servizi e investano per ricevere adeguato servizio di banda. Le soluzioni ci sono, da quelle meno costose a quelle più costose, e  bisogna inserirle nel business case dell’adozione del Cloud, e considerare bene il tema della capacità di banda evitando di dare per scontata la sua presenza e affidabilità. Lo stesso vale se si hanno location estere in paesi emergenti (anche se molti hanno infrastrutture migliori dell’Italia), verificare sempre l’accesso e la banda disponibile, considerando che è l’elemento fondamentalmente critico di tutti i sistemi di Cloud Computing, e, mentre la sicurezza dei dati è ampiamente dibattuta e in parte risolta, di questo se ne parla troppo poco tra gli operatori ICT. E’ necessario cambiare l’approccio al tema “banda” se si vogliono utilizzare le opportunità del Cloud Computing: da voce di costo ad investimento; investire in banda per le aziende oggi è come inverstire nelle infrastrutture di base come magazzini, macchine produttive, accessibilità fisica con strade e autostrade etc…quindi a maggior ragione se si basa il proprio sistema informativo su servizi remoti, l’accessibilità ai servizi deve essere l’investimento primario. Ecco perchè, ad esempio, Vodafone, che offre i servizi di Collaboration nel Cloud di Microsoft collegati alla propria Rete Unica, per i clienti che li adottano richiede l’upgrade ad HDSL obbligatorio, onde evitare percezioni sbagliate di inefficienza dell’intero sistema per mancanza di connettività adeguata.