Il lavoro c’è se cambiano le competenze


Nel mondo Linkedin ha estrapolato i dati sull’occupazione per rivelare che in percentuale la crescita ha premiato soprattutto l’industria delle energie rinnovabili, in aumento del 49,2%, Internet del 24,6%, l’online publishing del 24,3% e l’e-learning del 15,9%. Dall’altra parte del grafico, preceduti dal segno negativo, ci sono i quotidiani (-28,4%), seguiti dal retail che cala del 15,5%, i materiali da costruzioni che scendono del 14,2% e l’automotive sotto del 12,8%. Management consulting, medical device, computer games hanno linee di crescita che puntano con decisione verso l’alto.

Interessante anche questo articolo del Sole 24 Ore che cita da una ricerca di IDC (scaricabile) 80.000 posti di lavoro in Italia e 13,8 Milioni nel mondo grazie al Cloud Computing entro il 2015. In quanto a distribuzione invece le PMI superano le grandi aziende questa volta.

In effetti il Cloud Computing è solo una delle aree dove le competenze si focalizzeranno nel futuro, ma tutto il mondo digitale sta portando ad una riconversione di competenze importante e necessaria dopo ogni crisi.

Il problema è che queste crisi nessuno la voleva ma sono inevitabilmente collegate al modello di crescita che la nostra economia ci impone. E la nostra economia è nata da teorie graficoche sono intrinsecamente sbagliate perché “forzano” crescita continua basata sul consumismo, mentre altre teorie non prevalenti ma molto più “umane” considerano che le necessità importanti da soddisfare non sono solo la creazione di ricchezza e benessere economico ma anche gli aspetti interiori dell’uomo, quindi rispetto alle montagne russe in cui viviamo prediligono un modello economico sostenibile con i ritmi della natura.

Per approfondire il tema dei ritmi temporali è da leggere il libro “Le guerre del Tempo” di Jeremy Rifkin. Invece per capire meglio la dinamica di quello che sta succedendo anche nel mondo del lavoro bisognerebbe avere avuto la fortuna di leggere un articolo apparso 2 anni fa, un po’ prima della crisi su  www.usemlab.com che dava presagi funesti già nel 2007 e non ha mai sbagliato nelle previsioni macroeconomiche anche perché si basa su un modello molto più attuale, anche se nato ai primi del 1.900 dalla scuola austriaca, di quello Keynesiano post 1929 che viene ancora insegnato nelle università di economia.

Provo a descrivervi cosa sta succedendo sulle competenze come lo aveva descritto il sito con “l’esempio del sushi”.ludwig_von_mises_t_shirt-p235989116229068331zjmwv_400

“….immaginiamo di essere su un isola tropicale in cui 100 indigeni vivono in perfetto equilibrio economico da secoli, lavorando il numero giusto di ore la settimana e godendosi il paesaggio, la famiglia e le relazioni. Gli indigeni vivono con il ritmo della natura, mangiano tutti ad esempio 5 sushi al giorno e ognuno partecipa alla produzione del cibo, ognuno si procura nel tempo libero quello che serve per la casa dalle ricchezze naturali dell’isola. Quindi le competenze sono cos’ distribuite mediamente 25 persone pescano con barche con le vele auriche come ancora oggi capita i quei paesi, 25 fanno manutenzione delle barche e le sostituiscono per usura, 25 coltivano il riso, 25 tagliano il pesce e preparano il sushi. Tutti vivono in armonia finché fa naufragio sull’isola sperduta un economista, portando con se una barca a motore. Sopponiamo che la lingua non sia un problema, e l’economista parlando con le persone le convinca che esiste la possibilità di migliorare la loro vita e la quantità di cibo utilizzando la barca a motore invece delle vele. Insegna a produrre benzina con etanolo e cominciando ad usare la barca a motore i pescatori sono più efficienti, aumenta la disponibilità di pesce così aumenta anche quella del riso e quelli che producono il sushi ne producono di più. Quelli che facevano manutenzione alle barche imparano a gestire e riparare per piccoli guasti il motore e produrre benzina da etanolo. Tutti ora sono più ricchi, mangiano 6 sushi al giorno poi 7 sushi al giorno e hanno sempre meno tempo da dedicare a se stessi ed ai propri effetti. L’economista poi senza fare niente riceve anch’esso 7 sushi al giorno per l’idea. Tutto va bene e la crescita di produzione è continua…finché dopo un po’  di anni nessuno sa più come si costruiscono e si riparano le vele , mentre il motore è tenuto bene perché è un valore importante per la comunità. Un bel giorno il motore si rompe irreparabilmente e mancando i ricambi….non si può più pescare, nessuno sa più costruire le vele, ripararle o navigare a vela. Da 7 sushi al giorno si passa rapidamente al razionamento del cibo, procurato con le poche barche ancora funzionanti e da poche persone anziane in grado di usarle…è la crisi, ci vuole un po’ di tempo in cui tutti mangiano meno di 4 sushi al giorno per trasferire le competenze e riequilibrarle in modo che si ritorni dalla pesca a motore a quella a vela ed il processo porta dopo anni la situazione alla stabilità precedente….”  Ovviamente potete immaginare che fine hanno fatto fare all’economista.

La morale della storia è questa: gli economisti, i governi, le banche dell’era industriale hanno per anni incitato alla crescita continua ed oggi stiamo pagando i conti, per avere modificato competenze stili di vita con il consumismo dei beni che allontana l’uomo dai ritmi della natura. La crescita continua non esiste, non sta scritto che il PIL e la ricchezza devono sempre crescere, sarebbe molto meglio la stabilità ma la ricchezza distribuita.

libroNon è una teoria che parte dal comunismo anzi è esattamente l’opposto, è la teoria del capitalismo liberista non governato da governi e banche centrali con la stampa della moneta e la gestione dei tassi di interesse….trovate tutto su www.usemlab.com

Quello che interessa qui è il concetto di cambio di competenze. Sia nel caso di evoluzione tecnologica che di regressione eventuale. Più velocemente si trasmettono le competenze, si creano nuovi mestieri o si riprendono mestieri antichi più in fretta si reagisce alla crisi e si ristabilisce un equilibrio economico, sperando che oggi le persone abbiano compreso che la crescita “drogata” dalle banche con i tassi di interesse e dalla stampa della moneta per favorire i governi (in primis gli USA) ha solo creato disastri.

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