Presentazione ricerca della scuola di management sul Cloud: grande assente…..Microsoft


Ieri ho partecipato all’evento di presentazione dei risultati dell’osservatorio sul tema del Cloud Computing della Scuola di Management del Politecnico di Milano .

Aula piena, persone in piedi, credo oltre 600 persone  e altrettante o più collegate online. Realtà grandi e piccole come sostenitori e sponsor che parlano sul palco. I dettagli su www.osservatori.net.

Non voglio disquisire sui contenuti che ovviamente sono più o meno noti alle persone che come me lavorano nel settore ma sull’immagine che è emersa, e che è purtroppo in parte fuorviante. Partiamo dagli sponsor. I sostenitori e sponsor della ricerca di maggiore rilevanza sono: Google, IBM, Accenture, Cisco, che hanno una offerta importante legata al Cloud Computing in varie forme e da anni lavorano nel settore. Altri nuovi, almeno nella percezione dell’osservatore superficiale come Nolan Norton (conosciuta e stimata ma sicuramente non nota come focalizzazione sul Cloud), Colt, SoftJam, Altea, Italtel, Netapp, Seeweb, Compuware e BravoSolution.

La presentazione della ricerca la cui sintesi è presente sul sito degli osservatori mostra uno scenario in evoluzione con il 66% che comprende che il trend è rilevante anche se solo il 12% pensa che sia una rivoluzione che cambierà il mondo dell’ICT. Un altro trend importante è che il SaaS e  l’IaaS sono ormai utilizzati in 50% circa delle società studiate, mentre il PaaS ha ancora una diffusione marginale.

Nella presentazione dell’offerta dei vendor vengono presentati ampiamente gli sponsor mentre non sono mai neanche citati come vendor del settore le società che non hanno partecipato alla ricerca anche se il loro contributo al tema Cloud Computing  è rilevante, e quindi mancano riferimenti a Microsoft, VMware, Saleforce e Telecomitalia.

La domanda a cui non riesco a rispondere è: le aziende che hanno rifiutato di partecipare all’osservatorio lo hanno fatto perché non hanno ritenuto opportuno spendere soldi con il Politecnico di Milano? Oppure perché ritengono di essere ormai così noti come operatori del settore focalizzati sul Cloud Computing, da non avere bisogno di ulteriori vetrine?

In ogni caso io credo sia stata una svista non essere presenti soprattutto per Microsoft dal momento che ha lasciato ampio spazio a IBM e soprattutto Google di mostrare ancora una volta che il Public Cloud è “lui” mentre noi del settore conosciamo bene la superiorità dell’offerta Microsoft. Peccato che le 1.200 persone circa che hanno ascoltato l’evento non siano proprio “del settore” e l’immagine in questo casi ha la sua rilevanza.

I temi rilevanti comunque a parte Google e Seeweb sono quasi tutti legati al Private Cloud, cioè a come le grandi aziende si stanno attrezzando con progetti interni di delivery utilizzando tecnologie innovative, qui non emergono grandi rivoluzione se non l’obiettivo di razionalizzare, standardizzare le risorse e risparmiare ad esempio per Eni fino a 75 milioni all’anno. Tra l’altro il nuovo data center virtualizzato sarà su macchine WINTEL, mentre ci sono ancora aziende che pensano a server Unix o Linux come più efficienti e adatti a questo tipo di infrastruttura, segno che l’innovazione la fanno le persone e Castelli il CIO di Eni che ha partecipato a questo evento come speaker è sicuramente una persone di provata capacità.

Sempre Castelli ha toccato alcuni punti chiave della mancanza di innovazione e coraggio di cambiare dell’ICT in Italia che potrebbe portare ad una minore adozione delle tecnologie cloud e dei relativi vantaggi:

  • La mancanza di volontà e competenza necessarie ammodernare il parco applicativo “custom” stratificato, anche se ogni analisi rileva che la maggior parte delle applicazioni e personalizzazioni richieste, nei vari anni, dagli utenti sono poco utilizzate e sostituibili o non più usate da tempo ma ancora gestite. In Eni ad esempio sono state trovate almeno 700 applicazioni da dismettere ed il 75% delle funzionalità custom che suo tempo furono richieste nell’applicazione core per il business (ISOIL) non sono utilizzate.
  • La tendenza a snobbare la standardizzazione o acquistare Software Packages che vengono stravolti con personalizzazioni
  • L’incapacità ampiamente documentata dell’ICT di incidere sulle decisioni di Business

Per completezza di informazione altri testimonial sono stati Unicredit che presentato il proprio progetto di razionalizzazione dell’infrastruttura con tecnologie Grid e Cloud. e Fracarro, solito testimonial di Google. Fortunatamente è sono stati citati altri casi tra cui  l’Ospedale del Bambin Gesù su tecnologia Microsoft sempre evitando il nome del vendor, mentre per Fracarro è risultato evidente che la tecnologia usata è Google.

Parlando della  ricerca, in questo primo blog sull’argomento vorrei evidenziare alcuni aspetti che mi hanno colpito:

  • Interessante il riscontro tra benefici attesi e benefici realizzati con il SaaS da cui si evince che per le aziende di una certa dimensione sia nel caso di riduzione dei costi di adozione del servizio sia  dei costi di gestione interni l’aspettativa era superiore a quello che effettivamente è stato realizzato.
  • Per quanto riguarda le criticità attese verso quelle sostenute invece, sempre per i progetti SaaS, la percezione di scarsa sicurezza dei dati si è rivelata ampiamente fasulla così come l’immaturità dell’offerta rispetto a quanto ci si aspettava e la mancanza di strumenti per valutare i benefici oltre la mancanza di cultura aziendale. il campione delle aziende intervistate dal MIP sfata alcuni falsi miti.
  • Ci sono invece alcune criticità ben più concrete che emergono e vanno controllate accuratamente che sono secondo la ricerca, la definizione degli SLA del servizio, e per quanto riguarda i fornitori di commodity la scelta dello SLA migliore per il cliente, e la performance delle reti dati sia pubbliche che private, cose che ho sempre evidenziato nei miei blog.

Andando poi a mappare sulle caratteristiche organizzative, di processo e sulle competenze aziendali delle aziende che adottano il Cloud Computing emerge che:

  • Solo il 20 % delle aziende intervistate risultano Vendor Ready cioè hanno elementi per scegliere consapevolmente il fornitore di servizi cloud, concordare gli SLA, valutare i rischi etc…
  • Solo il 36% sono Technology Ready, sanno cioè valutare l’Enterprise Architecture nel complesso, hanno un adeguato Resource e Risk Management
  • Solo il 35% sono Business Ready: cioè hanno un adeguato Demand Management e Change management per i progetti Cloud.

Aspettiamo ancora qualche anno per la maturità intanto vedremo del business sull’ICT con adozione di servizi Cloud specifici direttamente con budget non ICT e continua riduzione di quelli ICT per coloro che non sanno gestire l’innovazione.

Il pomeriggio con le sessioni premium a pagamento a cui sono stato invitato come ospite è stato altrettanto interessante perché nelle due sessioni parallele sono stati approfonditi dagli esperti i temi dei Contratti con i fornitori di Public Cloud e degli SLA sia interni che verso i fornitori di Outsourcing. Considerando quanto emerso dalla ricerca i temi del pomeriggio sono quelli tra i più spinosi e devo dire che l’esperto legale che ha parlato dei contratti è stato molto esauriente ed ha finalmente chiarito e sfatato un altro falso mito che recentemente era apparso all’orizzonte: il fatto che per problemi di Privacy legato alle direttive del Garante i servizi Cloud erogati dall’estero fossero in qualche modo illegali in Italia. Per motivi tecnico legali che non vi spiego qui, questa affermazione è assolutamente falsa, mentre è molto più vero che i contratti dei fornitori di Cloud Computing oltreconfine hanno alcune clausole molto sfavorevoli ai clienti su cui dovranno lavorare se vogliono fare crescere il mercato.

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